fbpx

La Basilica di Sant’Ambrogio, capolavoro della Milano romanica

/
4 minuti di lettura

Quando si parla dell’architettura romanica a Milano, o forse più in generale in Lombardia, il pensiero corre subito a un edificio ben preciso: la Basilica di Sant’Ambrogio, situata nell’omonima piazza. Questa chiesa, infatti, è tra i maggiori esempi di arte romanica nel capoluogo lombardo, insieme alla Basilica di San Simpliciano, a Brera, e a quella di San Nazaro in Brolo, vicino all’Università Statale.

La Basilica di Sant’Ambrogio, realizzata tra il 1080 e l’inizio del secolo successivo, sorge su una precedente basilica del IV secolo che era stata fatta erigere dall’allora vescovo di Milano Ambrogio. Del vecchio edificio sopravvivono l’abside e il presbiterio.

Basilica di Sant’Ambrogio a Milano: analisi dell’opera

L’esterno è caratterizzato da un atrio quadriportico che, in un certo senso, separa la zona sacra della chiesa da quella profana della piazza. Lo spettatore si trova di fronte a un’imponente facciata a capanna con i mattoni a vista, alleggerita da una serie di archi. La prima impressione è quella di un edificio dall’aspetto fortemente austero; un’impressione attenuata, almeno in parte, dalle lesene in pietra che donano un tocco di dinamismo alla facciata.

Basilica Sant'Ambrogio Milano
Basilica di Sant’Ambrogio, dopo il 1080. Milano. La facciata vista dal quadriportico.

L’interno della Basilica di Sant’Ambrogio di Milano ribalta lo schema cromatico dell’esterno. Se in quest’ultimo, infatti, era predominante il rosso dei mattoni, con punti più chiari dati dalla pietra dei pilastri, all’interno la supremazia è tutta del bianco dell’intonaco. Il compito di spezzare la monocromia spetta ai numerosi dettagli in mattone, di colore rosso.

Leggi anche:
Piccolo omaggio a una Milano nascosta

Anche all’interno della Basilica di Sant’Ambrogio viene riprodotto lo schema di campate quadrate con volte a crociera già visibile nel quadriportico. La presenza dei costoloni consente alle volte di scaricare il notevole peso sui pilastri. L’edificio è caratterizzato da un sistema costruttivo alternato, in cui si avvicendano elementi portanti di maggiori e minori dimensioni. Com’è tipico dell’architettura romanica, gli spazi pieni prevalgono su quelli vuoti: da qui l’aspetto molto severo della chiesa, accentuato dalla luce fioca, che filtra da poche aperture e dà vita a un ambiente scarsamente illuminato, pensato per favorire il raccoglimento dei fedeli.

Basilica Sant'Ambrogio Milano
Basilica di Sant’Ambrogio, dopo il 1080. Milano. Veduta della navata centrale. Da: arteopereartisti.it

Degno di nota è l’altare, realizzato in oro, argento, pietre preziose e smalti dall’orafo Volvinio. Si distinguono sul fronte anteriore sedici cornici su cui sono scolpite diverse scene della vita di Gesù, disposte intorno a una grande croce, al centro della quale è raffigurato il Cristo Pantocratore.

Leggi anche:
La statua equestre di Carlo Magno, un esempio dell’arte della “rinascenza carolingia”

Sul fronte posteriore, invece, si possono ammirare scene della vita di Sant’Ambrogio. Com’è facile intuire dallo stile, così in contrasto con quello del resto dell’edificio, non si tratta di un altare di epoca romanica. Siamo infatti di fronte a un esempio di arte carolingia, risalente al IX secolo, i cui materiali sfarzosi creano un contrasto molto affascinante con il contesto austero della Basilica romanica.

Basilica Sant'Ambrogio Milano
Volvinio, Altare d’oro di Sant’Ambrogio, 824-859. Oro e argento dorato, pietre preziose e smalti, 85x220x122 cm. Milano, Basilica di Sant’Ambrogio. Da: reliquiosamente.com

 


Segui Frammenti Rivista anche su Facebook, Instagram e Spotify, e iscriviti alla nostra Newsletter

Sì, lo sappiamo. Te lo chiedono già tutti. Però è vero: anche se tu lo leggi gratis, fare un giornale online ha dei costi. Frammenti Rivista è edita da una piccola associazione culturale no profit, Il fascino degli intellettuali. Non abbiamo grandi editori alle spalle. Non abbiamo pubblicità. Per questo te lo chiediamo: se ti piace quello che facciamo, puoi iscriverti al FR Club o sostenerci con una donazione. Libera, a tua scelta. Anche solo 1 euro per noi è molto importante, per poter continuare a essere indipendenti, con la sola forza dei nostri lettori alle spalle.

Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l'impresa e specializzata in Traduzione. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d'esordio, «Noi quattro nel mondo».

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.