Saranno stati i suoi alter-ego intergalattici a metà tra il nostro mondo e lo spazio. Sarà stata quella pupilla perennemente dilatata, rimasta per sempre così dopo una lite per una ragazza ai tempi della scuola. Sarà stata la sua figura longilinea, la sua ambiguità sessuale, il suo essere tante persone diverse all’interno di una vita sola. David Bowie è l’artista a tutto tondo. Così eclettico e camaleontico da sembrare una creatura di un altro spazio-tempo. Nel corso della sua carriera artistica David Bowie ha mutato personalità e generi musicali, divenendo un punto di riferimento praticamente per qualsiasi artista nel mondo della musica e non solo.
Secondo uno dei suoi biografi, Thomas Forget, considerato il suo «successo in così tanti stili musicali diversi, è quasi impossibile trovare un artista popolare oggi che non sia stato influenzato da David Bowie». Dal folk rock all’era del glam rock da lui dominata agli inizi degli anni Settanta, passando per l’hard rock, l’industrial rock, l’elettronica e il synth-pop, toccando generi anche come l’hip-hop e l’indie rock. David Bowie non spaziava soltanto tra stili differenti, ma attraverso ognuno di essi riusciva anche a dominare le classifiche e mantenere riconoscibile la sua firma. Alexis Petridis del The Guardian lo definì per questo il musicista «più influente dai tempi dei Beatles». Nonostante i dieci anni trascorsi dalla sua scomparsa, la musica di David Bowie continua a parlarci attraverso le voci e i suoni di innumerevoli artisti che hanno fatto proprie le peculiarità della sua musica.
La continua reinvenzione artistica, la fusione di generi e la centralità della performance sono tra gli elementi alla base della musica di David Bowie. «I’m the space invader / I’ll be a rock ‘n’ rollin’ bitch for you». Così cantava in una delle canzoni – Moonage Daydream – dell’album che lo ha portato alle luci della ribalta: The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. In questo album, poi divenuto vero e proprio progetto concettuale, David Bowie crea un prototipo alieno su misura, rubando dalla presenza scenica dell’allora frontman degli Stooges, Iggy Pop, e dalla vena compositiva del leader dei Velvet Underground, Lou Reed. Ne esce un surrogato alieno forgiato dalle peculiarità dei suoi due idoli e sintetizzato nelle capacità musicali e performative di David Bowie. Ziggy Stardust è un uomo terrestre a contatto con un mondo di alieni, suona la chitarra e vuole essere famoso. Il trucco di David Bowie si fa acceso e sgargiante, i capelli di un rosso acceso, i glitter sono ovunque: in questo periodo (1972-1973) fonde la sua personalità con quella della sua creatura e diviene la punta di diamante di un genere che sarà per sempre legato a lui, il glam rock.
L’anno prima aveva pubblicato Hunky Dory (1971), in cui combinava elementi di art pop e pop rock melodico e che contiene una delle sue perle senza tempo: Life On Mars?. Un brano caratterizzato dal pianoforte centrale, dalle improvvise modulazioni armoniche e da una crescita emotiva che culmina in un finale potente e quasi cinematografico. In questo album è contenuta anche il singolo Changes, quasi un manifesto della sua natura inevitabilmente mutevole. Brandon Flowers dei Killer ha raccontato di come canzoni come questa contenute in Hunky Dory abbiano modellato il suo modo di fare musica: «non c’è una canzone che salti», aveva detto a The Indipendent. David Bowie è un compositore progressista, un personaggio malizioso e volutamente ambiguo: portava in scena la sua fluidità e la sua voce potente, spezzata e androgina. Il frontman degli U2, Bono Vox, ha indicato il suo stile vocale come una grande fonte di ispirazione, capace di andare «oltre la voce maschile verso quella femminile».
