Tutti pazzi per «Il bacio» di Hayez

C’è chi entra a Brera solo per vederlo, chi rimane incantato dalla delicatezza dei suoi tessuti, chi si fa scattare una foto di spalle, in piena contemplazione, in solitudine o in compagnia. Picasso rimase talmente colpito dalla vividezza delle forme da avvicinarsi alla tela nel tentativo di toccare il panneggio di quella vaporosa gonna che definisce la curva su cui si avvitano i due giovani corpi. C’è, poi, chi in quel bacio appassionato e allo stesso tempo così pudico ci legge la storia d’amore di Romeo e Giulietta, e chi, invece, ci legge la propria, senza rinunciare a qualche malinconico sospiro.

In fin dei conti, Il bacio (1859) di Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882) è diventato un’icona pop, un simbolo tutto italiano dell’attuale tendenza che fa della cultura una vera e propria moda. Collocato su un’accattivante parete verde acquamarina, la sua celebrità è pari ormai a quella Gioconda del Museo del Louvre.

Cosa rende oggi il capolavoro del veneziano Francesco Hayez una delle opere più amate (e “instagrammate”) della nostra storia dell’arte?

Il bacio, attualmente conservato alla Pinacoteca di Brera di Milano, è considerato il manifesto poetico del Romanticismo italiano. L’opera, presentata inizialmente con il titolo Il Bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, riscosse un grande favore da parte del pubblico e dalla critica fin dalla sua prima esposizione a Brera, nella dimora di Alfonso Maria Visconti di Saliceto, il 9 settembre 1859, tre mesi dopo l’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III.

L’azione è incentrata sul contatto tra i due protagonisti, i cui volti sono seminascosti dal cappello del giovane e dal profilo del viso femminile. A destra, sullo sfondo, si proietta una minacciosa ombra, mentre il giovane innamorato sembra pronto alla fuga. La scena risulta sospesa in uno spazio atemporale: il loro bacio non è che uno sfiorarsi, un’enigmatica e assoluta tensione che Hayez qui scolpisce nell’eternità.

Oltre, al suo carattere romantico e intimistico, è doveroso considerare la valenza storica e politica che lo stesso pittore attribuisce alla sua opera. In Italia, con i moti rivoluzionari del 1848 si inizia infatti ad affermare un vivo sentimento nazionale, supportato dalla costituzione di associazioni segrete quali la Carboneria e la Giovine Italia. I colori del dipinto, l’azzurro, il bianco, il rosso, il verde, sono stati infatti interpretati anche come un’allusione ai tricolori francese e italiano, insieme uniti come nell’alleanza antiaustriaca stretta da Camillo Benso Conte di Cavour. La tela entra in seguito all’Accademia di Brera il 4 gennaio 1886 con obbligo di esposizione.

Esistono altre due versioni di questo dipinto: la seconda, realizzata nel 1861 per la famiglia Mylius, è ora parte di una collezione privata, mentre la terza, conservata oggi alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, risalente sempre al 1859, era stata donata alla sorella dell’amante dell’artista Carolina Zucchi.

Fonte di ispirazione per il cinema e l’arte contemporanea, Il bacio di Hayez parla ancora oggi ai suoi visitatori, è diventata ormai una tappa obbligata per chiunque visiti o sia anche solo di passaggio nella caotica e dinamica Milano del XXI secolo. La tela rappresenta infatti un momento di raccoglimento e di riflessione, una dolce immagine che rende l’artista veneziano uno dei più amati dal grande pubblico, forse perché, come scrive Camillo Boito nel 1891 ne L’ultimo dei pittorici romantici «Hayez voleva nell’arte, oltre alla scena storica, il sentimento e il vero».

 

Related Post

Condividi:

Valentina Cognini

Nata a Verona 22 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Dopo uno stage al Museo del Louvre e alla Pinacoteca di Brera, si è laureata in Conservazione dei beni culturali a Venezia. Ora è tornata a Parigi per specializzarsi in Museologia all'Ecole du Louvre, la cricca di storici dell'arte più ganzi che ci sia. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.