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La Sardegna attraverso gli occhi di Maria Lai

dalla newsletter n. 17 - Maggio 2022 di Frammenti Rivista

10 minuti di lettura

Sono molti gli artisti che nella propria produzione hanno mantenuto e sottolineato un rapporto, talvolta molto profondo, con la terra natia. Un caso particolare in questo senso, interessante oltre che vicino a noi cronologicamente, è senza dubbio quello dell’artista sarda Maria Lai.

La Sardegna, isola grande ma anche relativamente lontana dalla penisola italiana, dunque piuttosto isolata – perdonateci il gioco di parole – da contesti in maggiore contatto fra loro, inevitabilmente più omologati, ha mantenuto anche negli anni più recenti una forte caratterizzazione e un ancestrale attaccamento alle tradizioni, alle credenze e agli usi popolari. Tutto ciò si ritrova con forza nel lavoro di Maria Lai, nata nel 1919 e cresciuta tra Ulassai e Gairo, che nonostante i periodi al di fuori dell’isola, ad esempio per studiare ed esporre presso musei e gallerie di Roma e Venezia, non abbandonò mai la propria poetica isolana.

Maria Lai e il legame profondo con la Sardegna

Nonostante il periodo florido per l’arte in Italia, con la nascita e lo sviluppo di correnti e movimenti come l’Arte povera e l’Informale, e il rapporto, talvolta molto stretto, che l’artista instaurò con alcuni dei principali protagonisti del panorama artistico italiano, è impossibile incasellare Maria Lai in uno stile o, men che meno, in una corrente. Rimase unica, originale, certamente grazie al profondo attaccamento alla Sardegna e agli aspetti più intrinseci della sua terra. Una terra difficile, arcaica in alcuni aspetti, legata a lavori manuali, anche di fatica, a credenze radicate nei suoi abitanti. Maria Lai riprese tutti questi lati, qualche volta sconosciuti o ignorati dai più al di fuori dell’isola, ma che rappresentano per essa la vera anima.

Caratteristica del suo lavoro è la serie dei Telai, che portò avanti per tutti gli anni Settanta e grazie alla quale esplorò ed approfondì

Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, laureata in Studi Storico-artistici presso l’Università La Sapienza, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Storia dell’arte. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

Rebecca Sivieri

Classe 1999. Nata e cresciuta nella mia amata Cremona, partita poi alla volta di Venezia per la laurea triennale in Arti Visive e Multimediali. Dato che soffro il mal di mare, per la Magistrale in Arte ho optato per Trento. Scrivere non è forse il mio mestiere, ma mi piace parlare agli altri di ciò che amo.

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