Scene russe

«Scene russe»: viaggio nella Russia fiabesca di Kandinskij

Kandinskij: arte astratta

Se si dovesse fare un brainstorming e associare parole al nome “Kandinskij”, probabilmente la maggior parte di queste riguarderebbero l’Astrattismo.

In effetti, Vasilij Vasil’evič Kandinskij (1866-1944) è tra i maggiori esponenti di questa corrente, fondata sull’assoluta libertà di mezzi necessaria all’arte e ispirata alla musica, capace di regalare emozioni pur essendo libera dall’imitazione della realtà.

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Scene russe

Non tutti sanno, però, che prima del 1910, anno in cui realizza il suo Primo acquerello astratto, l’artista russo ha dato alla luce diverse opere ispirate al folklore del suo Paese e lontanissime dallo stile che tutti riconoscono come suo.

Scene russe
V.V Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910. Acquerello, 496×648 cm.
Parigi, Centre Georges Pompidou.

Stiamo parlando della serie delle Scene russe, realizzate nel primo decennio del XX secolo, prevalentemente tra il 1904 e il 1906.

Per la maggior parte di queste opere, Kandinskij sceglie la pittura a tempera, molto in voga tra gli artisti rinascimentali e tornata in auge tra gli avanguardisti adepti dello Jugendstil e dell’Art Nouveau. Questa tecnica caratterizza le prime opere dell’artista, che successivamente mostrerà di preferire l’acquerello e l’olio.

Ciò che colpisce delle Scene russe è la loro atmosfera fiabesca. Infatti, benché chiaramente ispirate alle icone della tradizione ortodossa, non trasmettono la stessa rigidezza che contraddistingue l’arte sacra, e immergono l’osservatore in un mondo fatato e onirico, che poco ha a che vedere con quella che doveva essere la vera Russia medievale.

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Si ritrovano coppie innamorate, spose in attesa del proprio amato, barche che sembrano approdate da porti esotici.

Un sogno dai mille colori

Particolarmente bella, tra le Scene russe, è La vita variopinta (1907), considerata da molti studiosi l’apogeo di questo periodo della carriera artistica di Kandinskij.

Scene russe

V.V. Kandinskij, La vita variopinta, 1907. Tempera su tela, 130×162,5 cm.
Monaco, Städtische Galerie im Lenbachhaus.

Come le altre Scene russe, anche questa è proiettata in una dimensione atemporale, al punto che risulta impossibile stabilire in che epoca storica si svolge la scena dipinta. Questo, in ogni caso, non è palesemente mai stato tra gli obiettivi dell’artista.

Semplicemente, tutti i personaggi rappresentati sono da considerarsi i simboli di eterni comportamenti umani. Impossibile non pensare al Simbolismo letterario, imperante nell’Europa occidentale della fine del XIX secolo e arrivato nella lontana Russia nei primi anni del XX, e all’«eterno ritorno dell’uguale» tanto caro a molti intellettuali dell’epoca, come il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e il letterato spagnolo Azorín.

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Il perno di un’intera arte

È interessante anche notare che diversi degli elementi presenti in questo quadro, come il fiume, le nuvole, la città arroccata sulla montagna, ritorneranno anche in opere successive, sebbene col tempo si facciano sempre più stilizzati, fino a diventare del tutto astratti.

Scene russe
V.V. Kandinskij, San Giorgio, 1914. Olio su cartoncino, 61×91 cm.  
Mosca, Galleria Tret’jakov.

La riprova del fatto che il periodo delle Scene russe, ingiustamente ignorato da molti, è stato in realtà un momento fondamentale nella vita artistica di Kandinskij, senza il quale forse non sarebbero nate molte opere successive.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.