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L’inquieto incanto del Realismo Magico

La mostra ha pienamente centrato l’obiettivo di restituire al movimento un proprio spazio di autonomia, tanto sul piano qualitativo quanto su quello più prettamente stilistico. Fino al 27 febbraio 2022, al Palazzo Reale di Milano.

8 minuti di lettura

Il 19 ottobre 2021 è stata inaugurata al Palazzo Reale di Milano la mostra Realismo magico. Uno stile italiano, che sarà possibile visitare fino al 27 febbraio 2022. L’esposizione, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, è a cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli e dedicata a Elena Marco, giornalista e collezionista che ha condiviso il progetto espositivo e lo ha sostenuto.

Rendendo omaggio al noto gallerista e critico d’arte milanese Emilio Bertonati (1934-1981), che per primo negli anni Sessanta promosse e fece conoscere in Italia questa corrente artistica, la mostra ne presenta in esclusiva l’intera collezione privata. Con l’intento di riportare in auge un’intera stagione artistica, quella tra le due guerre, che da tempo andava subendo una damnatio memoriae, si è finalmente raggiunto l’apice di un’ascesi complessa e graduale: più di ottanta capolavori italiani tornano, nelle sale di Palazzo Reale, a catturare l’attenzione del pubblico.

I caratteri del Realismo Magico

Recuperando la definizione di “Realismo Magico”, data dal celebre critico d’arte Franz Roh ad un movimento di portata transnazionale, il progetto intende offrire una ricostruzione filologica e storiografica dei risvolti che esso ebbe nel panorama artistico italiano tra il 1920 e il 1935. A distanza di più di trent’anni dall’ultima mostra milanese sul tema (a cura di Maurizio Fagiolo dell’Arco, 1986), si torna a riflettere sulla sua fase più prolifica e originale, in una visione d’insieme che lo considera anche in relazione alla Neue Sachlichkeit (“Nuova oggettività”) tedesca e monacense e ai caratteri del “Novecento” italiano di Margherita Sarfatti.

Il Realismo Magico ha rappresentato un passaggio cruciale nella storia della pittura italiana, collocandosi in quel particolare momento di instabilità, di inquietudine e di tensione, anche sociale, a cavallo tra le due guerre mondiali. Una proposta di “ritorno all’ordine”, dopo la parentesi futurista, che presenta una tendenza alla figurazione più classica, a tratti “arcaicamente quattrocentesca”, dove i soggetti vengono ritratti con nitida precisione nei dettagli e nei contorni. Questo ritorno ad una rappresentazione visiva del reale genera però, per riprendere le parole di Massimo Bontempelli, «un’atmosfera di magia» che fa sentire, «traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la vita nostra si proietta…».

Un nuovo modo di interpretare la realtà, dove realistiche sono le modalità esecutive, mentre “magico” è il prodotto di una ricerca nuova, protesa a varcare il limite imposto dal puro dato fenomenico, per svelare sottilmente quello stato di inquieta sospensione comune a un’intera generazione. Come precisa Roh, si tratta di rileggere il mondo attraverso il vaglio dell’animo, che lascia di sé una traccia appena percepibile a un occhio capace di astrarsi dalla pura figurazione.

Il percorso espositivo

L’esposizione si articola attorno al blocco portante della struttura cronologico-filologica, che viene arricchita in alcuni punti da interessanti focus tematici: dalla ritrattistica alla maternità e ai bambini, dal nudo femminile all’eros, dal paesaggio alla natura morta, fino all’allegoria.

Un originale e vario “ritorno all’ordine” ci accoglie a inizio percorso con le prime sperimentazioni metafisiche di Giorgio de Chirico e opere quali Le figlie di Loth di Carlo Carrà, che già rappresentano, con la loro enigmatica lontananza dalla rappresentazione tradizionale del soggetto, un primo approccio al Realismo Magico.


Carlo Carrà, Le figlie di Loth, 1919, Olio su tela, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung, © Carlo Carrà by SIAE 2021

Su questo concetto si innesta un generale recupero dei valori plastici dell’arte del passato, da Giotto a Masaccio a Piero della Francesca, fino all’approdo, passando per l’esperienza delle avanguardie, al formulario specifico di un nuovo movimento, realistico e magico, nei dipinti di Antonio Donghi, Ubaldo Oppi, Achille Funi, Cagnaccio di San Pietro e Mario ed Edita Broglio.

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Collocato circa a metà percorso e in posizione di rilievo, il capolavoro Dopo l’orgia di Cagnaccio di San Pietro si fa interprete di una pittura scarnificata, che prende le distanze dalla pittura di regime, diventata dominante a partire dagli anni Trenta. Sottile e ambiguo il modo in cui l’opera si propone come fustigatrice della deriva morale del fascismo, infrangendo l’immagine della donna come “angelo del focolare domestico” e scegliendo di ritrarre piuttosto una scena in cui la carnalità e gli eccessi la fanno da padroni.

Il reale viene raccontato in modo sottilmente ambiguo, talvolta velato da un senso di malinconia e solitudine, anche dalla ritrattistica, dove le figure sembrano essere rappresentate alla stregua di oggetti, raggelati entro forme che fanno di loro un tutt’uno con il contesto. È il caso, questo, di opere quali l’Allieva e l’Architetto di Mario Sironi, per la prima volta affiancate e messe a confronto, o ancora, della coppia Cynthia e Raja di Felice Casorati.

mostra realismo magico palazzo reale milano

Cagnaccio di San Pietro, Dopo l’orgia, 1928, olio su tela, Collezione privata, (Foto Mondadori Portfolio/Electa/Luca Carrà)

Antonio Donghi, Donna al caffè, 1931, olio su tela, Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, (Archivio fotografico Fondazione Musei Civici, Venezia), © Antonio Donghi by SIAE 2021
mostra realismo magico palazzo reale milano

Felice Casorati, Cynthia, 1925, olio su tavola, Collezione privata © Felice Casorati by SIAE 2021.

La mostra sul Realismo Magico ha centrato l’obiettivo

Una parabola, quella del Realismo Magico, che si esaurisce rapidamente, non senza lasciare di sé traccia nella cultura italiana ed europea di allora e non senza poterla imprimere anche nell’animo di chi la conosce oggi. Dopo anni di studi e di mostre monografiche su singoli artisti protagonisti, si è pronti per la mostra a Palazzo Reale riporta il Realismo Magico all’attenzione del pubblico, forse ora davvero in grado di accoglierlo e comprenderlo.

Pienamente centrato è l’obiettivo di restituire al movimento un proprio spazio di autonomia, tanto sul piano qualitativo quanto su quello più prettamente stilistico, rispetto alle coeve esperienze artistiche italiane, e al tempo stesso di riconoscerne il profilo internazionale, sintomo di uno stato d’animo comune.

Austero e apparentemente distaccato il clima che si respira girando per le sale di Palazzo Reale, difficile l’interazione con l’opera, che lascia nello spettatore un senso di sospensione temporale, come se quella condizione di inquietudine, di cui le opere sono specchio, potesse essere estesa anche alla contemporaneità.

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Teresa Bonandi

Sono una studentessa di Lettere Moderne all’Università Cattolica di Milano, amo l’arte, la moda e gli aperitivi con gli amici. Estremamente ipercritica verso me stessa e determinata a portare a termine i miei progetti, sempre con un occhio di riguardo alle nuove tendenze, da vera fashion victim.

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