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Solo con la Cultura si sconfigge il fondamentalismo

4 minuti di lettura
L’attentato dello scorso 7 gennaio a Parigi è stato qualcosa di drammatico: non è stato un “semplice” attentato terroristico – cosa di per sé già orribile -, ma è stato un attentato ad uno dei principi cardine del vivere democratico.
Infatti ad essere stata messa sotto attacco la mattina del 7 gennaio non è solo la sede di un giornale satirico: è la libertà di espressione. Del resto la cosa non deve stupire, se si pensa quanto i fondamentalisti abbiano a cuore il rispetto per il pensiero altrui.
Parlando di rispetto, si può facilmente pensare che i primi ad aver mancato di rispetto siano stati i giornalisti di Charlie Hebdo, ridicolizzando con le loro vignette l’Islam. Ma, in primo luogo, come è stato ridicolizzato l’Islam, sono stati ridicolizzati pure il Cristianesimo, l’Ebraismo e chi più ne ha più ne metta, ed è stato fatto con le armi legittime della critica satirica. Rispondere alla satira con il sangue non è una mancanza di rispetto dello stesso tipo: oltre ad essere una mancanza di rispetto nei confronti della vita umana, è anche un rispondere con le armi, quelle vere, a delle parole – o a delle immagini, come in questo caso. Sono due cose radicalmente diverse e, come se ci fosse bisogno di dirlo, così facendo non si fa altro che porsi nel torto. Non nel semplice torto: nel torto più marcio che esista, un torto che merita la condanna unanime non solo del mondo occidentale, ma anche della comunità musulmana.
In questi casi bisogna fare molta attenzione. Come sempre, si corre il rischio di confondere le brave persone islamiche con i fondamentalisti. E, ricordiamolo, i fondamentalisti non sono solo musulmani: anche la tradizione cristiana non ha mai scherzato in merito e ha sparso altrettanto sangue, se non di più, nel corso dei secoli. Dire che anche noi siamo – o, almeno, siamo stati – così, non significa giustificare in alcun modo azioni simili. Significa distinguere: come non tutti i cristiani sono uguali, così non tutti i musulmani sono uguali; come non tutti i cristiani sono fondamentalisti, così non tutti gli islamici lo sono.

In gioco qui c’è una parola sola: tolleranza. La tolleranza è una pratica che va esercitata e questo esercizio deve cominciare nel luogo primo di trasmissione del sapere: la scuola. Insegnare la tolleranza significa insegnare la diversità (non solo religiosa: è sotto l’occhio di tutti quanto sia necessaria una educazione alla tolleranza, ad esempio, di sesso). Così l’unico modo per sconfiggere la mancanza di tolleranza – dunque i fondamentalismi di ogni sorta, di ieri, di oggi come di domani – è il sapere, la cultura, togliere cioè il sostrato di intolleranza di cui si nutrono i terroristi. Nient’altro.

La libertà d’espressione e la libertà di critica sono principi fondamentali dell’uomo, che stanno alla base del vivere democratico. Sono principi di tutti e bisogna aver cura di queste libertà, coltivarle nell’individuo come nella società. A chi pretende di sopprimere la diversità di pensiero, non si può quindi che replicare con la cultura: la sola in grado di insegnare il rispetto per l’alterità.

 

articolo originariamente pubblicato qui

Michele Castelnovo

Classe 1992. Nato e cresciuto tra Lecco e provincia. Toglietemi tutto ma non le mie montagne e il mio lago. Laureato in Filosofia. Giornalista pubblicista. Direttore di Frammenti Rivista. Mi prendo terribilmente poco sul serio.

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