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Filippo di Sambuy, Incoronazione interno, Filippo di Sambuy, Incoronazione loggia, Photo Credits: foto_maXZarri@016

“Stupor Mundi”: intervista
a Filippo Di Sambuy in occasione
della sua mostra a Palermo

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12 minuti di lettura

Stupor Mundi è l’appellativo con il quale era conosciuto il grande Federico II. Anche l’artista trova di volta in volta il proprio personalissimo e al tempo stesso universale stupor: quella luce, quella fiamma che illumina la porzione di realtà che egli si sente chiamato a indagare.

Filippo di Sambuy, come artista, ha scelto da tempo cosa indagare: l’uomo. La sua ricerca procede attraverso il ritratto oppure attraverso la riflessione sui grandi eroi della storia e della cultura di ogni tempo o, ancora, sui simboli o sulla forza archetipica di certe raffigurazioni araldiche. L’artista, inoltre, sembra aver fatto una scelta precisa riguardo al mezzo o, meglio, al “metodo” con cui condurre la propria indagine. Questo metodo è il disegno. La forza grafica dell’artista è ravvisabile anche nelle sue opere non grafiche, tanto nei dipinti quanto nelle installazioni o nelle raffinate realizzazioni in ghiaia. Qualunque mezzo usi quello di Di Sambuy è sempre un disegnare, un’indagare inesausto in punta di matita, tanto sulla realtà quanto sulla Storia, teso ad affondare senza pietà nell’essenza del tempo come una lama affilatissima penetra nella carne rivelandone l’aspetto prima occultato dall’integrità delle membra.

Lo scorso venerdì 15 aprile, all’interno della sala gialla del Palazzo Reale di Palermo, alla presenza dell’on. Giovanni Ardizzone, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, di Carlo Vermiglio, assessore regionale ai Beni Culturali e dell’Identità siciliana, di Gaetano Pennino, dirigente generale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo, Francesco Forgione, direttore generale della Fondazione Federico II, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del Museo RISO, è stato presentato il progetto ideato da Filippo di Sambuy, con la collaborazione di Aldo Taranto e di Giovanna Dalla Chiesa, curatrice della mostra.

Filippo di Sambuy, Palazzo dei Normanni, Photo Credits foto_maXZarri@016
Filippo di Sambuy, Palazzo dei Normanni, Photo Credits foto_maXZarri@016

Il progetto è ispirato ai simboli fondamentali legati alla figura di Federico II, quale fautore di un’integrazione “miracolosa” tra culture diversissime quali quelle greca, latina, araba, ebraica. Dopo l’interessante disquisizione dei relatori del convegno, abbiamo avuto il piacere di conoscere direttamente il maestro Filippo Di Sambuy e sua moglie Patrizia all’opening della mostra che si è svolto nel pomeriggio di venerdì, nella splendida cornice della Cappella dell’Incoronazione, vicinissimo alla Cattedrale di Palermo. Lì ci siamo dati appuntamento per l’indomani mattina presso la Galleria Agorà, dove erano in corso i preparativi per l’inaugurazione di un’ulteriore mostra dello stesso autore, e abbiamo potuto dedicarci all’intervista.

Maestro, ci parli dei suoi inizi e dei primi anni della sua formazione di artista.

Tutto è iniziato quando ho finito il mio servizio militare. Ero in dubbio su cosa fare del mio futuro, avevo iniziato a disegnare, poi mi sono recato a Ginevra e lì ho seguito un corso di Storia dell’Arte all’Università. Ho iniziato a lavorare in una galleria di arte contemporanea come aiuto gallerista; da lì sono entrato in contatto con gli artisti che ruotavano attorno alla galleria e poi ho cominciato a fare le mie prime mostre. Il contatto con gli altri artisti è stato di fondamentale importanza per me.

Ha parlato di Ginevra. Leggendo il suo profilo biografico è facile notare come il suo percorso si sia svolto in città diversissime tra loro, da Torino a Roma alla stessa Ginevra. Qual è stata l’influenza che queste città hanno esercitato sulla sua arte?

Ho trascorso sette anni a Ginevra ed è in questa città che mi sono formato artisticamente. Dopo un’esperienza di circa un anno a Parigi avevo voglia di tornare in Italia e così nel 1984 sono tornato Torino. Ho vissuto per circa quattro anni in Piemonte, ho lavorato e ho fatto delle mostre. Poi è stata la volta di Roma. Ho cominciato a collaborare con gallerie della Capitale, in particolare con Pio Monti, ma forse la città che più mi ha influenzato sotto il profilo artistico è stata Torino, grazie alla presenza dei protagonisti dell’arte povera come Mario Merz al quale sono stato molto vicino o, ancora, Pierpaolo Calzolari e Gilberto Zorio, i quali hanno esercitato una profonda influenza su di me. All’epoca il loro movimento era all’apice. C’era molto fermento in città e a Torino gli intellettuali erano ben connessi tra di loro, c’era un gruppo di artisti molto coeso e noi giovani cercavamo di inserirci, ascoltare e imparare. Un’altra città che ha giocato un ruolo rilevante nella mia vita è certamente Roma, la città in cui sono nato. Con essa ho intrattenuto da sempre un rapporto molto intenso; ci ho lavorato per anni, lì ho avuto lo studio e il soggiorno romano ha costituito per anche un’importante esperienza formativa. Lì sono stato in contatto con artisti della mia generazione come Domenico Bianchi, Giuseppe Gallo, Marco Del Re che erano agli inizi proprio come me.

