Piazza CLN a Torino in una scena di Profondo Rosso di Dario Argento

Torino visionaria nel cinema di Dario Argento

Articolo della newsletter n. 61 - Maggio 2026
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Capitale mondiale del cinema dopo che nel 1896 giunge l’invenzione rivoluzionaria dei fratelli Lumière, poi convertita a città-fabbrica, simbolo, anche filmico, della lotta operaia, Torino ha conservato tra i tanti immaginari anche un’anima più gotica e inquietante. È questa ad aver ispirato Dario Argento, maestro del brivido e dell’orrore, che da 4 mosche di velluto grigio (1971) a Non ho sonno (2001) ha dato forma ad architetture mentali capaci di trasfigurare in un non-luogo onirico e labirintico il barocco dei palazzi cittadini, i dettagli liberty dei balconi e dei portoni, l’atmosfera metafisica di vie e piazze.

Dario Argento e l’incontro con Torino

Nel 2001 il Centre Pompidou di Parigi organizza una mostra storica, intitolata Turin, berceau du cinéma italien (trad. Torino, la culla del cinema italiano). Tra gli altri figura, proprio in apertura, Profondo Rosso (1975) di Dario Argento, l’ideale di un discorso anche immaginifico e inventivo che lega la città al fare cinema. Dario Argento, romano, classe 1940, è appena adolescente quando arriva per la prima volta nella città sabauda insieme al padre. Ne rimane folgorato, al di fuori delle sue leggende esoteriche e magiche, che la collocherebbero al vertice di un crocevia di energie occulte.

Era inverno, la sera in cui arrivavamo a Torino aveva piovuto da poco. L’impressione che mi fece fu molto nitida: i lastroni bagnati, le luci gialle dei lampioni che si riflettevano sull’acqua e rendevano le strade simili a serpenti luccicanti… Era una città livida e misteriosa, e mi conquistò subito. […] Aveva un’aria malinconica ma anche piuttosto inquietante1.

DARIO ARGENTO

Negli anni in cui il regista inizia a muovere i primi passi nella settima arte come critico e sceneggiatore (collabora, tra gli altri, al soggetto di C’era una volta il West di Sergio Leone), Torino ha perso però quel primato che a inizio secolo la vedeva capitale virtuosa delle immagini in movimento, da quel lontano 1896 in cui in via Po 33 giunge per la prima volta il Cinématographe Lumière, con un fervore futurista e dinamico, una febbre cinematografica che porta in città le tante maestranze a produrre, girare e proiettare nel 1912 addirittura 569 titoli, mostrare a un pubblico avido e curioso il fascino del nuovo cinematografo.

La famosa scena dell'urlo nel film Profondo Rosso di Dario Argento
Profondo Rosso (1975)

Nel susseguirsi, infatti, di fasi e tendenze, che tocca anche Torino, dal muto, al neorealismo fino al noir, da Giovanni Pastrone a Michelangelo Antonioni, Roma è intanto riuscita ad accentrare il suo ruolo cinematografico preminente e quella prima metropoli filmica è rimasta soprattutto città profondamente operaia, di fabbrica di altra materia produttiva, in cui il lavoro «si respira nell’aria grigia, nel rumore dei tram, nelle colonne di piccole utilitarie in coda per andare allo stadio»2. Sono gli anni de I compagni (1963) di Mario Monicelli, Omicron (1963) di Ugo Gregoretti, Trevico-Torino – Viaggio nel Fiat-Nam (1973) di Ettore Scola.

Negli stessi Settanta, Dario Argento, volto di un nuovo modo di pensare il cinema, riattribuisce un significato visionario a quella che Cesare Pavese definiva «città della fantasticheria»3, riportando Torino a un immaginario metafisico e sognante, oltre il reale, una città trasfigurabile, profondamente fascinosa, seppur piegata alla scena, che andrà a costituire, in maniera più o meno presente ed evidente in circa sette film totali – tra cui i più rappresentativi Il gatto a nove code (1971), 4 mosche di velluto grigio (1971) e Profondo rosso (1975) …

Riccardo Simoncini

Classe 1998, piemontese, passo costantemente dal buio della sala cinematografica a quello della camera oscura, sognando sempre un mondo in bianco e nero stampato a mano con la grana fine. Sospeso tra l'immaginazione visionaria di Leos Carax e il realismo magico di Alice Rohrwacher, quando non scrivo di cinema (e per il cinema), studio medicina.

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