Negli anni David Bowie cambia, si trasferisce prima a New York e poi a Los Angeles. Tra il 1974 e il 1976 pubblica tre album influenzati dal funk e dal soul, determinando un nuovo approccio stilistico alla sua musica. In Diamond Dogs (1974), si sposta verso sonorità più funk e soul e le accompagna a testi ambientati in un futuro post-apocalittico e ispirati dalla volontà di trasporre in musica il capolavoro 1984 di George Orwell. Con Young Americans (1975) la musica di David Bowie si avvicina al plastic soul; mentre in Station to Station si avvicina il funk e il soul dei lavori precedenti aggiungendo elementi di musica elettronica e arrangiamenti ricchi di sintetizzatori. È con questo ultimo album che inaugura il suo nuovo alter-ego, il Duca Bianco: ovviamente, sempre un extraterrestre. La dipendenza dalla droga arrivata all’apice e l’odio per la città di Los Angeles (città che, a suo dire, «dovrebbe essere cancellata dalla faccia della Terra») lo portano a trasferirsi a Berlino insieme al suo amico Iggy Pop e ad inaugurare uno dei periodi di sperimentazione musicali tra i più intensi e influenti. La Trilogia di Berlino – composta dagli album Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979), realizzati insieme al polistrumentista Brian Eno – determina un nuovo salto tra le creature artistiche di David Bowie. A dominare, specialmente i primi due dischi, è la musica strumentale, elettronica e ambientale fusa al rock. Data la diversità dai precedenti lavori, per tre mesi Low rimase inedito, considerato dalla RCS non commercialmente valido come gli album di successo prodotti fino a quel momento. Eppure, si tratta di uno dei dischi che più ha influenzato una generazione di artisti che avrebbe caratterizzato i primi anni Ottanta. Robert Smith dei The Cure ha definito Low «il miglior disco mai realizzato», affermando che la sua «intera percezione del suono è cambiata» la prima volta che lo ha ascoltato. «Tutto quello che c’era lì, tutto quello che ho sentito era sorprendente».
La carriera artistica di David Bowie procede tra nuove sperimentazioni reinvenzioni, ampliando il ventaglio di sfumature e stili musicali a cui attingere. Forse è anche per questo che lo storico chitarrista degli Smiths, Johnny Marr, aveva affermato che tanti musicisti sono stati influenzati da Bowie «senza nemmeno rendersene conto». Dall’era New Romantic con l’album Scary Monsters del 1980 all’apice della popolarità con i singoli Under Pressure con Freddy Mercury (1981) e Let’s Dance (1983). David Bowie ha poi abbandonato per un po’ la carriera solista per unirsi al gruppo hard rock dei Tin Machine, per tornare poi sui suoi passi e abbracciare la musica elettronica. Dal 2000 in poi David Bowie entra in una fase di maturità artistica con album come Heathen e Reality caratterizzati da introspezione e sobrietà stilistica. Si ritira dalla scena musicale per quasi un decennio e ritorna nel 2013 con The Next Day che riflette in modo critico sul proprio passato. Nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno, l’8 gennaio 2016, pubblica l’album Black Star: due giorni dopo morirà. David Bowie aveva pianificato il disco come il suo canto del cigno, un testamento e un regalo d’addio per il suo pubblico.
Con le sue performance eclettiche e teatrali è riuscito ad influenzare indirettamente anche generi che non aveva mai toccato nei suoi album, come il metal. Artisti come Ozzy Osburne e Alice Cooper hanno da sempre indicato David Bowie come un punto di riferimento per le loro interpretazioni. Così come nel grunge, di cui non è stato un pioniere ma sicuramente una figura di forte influenza: i Green River reinterpretarono Queen Bitch e celebre è la cover di The Man Who Sold the World cantata da Kurt Cobain su MTV Unplugged. Artisti come i Culture Club, Janelle Monae, Jay Z, Talking Heads, Killers, Blondie, Michael Jackson, Madonna, Arcade Fire, Radiohead, Marilyn Manson, Lady Gaga hanno sempre visto in David Bowie un’ispirazione. Quest’ultima è forse tra le artiste che più sono in debito con il Duca Bianco: Lady Gaga ha applicato la filosofia artistica e performativa di David Bowie alla sua visione creativa, guidata dalla domanda “Cosa farebbe Bowie?”. I folli esperimenti di David Bowie hanno mostrato come un artista possa essere sempre diverso mantenendo nel tempo una propria cifra e dominando le classifiche mondiali. Non è azzardato quindi affermare che, con molta probabilità, senza di lui molti artisti non sarebbero stati gli stessi.

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