Filippo di Sambuy, Incoronazione loggia, Photo Credits: foto_maXZarri@016
Filippo di Sambuy, Incoronazione loggia, Photo Credits: foto_maXZarri@016

Che ruolo gioca la tipologia del materiale nel suo lavoro d’artista in riferimento, ad esempio, alle piccole pietre che impiega nelle installazioni o all’uso sempre diverso dei supporti?

Di base sono stato sempre un disegnatore, mi considero il più grande disegnatore italiano [ride n.d.A.], mentre la pittura è un punto di arrivo successivo raggiunto attraverso vari studi e prove. Per me il disegno è un mezzo d’espressione completo che ti dà la possibilità di lavorare in maniera continuativa, io, ad esempio, disegno sempre, instancabilmente. Per quanto riguarda, invece, l’uso delle pietre nelle installazioni questo espediente risponde alla volontà di far espandere l’opera da una dimensione bidimensionale a una tridimensionale, di farla vivere nelle realtà e, soprattutto, di farla dialogare con l’architettura, un campo che amo moltissimo.

Cosa l’attrae maggiormente della figura di Federico II al quale è, in qualche modo, dedicato il progetto che ha pensato per Palermo?

Di Federico mi impressionò moltissimo Castel del Monte in Puglia e la visione esoterica che ha impresso alle sue architetture, oltre all’innata capacità di unire culture differenti e distanti tra loro.

Che ruolo ha, secondo lei, la pittura nel sistema contemporaneo dei linguaggi?

La pittura è e rimane, con la scultura e l’architettura, uno dei linguaggi predominanti e più rappresentativi nell’arte. Ma è innegabile che le tecnologie abbiano messo a disposizione altri mezzi che bisogna utilizzare e che sono veri e propri linguaggi del futuro. L’unica differenza rispetto al passato è che oggi possiamo esprimerci non solo con la pittura ma anche col video, con l’installazione o con altri mezzi, ma senza per questo dover considerare la pittura come sorpassata o in qualche modo superata; anzi io vedo l’esistenza degli altri mezzi come un’opportunità di espressione in più per noi pittori.

L’anno scorso è stato in mostra al Vittoriale degli Italiani con dodici ritratti di personaggi contemporanei da lei immortalati come “dannunziani”. In quale forma è possibile declinare oggi il Dannunzianesimo?

Per me il Dannunzianesimo è un modo di affrontare e condurre la propria vita. Io ho scelto di raffigurare quei dodici personaggi soprattutto in base alle loro vicende biografiche o al loro particolare modo di aderire alla vita. Ma il “vivere dannunzianamente” non è qualcosa che si può determinare e definire a tavolino, bensì qualcosa che nasce spontaneamente dall’arte, dalla propria attività o attitudine creativa; questa poi finisce per influire inevitabilmente sugli altri aspetti della vita.

Qual è l’artista del passato che più ha ispirato la sua produzione?

Senza alcun dubbio, Diego Velazquez.

E tra i contemporanei, quale artista considera a lei più vicino?

Marco Del Re.

Cosa cercava e cosa ha trovato in Sicilia?

Relativamente al progetto Stupor Mundi mi sono trovato benissimo, non ho incontrato alcuna difficoltà organizzativa e, quindi, da un punto di vista professionale è stata un’ottima esperienza. Poi Palermo è una città entusiasmante, che ha le caratteristiche di una vera e propria Capitale della cultura. Non è una città votata solo al passato nonostante sia colma di storia, ma è anche rivolta verso il futuro e piena di giovani artisti interessanti e di talento.

Filippo di Sambuy, Incoronazione interno, Filippo di Sambuy, Incoronazione loggia, Photo Credits: foto_maXZarri@016
Filippo di Sambuy, Incoronazione interno, Photo Credits: foto_maXZarri@016

La mostra di Filippo di Sambuy sarà visitabile all’interno di Palazzo Reale, nel cortile Maqueda, nella Cappella dell’Incoronazione che rievoca i fasti dell’Imperatore all’interno della navata, nella Cripta e nella Loggia dell’Incoronazione, spazi out del Museo e a completamento del percorso, nella grande Vetrina esterna di Palazzo Belmonte Riso. Rimane aperta al pubblico dal 16 aprile al 15 giugno, visitabile da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00 a Palazzo Reale (Cortile Maqueda), e da martedì a domenica, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.30, nella Cappella dell’Incoronazione.

