fbpx

L’Unione Europea fa un passo avanti sui diritti LGBTQUIA+

/
9 minuti di lettura

Dall’11 marzo 2021 il l’Unione Europea è stata dichiarata zona di libertà LGBTQUIA+. L’ha deciso il Parlamento Europeo a seguito di un voto che ha visto 492 voti a favore, 141 contrari e 46 astenuti. 

A votare a sfavore della liberalizzazione (e non è, ahinoi, una sorpresa) sono stati Paesi come la Polonia e l’Ungheria, dove la stretta sui diritti civili si è fatta strettissima. In Polonia e in Ungheria, ad esempio, le persone di altro orientamento sessuale non possono, ancora oggi, manifestare liberamente la propria sessualità, essendo ritenute perverse e con disturbi mentali devianti il comportamento e le relazioni con gli altri. 

Dissensi, pericolosi ideologismi e superamento

Tra chi ha dimostrato il proprio dissenso, purtroppo, anche europarlamentari italiane, ovvero le eurodeputate leghiste Annalisa Tardino, Simona Baldassarre e Isabella Tovaglieri. Esse hanno considerato questa presa di posizione da parte della maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea come strumentale nei confronti di Polonia e Ungheria, con l’obiettivo di far prevalere interessi politici sfruttando il tema dei diritti umani.

Al contrario, Isabella Adinolfi, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, in una dichiarazione ha sostenuto che:

L’amore è amore. Sembra assurdo doverlo ribadire nel XXI secolo ma purtroppo i diritti della comunità Lgbtq calpestati in Polonia e Ungheria, i continui casi di omofobia nel Sud Italia fino all’omicidio di un ragazzo gay qualche giorno fa ad Anversa sono campanelli di allarme che obbligano a prendere una posizione netta e forte. La risoluzione votata dal Parlamento europeo, che dichiara l’Unione europea zona di libertà Lgbtq, è un passo rivoluzionario nella difesa dei diritti di tutti. Oggi è una giornata storica perché la cultura del rispetto e della tolleranza vincono su quella del pregiudizio. Il futuro vince sul Medioevo. Attenzione, tuttavia, a considerare questo voto come il punto di arrivo di una sacrosanta battaglia per la libertà.

Andare oltre l’ideologia verso una cultura espansiva

Ma cerchiamo di andare oltre al fatto in sé e guardarlo da una prospettiva più ampia. 

europa libertà lgbt

Come è possibile che, ancora nel 2021, vi sia l’esigenza di ribadire che tutti gli esseri umani, di qualsiasi orientamento religioso, sessuale, politico, debbano godere degli stessi sacrosanti diritti? Come è possibile che il diritto inalienabile alla libertà dei singoli per la tutela della libertà di intere comunità debba essere messa a repentaglio da situazioni di pericolo in cui è la violenza a fare da padrona? Arrivare a credere, come è successo in aula, che il Parlamento Europeo e tutta l’Unione Europea strumentalizzi la questione dei diritti umani per imporsi con una posizione di potere su Polonia e Ungheria e rendere pubblico un pensiero del genere, costituisce già un pericolo. E non solo a livello ideologico, ma anche a livello linguistico. Perché sostenere che ci siano altri interessi dietro il desiderio da parte di nazioni che si sono da sempre proclamate civili e rispettose della libertà degli individui, significa – nell’ottica di chi scrive – non credere nel senso di unità che sta alla base dell’Unione Europea e trasmettere alle masse un messaggio sbagliato di arroganza e supremazie che, chiaramente, possono attuarsi in altri modi, lontani dai riflettori e senza che le masse stesse ne vengano a conoscenza. 

La vulnerabilità dell’essere umano come valore etico

Il problema è molto più grave e riguarda la dignità stessa delle persone, di quelle che da Judith Butler vengono considerate “Vite precarie”. Sostiene Butler:

Ma forse esiste un altro modo di vivere, senza arrivare alla morte affettiva o alla mimesi della violenza, un modo per sfuggire radicalmente al circolo vizioso della violenza. Si tratta della possibilità di aspirare ad un mondo nel quale la vulnerabilità fisica sia protetta senza essere tuttavia annientata, insistendo sulla linea che si trova a metà tra le due opzioni. (…) La vulnerabilità deve essere percepita e riconosciuta al fine di entrare nella dinamica di un incontro etico, e non c’è garanzia che questo avvenga. (…) In questo senso, dobbiamo dedurre che la vulnerabilità, se deve essere attribuita a ogni soggetto umano, dipende profondamente da preesistenti norme di riconoscimento. 

