«Un’amicizia» di Silvia Avallone, tra menzogne e sortilegi

Lo scorso 10 novembre, dopo una gestazione durata anni, è uscito l’ultimo romanzo di Silvia Avallone, Un’amicizia (acquista), edito da Rizzoli. Si tratta della prima opera scritta in prima persona dalla scrittrice, un tratto che la rende in un certo senso atipica rispetto alle precedenti, più corali. Chi ha amato i suoi altri tre romanzi, però, avrà comunque la sensazione di essere tornato a casa.

La storia di «Un’amicizia» di Silvia Avallone, in breve

I romanzi di Silvia Avallone hanno sempre dalle 400 pagine in su e Un’amicizia non fa eccezione: difficile, quindi, condensare in poche righe una storia così articolata, che si snoda tra Biella, la Toscana e Bologna. Tutto ha inizio quando una notte la protagonista del libro, Elisa Cerruti, riesuma i diari dell’adolescenza e decide di affrontare i fantasmi di quel periodo della sua vita accendendo il computer e scrivendo. C’è una persona in particolare con cui fatica ancora a fare i conti, seppur a distanza di anni: Beatrice Rossetti, sua migliore amica ai tempi del liceo, ora influencer di fama mondiale. In mezzo, un litigio che sembra averle separate per sempre.

Non si rivolgono la parola da tredici anni, eppure Elisa sente il bisogno di fronteggiarla davanti al foglio bianco di un programma di videoscrittura. Fronteggiare una volta per tutte lei e le altre figure della sua infanzia e adolescenza, che in qualche modo le impediscono di andare avanti con la sua vita nonostante abbia ormai 33 anni.

silvia avallone
La copertina del romanzo. Da: lafeltrinelli.it

Comincia un viaggio che porta Elisa – e con lei il lettore – indietro agli inizi del nuovo millennio, insieme ai suoi genitori, Paolo e Annabella, suo fratello Niccolò, il suo primo amore Lorenzo, e soprattutto lei, Beatrice, figura imprescindibile nella vita di Elisa fin dal giorno del loro incontro, a Ferragosto del 2000.

Rapporti totalizzanti

Elisa e Beatrice sono sì le protagoniste, ma forse il ruolo più importante in questa storia non è di questo o quel personaggio, ma dei rapporti che si instaurano tra loro. Elisa, in particolare, vive in modo totalizzante l’amore e l’amicizia, al punto da non riuscire ad andare oltre i legami stretti in adolescenza: dopo Lorenzo nessuno mai, dopo Beatrice nessuna mai. Probabilmente anche il lettore si ritroverà in questa situazione. Tutti abbiamo alle spalle un’amicizia, un amore naufragati, da cui abbiamo pensato di non poter mai più riprenderci. Come si può andare avanti, quando si perde una persona insostituibile?

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Eppure, dopo giorni passati a scrivere, Elisa sembra capire che andare avanti non sarà semplice, ma di certo non è impossibile. Non esistono l’amore e l’amicizia in senso lato, ci dice Avallone. Non esiste un sentimento dopo il quale ci sarà solo il vuoto. Tutti i legami della nostra esistenza hanno l’articolo indeterminativo, ed è giusto che sia così.

«Un’amicizia» di Silvia Avallone, la scrittura come liberazione

In Un’amicizia di Silvia Avallone si intrecciano temi che legano il romanzo ai tre precedenti della scrittrice: solo per citarne alcuni, l’ambientazione in provincia, lo studio come riscatto sociale e, soprattutto, il potere liberatorio della scrittura. Come Zeno di Da dove la vita è perfetta, anche Elisa scrive pagine e pagine, e a ogni parola si libera di un pezzo del suo passato. La pagina scritta è un luogo di inchiostro in cui rivive ciò che non esiste più, allo stesso modo in cui i luoghi fisici hanno il potere di trattenere il passato:

mi domandai cosa resta di noi nei luoghi che amiamo, cosa sopravvive di tutti i baci, le confessioni, la gioia, perché da qualche parte la vita deve pur rimanere, no? Sarebbe uno spreco tale, se morisse insieme a noi.

Scrivere, però, non è solo una maniera di sfogarsi o rivivere in loop il passato. È anche il primo passo per perdonarlo, salutarlo e avanzare verso un futuro che magari non avrà nulla a che vedere con quanto abbiamo vissuto, ma non per questo sarà peggiore.

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Silvia Avallone. Da: wikipedia.org

Menzogne e sortilegi

C’è un libro che accompagna Elisa per tutte le tappe della sua vita: Menzogna e sortilegio di Elsa Morante. Una scelta non casuale da parte dell’autrice. Come ha dichiarato lei stessa in più occasioni, si tratta del suo romanzo preferito, ma questo non è l’unico motivo per cui ricopre un ruolo così importante in Un’amicizia. Un tema centrale del libro di Avallone è il rapporto fra due mondi apparentemente agli antipodi: la letteratura, tanto cara a Elisa, e i social network, che faranno la fortuna di Beatrice. I social network sono per Elisa un mondo falso, in cui come per un sortilegio non esistono che scene di felicità o successo, create con il solo scopo di accaparrarsi più like possibili.

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Scrivendo, però, Elisa comprende che menzogne e sortilegi sono alla base di qualsiasi opera letteraria, in cui lo scrittore compie il prodigio di creare o ricreare mondi e situazioni che nella realtà non sono esistiti. La letteratura è piena di menzogne per definizione: in un’opera autobiografica l’autore può inserire – consapevolmente o no – episodi che non corrispondono appieno alla realtà, così come una storia di fantasia può essere costellata di immagini provenienti dal suo vissuto. Dov’è il confine tra verità e finzione? Non si sa. La letteratura, a sorpresa, non si discosta poi così tanto dai social network.

«La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?», si chiede Elisa alla fine del romanzo. Certo che no. Anche perché quello che viene raccontato (in un romanzo o in un post di Instagram, poco importa) quasi mai è esistito come ci viene mostrato. Ci sarà sempre una realtà segreta, off-line, che conosciamo solo noi e che però ha la stessa dignità della realtà pubblica. Se non di più.

 


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