Photo Credits: foto_maXZarri@016

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Giuseppe Alletto

Giuseppe Alletto (Palermo, 13 Ottobre 1990), pittore, vive e opera a Bagheria, in provincia di Palermo. Dopo aver conseguito la maturità classica con il massimo dei voti, frequenta il corso di Storia dell’Arte presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo.
Ha tenuto le prime due mostre personali nel Dicembre 2008 e nel Maggio 2010 presso la sede della Biblioteca Comunale di Bagheria “Palazzo Aragona-Cutò”.
Nel Gennaio del 2013 ha tenuto una mostra personale presso il Polo Didattico dell’Università degli Studi di Palermo.
Nell’Ottobre del 2014 si è svolta una sua mostra personale dal titolo “VOCI dell’OLTRE”
presso la galleria “XXS apertoalcontemporaneo” di Palermo, a cura di Salvo Ferlito.

Ha partecipato a mostre collettive presso la galleria La Spadarina di Piacenza, Palacongressi di Agrigento, galleria “Il Trittico”di Roma, galleria Am Art di Bruxelles, Mondadori Multicenter di Palermo, galerie “Le Patio” di Cannes, Università degli Studi di Catania, Cappella “De Sleutelbrug" di Bruges, galleria Villa Casaurro di Bagheria, Kunstlerforum di Bonn, galleria “A Sud arte contemporanea” di Realmonte , galleria “Il Nuovo Cenacolo” di Palermo, Basilica SS. Apostoli di Roma, Museo Cerio di Capri, Palazzo Butera di Bagheria, Villa Malfitano-Whitaker di Palermo, Castello della contessa Adelaide in Val di Susa in occasione del Valsusa Film Festival, Museo MIIT di Torino, galleria Thuillier di Parigi, galleria Bobez di Palermo, Museo Civico “G.Sciortino” di Monreale, Bellange Gallery di Stoccolma, Castello Chiaramontano di Racalmuto, Galleria “Katané” di Catania, Palazzo Stella di Genova.

E’ presente sul numero di Marzo 2010 della rivista “ARTE Mondadori” e sul volume “Tra Forma e Figura” curato da Paolo Levi. Ha pubblicato le sue opere sulla rivista bimestrale “Effetto Arte” e sulla rivista “Arte Shop Magazine”. E' stato in copertina nel primo numero della nuova rivista "OverArt".
Sue opere fanno parte del corredo iconografico di volumi di poesia e saggistica di diversi autori.
Si sono interessati alla sua attività testate giornalistiche come “Il Giornale di Sicilia”, “Balarm”, “La Sicilia” e emittenti televisive come “Tele One” e “RAI 3 Sicilia”.

E’il vincitore dell’edizione del 2012 del premio Satura, per la sezione giovani.
E’ Socio Onorario dell’Accademia Internazionale Vesuviana di Napoli.
Una sua opera è entrata a far parte della collezione della Fondazione “Thule Cultura” di Palermo, che ospita opere di artisti quali Accardi, Caruso, Guccione, Munari, Provino.

Scrive articoli su Cultura, Arte e Cinema per riviste e blogs come “Il Settimanale di Bagheria” (Bagheria), “Cinema Sperimentale” (Palermo), “D’Ars” (Milano),
Espoarte (Savona), “Art / Texts / Pics” (Milano), “RivistaSegno” (Pescara), “ArtsLife” (Milano), “Juliet Art Magazine” (Trieste), “Il Fascino degli intellettuali” (Milano), “LoboDiLattice” (Milano).
Nel Dicembre 2013 è stato tra i relatori, con un intervento sul rapporto tra pittura e letteratura, nell’ambito della presentazione del nuovo saggio di Marco Scalabrino sugli autori siciliani contemporanei, svoltasi presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.
E' in copertina nel numero di settembre 2012 della rivista "Arte Shop Magazine" e all'interno si trova un articolo redatto dall'artista stesso su alcuni temi relativi all’arte contemporanea.
Un suo breve saggio sui martirii e le esecuzioni capitali nella storia dell’Arte è stato inserito nel volume di prossima pubblicazione sul culto dei Decollati a Palermo e sulla pena di morte, a cura di Rita Cedrini e Marilena Volpes.

Si sono interessati alla sua opera pittorica, tra i tanti: Paolo Levi, Fiorenzo Carella, Piero Longo, Giovanni Lo Castro, Lia Ciatto, Salvo Ferlito, Alessandro Madonia, Salvatore Maurici, Franca Alaimo, Rita Pengo, Pippo Oddo, Francesco Mineo, Lina Maria Ugolini, Maria Patrizia Allotta, Enzo Buttitta, Marco Scalabrino, Maria Antonietta La Barbera, Alfonso Leto, Gianmario Lucini, Elio Giunta, Tommaso Romano, Arrigo Musti, Vito Mauro, Rossella Cerniglia, Salvatore Di Marco, Giuseppe Fumìa, Tommaso Serra, Nicola Romano, Riccardo Melotti, Ester Monachino, Gaetano Lo Manto, Maria Teresa Prestigiacomo, Flora Buttitta, Elisa Bergamino, Dante Cerilli .

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