Il discorso di Butler, in questo frangente storico, nonostante siano passati diciassette anni dal suo saggio, si ripropone di forte attualità e di cogente urgenza. Butler sostiene che un mondo diverso, in cui tutte le persone possono liberamente esistere, è un mondo in cui la vulnerabilità dell’essere umano assurge a valore umano totalmente inviolabile, anzi da difendere. La vulnerabilità di cui parla Butler è la vulnerabilità a cui ogni essere umano è condannato fin dalla nascita. Insomma, già da quando ci si attacca al seno della propria madre per poter mangiare, si sta dimostrando la propria vulnerabilità, perché nessuno tra noi nasce in solitudine e ovviamente non può neanche crescere e svilupparsi come essere umano in solitudine. Abbiamo bisogno dell’altro, filosoficamente inteso, come altro da noi per poter progredire.

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Se ti piace quello che facciamo, puoi sostenerci iscrivendoti al FR Club o con una donazione.

Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!

La vulnerabilità come primo mattone della ricostruzione

La vulnerabilità è quella ferita che tutti, indistintamente portiamo dentro e che si ricolma con il riconoscimento dell’altro come altro da noi e con il riconoscimento dell’altro rispetto alla nostra soggettività e alla nostra esistenza. Se, invece, l’altro da noi usa la nostra vulnerabilità, il nostro bisogno di riconoscimento e di espressione della libertà, come arma contro di noi, la nostra libertà è compromessa per sempre. Da sempre contro le persone di altro orientamento sessuale rispetto a quello eteronormativo, si è usata a loro svantaggio la loro stessa vulnerabilità e il loro bisogno di riconoscimento, rendendo le loro esistenze “precarie”. 

L’ideologia eterosessuale e binaria, che impongono il maschile e femminile biologici come uniche possibilità di espressione e l’incontro relazionale e amoroso eterosessuale come l’unico possibile, rappresenta una delle ideologie più durature della storia. Tutto il linguaggio e tutti gli atteggiamenti volti alla conservazione di quell’ideologia hanno costretto persone di altro orientamento a doversi nascondere o a dover combattere per esprimere semplicemente la propria libertà. 

europa libertà lgbt

Scardinare parte di quell’ideologia, senza necessariamente doverne imporre un’altra, denota la possibilità di vivere in un mondo dove le libertà di tutti e di tutte vengono tutelate, nel rispetto e nell’apertura. E ci auguriamo che questo possa avvenire presto e che questa decisione dell’Unione Europea plachi un po’ di rabbia a apra la strada ad una nuova era.

 


Segui Frammenti Rivista anche su Facebook, Instagram e Spotify, e iscriviti alla nostra Newsletter

Sì, lo sappiamo. Te lo chiedono già tutti. Però è vero: anche se tu lo leggi gratis, fare un giornale online ha dei costi. Frammenti Rivista è edita da una piccola associazione culturale no profit, Il fascino degli intellettuali. Non abbiamo grandi editori alle spalle. Non abbiamo pubblicità. Per questo te lo chiediamo: se ti piace quello che facciamo, puoi iscriverti al FR Club o sostenerci con una donazione. Libera, a tua scelta. Anche solo 1 euro per noi è molto importante, per poter continuare a essere indipendenti, con la sola forza dei nostri lettori alle spalle.

Antonella D'Eri Viesti

Classe 1990, millennial. Dopo il dottorato in filosofia e teoria dei linguaggi e gender studies decide di dedicarsi solo alla sua passione, la scrittura.
Content writer e blogger per mestiere.
La verità sta negli interstizi, nei margini e sui lati oscuri.
Tanti fiori, Nutella e caffè.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.