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Anna Maria Ortese: la solitudine animale nella trilogia del realismo magico

6 minuti di lettura

Autrice dal talento immenso e imperdonabilmente sottovalutato, Anna Maria Ortese (Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998) fu scrittrice, filosofa, ma sopratutto pioniera di uno stile narrativo del tutto nuovo e rivoluzionario. Nata a Roma, nel sangue la pittoresca Napoli materna, la Ortese crebbe in una famiglia numerosa (cinque fratelli e una sorella), affrontando sin dal primo anno di vita le miserie e le fatiche di un Paese in guerra. Nomade in giro per l’Europa, rincorrendo il mare tra Sud Italia e Libia, la scrittrice trovò conforto, espressione e forza nella scrittura.

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L’opera della Ortese, cominciata con racconti brevi su riviste per ragazzi, sarà ricca e varia, intrisa di un nomadismo tematico che rende le sue pagine affascinanti ed esotiche. Come la sua scrittura conosce un andamento irregolare e movimentato, così le critiche nei confronti dei suoi scritti furono quasi contraddittorie. Sebbene i racconti Angelici Dolori (1937) e Il Mare non Bagna Napoli (1953), ebbero molto successo riscuotendo anche il plauso del pubblico, i tre romanzi appartenenti alla trilogia del realismo magico, L’Iguana (1986), Il Cardillo Addolorato (1993) e Alonso e i Visionari (1996), furono vittime di ingiuste denigrazioni, di giudizi superficiali, ma soprattutto di una generale incomprensione. Fil rouge che attraversa le tre opere è sicuramente la presenza fantomatica di tre animali straordinari: una iguana, un cardellino e un puma dell’Arizona. Questi animali, protagonisti involontari di storie dolorose, si legano ineluttabilmente alle vite dei protagonisti, condizionandole totalmente.

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L’iguana, piccola principessa portoghese, fa innamorare, di un amore terribile, un giovane nobile milanese conquistatore di isole; il cardillo, il cui canto irrompe spesso come foriero di sventura, adombra la vita di una famiglia della Napoli borbonica; infine Alonso, il cucciolo di puma, i cui occhi paterni turbano i giorni di un padre incapace.

Il linguaggio ermetico della Ortese, a metà strada tra il cupo stream of consciousness di James Joyce e la vitalità esistenziale di Gabriel Garcìa Marquez, è più di uno strumento narrativo attraverso il quale raccontare, ma è insito delle storie stesse. Ciò che la Ortese racconta nei suoi libri sarebbe tutt’altro se privo di quella lingua artificiosa e contorta, il cui intento è quello di far perdere il lettore in un labirinto di parole dove i significati si nascondo e le verità si celano. Da qui il realismo magico. I romanzi della Ortese non sono opere di fantasia, non vi sono maghi, streghe o creature fantastiche. La magia è operata dalla lingua e da un unico, meraviglioso simbolo animale che sigilla i tre libri.

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Gli animali, estremamente cari alla Ortese che dedicherà loro magnifici saggi (raccolti da Adelphi ne Le Piccole Persone, 2016) sono tramutati in creature antropomorfe, più umane dell’umano, e permettono non solo ai personaggi, ma anche al lettore, di meditare sulla propria esistenza e su quella del cosmo. Più nomade che viaggiatrice, più filosofa che scrittrice, Anna Maria Ortese visse in giro per l’Italia, da Napoli a Milano, senza mai legarsi fisicamente ad un luogo.

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In compagnia dell’unica sorella che sarà la sua eterna amica nonché unica convivente, la vita della Ortese scorrerà tra pagine e pagine di opere meravigliose, alle quali è ancorato il suo spirito e che furono la sua vera patria, in cui le città a lei care si cristallizzano in un’epoca perfetta, dove lo splendore scaccia la miseria del reale, dove le persone e tutte le creature della terra vengono poste sullo stesso livello, senza sottomissione, senza dominazione.

Intellettuale perfetta dalle grandi conoscenze artistiche, Anna Maria Ortese fu una donna modesta, che si definiva lettrice, la cui scrittura ha conservato sempre il valore fanciullesco della pagina di un diario: era scritta per lei. Oggi il pubblico può apprezzare le sue opere grazie al magnifico lavoro fatto dalla casa editrice Adelphi, che ha pubblicato tutti i suoi scritti compresi numerosi inediti. Vincitrice del premio Strega e del premio Viareggio, questa scrittrice è fra le più grandi del ‘900 italiano, creatrice di un genere che inizia e finisce con lei, in un meraviglioso cerchio autoconclusivo che continua ad esistere nel sogno di una realtà quasi perfetta.

 

Anna Maria Giano

Mi chiamo Giano Anna Maria, nata a Milano il 4 marzo 1993. Laureata Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano, mi sto specializzando in Letterature Comparate presso il Trinity College di Dublino.Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.

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