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Corsica on the road: in viaggio nel cuore selvaggio del Mediterraneo

Nota dell’autore. Questo itinerario è solo uno dei tanti possibili per esplorare la Corsica. Non è il più esaustivo, non è il più bello, non è il più autentico. Semplicemente è quello che mi sono costruito io, evitando – quando possibile – le città, e macinando centinaia di chilometri. Sono partito, con la sola compagnia della mia auto e di una tenda, da Livorno per Bastia il 19 luglio 2019, e ho abbandonato la Corsica, da Bonifacio, a favore della Sardegna il 25 luglio. Non ho prenotato nulla prima di partire, se non i traghetti. Ho dormito sempre in campeggio, ogni notte in un posto diverso, presentandomi il giorno stesso alla reception. Questo articolo vuole provare a racchiudere questa esperienza in parole e immagini, a favore di chi vorrà esplorare la Corsica e il suo mare blu intenso e le sue montagne aspre e selvagge. L’unico consiglio che mi sento di dare, però, è di ignorare completamente quanto ho scritto, e di godersi fino in fondo il piacere della scoperta inattesa.

Premessa: la Corsica in pillole

  • Con i suoi 8.680 km², la Corsica è la quarta isola più grande del Mediterraneo dopo Sicilia, Sardegna e Cipro. Il territorio della Corsica è totalmente montuoso: la vetta più alta è il Monte Cinto (2706m slm), che si trova nel nord dell’isola. Di conseguenza, la densità di popolazione è molto bassa: solo 30 abitanti per km² (popolazione totale 330mila abitanti nel 2017). Tutto ciò contribuisce a dare alla Corsica un aspetto molto selvaggio.
  • Amministrativamente la Corsica fa parte della Francia e il suo capoluogo è Ajaccio, sulla costa ovest dell’isola. Fino al 2018, la regione è stata divisa in due dipartimenti: l’Haute-Corse con capoluogo a Bastia (nord-est) e la Corse-du-Sud con capoluogo proprio ad Ajaccio. Nonostante ciò, gli abitanti della Corsica non si sentono francesi ed è molto forte l’identità corsa.
  • Per diversi secoli la Corsica è stata sotto il controllo di Genova e della dominazione ligure rimangono molte tracce soprattutto a livello urbanistico-architettonico con cittadelle, torri e ponti sparsi per l’isola. Solo sul finire del ‘700 la Corsica è poi passata nelle mani del Regno di Francia. Del passato “italiano” dell’isola restano tracce nella lingua corsa – la lingua straniera più simile all’italiano -, nella toponomastica e nei cognomi.
  • Tra i corsi più illustri c’è sicuramente Napoleone Bonaparte, nato ad Ajaccio il 15 agosto 1769. Un personaggio che in Corsica è una vera e propria istituzione è però Pasquale Paoli, considerato il “Padre della Patria” per aver dato vita tra il 1755 e il 1769 a uno Stato indipendente in Corsica, fondato sulla prima Costituzione d’impronta illuministica al mondo.
  • Per quanto riguarda la gastronomia, vera prelibatezza corsa è la charcuterie, selezione di salumi prodotti sull’isola. Da provare anche i vini locali.

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Corsica on the road

Giorno 1: Bastia / Saint-Florent (135km)

Tortuose strade che scorrono a mezzacosta sopra rocce che si tuffano nel mare blu intenso, collegando minuscoli paesini e porticcioli e torri di antica origine genovese: questo è Capo Corso (Cap Corse), il “dito” della Corsica che le conferisce la sua inconfondibile fisionomia. Partendo da Bastia e dirigendosi verso nord per una decina di chilometri lungo la costa est del dito, si incontra Erbalunga (comune di Brando): un’antica torre genovese, risalente al XVI secolo, fa da guardia a un piccolo porticciolo di pescatori, nascosto tra i vicoli caratteristici del borgo. Informazione di servizio: qui si trova uno dei rari sportelli bancomat di Capo Corso. Proseguendo ancora verso nord lungo la strada costiera (D80) si incrociano alcune torri genovesi e la spiaggia, relativamente famosa, di Pietracorbara, per arrivare poi a Porticciolo, altro minuscolo e grazioso borgo di pescatori con un piccolo porto che in passato ospitava un importante cantiere navale. Se si cerca una bella spiaggia per godersi un po’ il mare, allora la destinazione è la Plage de Tamarone. Si trova poco prima della punta del dito, nel comune di Macinaggio da cui dista 2,5km di strada sterrata. Dopo la sosta in spiaggia si può allora proseguire fino all’estremità più settentrionale della Corsica. La punta di Capo Corso si può raggiungere a piedi da Tamarone seguendo il Sentier des Douaniers, oppure in automobile abbandonando la costa, spingendosi verso l’interno da dove si può godere di scorci mozzafiato, per poi ridiscendere lungo la strada D253 fino a Barcaggio (nel comune di Ersa), il paesino che si trova proprio sulla punta del dito, di fronte all’inaccessibile Isola di Giraglia che ospita solo un faro. A Barcaggio si trova inoltre una bella spiaggia di sabbia chiara circondata dalle dune. Il viaggio può riprendere ora sul versante ovest del Capo e una sosta è d’obbligo al borgo di Centuri, a cui si arriva passando dal Col de la Serra da cui si gode un’incantevole vista sul mare. Famoso per la pesca dell’aragosta, anche Centuri è un minuscolo paesino gravitante intorno al piccolo porticciolo, con numerosi locali a circondare la darsena. La costa ovest di Capo Corso è molto più frastagliata rispetto alla est, i paesi sono più rari e situati ad un’altitudine maggiore. Per svariati chilometri non ci sono spiagge, ma solo i fianchi delle montagne sferzati dalle onde. Scendendo verso sud, la vera bellezza è rappresentata dalla strada (D80) che attraversa scenari che riempiono gli occhi. Quasi alla fine del dito si trova Nonza: un paese arroccato sulla roccia sopra a una spiaggia di ciottoli neri, particolarmente suggestivo all’ora del tramonto. Da Nonza si può quindi facilmente raggiungere la vicina città di Saint-Florent, dove – dopo 135km e circa 4 ore di guida – si conclude la prima tappa di questo itinerario.

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Erbalunga. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Porticciolo. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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La strada D80 tra Erbalunga e Porticciolo. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Bovini al pascolo nei pressi della Plage de Tamarone. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Plage de Tamarone. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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L’Isola di Giraglia da Barcaggio, sulla punta del “dito”. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
Il porto di Centuri dal Col de la Serra. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Il porto di Centuri. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.

Giorno 2: Saint-Florent / Plage de Saleccia / Calvi (69km)

Saint-Florent è il capoluogo del Nebbio, sulla costa nord-est della Corsica; una piccola cittadina di 1500 abitanti che d’estate si anima grazie a un importante porto turistico. In epoca genovese fu costruita una cittadella fortificata, di cui oggi resta solo una torre a dominare sul porto. A ovest di Saint-Florent si estende per oltre 40km il Désert des Agriates: un territorio quasi completamente disabitato, interamente ricoperto di macchia mediterranea che ospita sulla costa quella che probabilmente è la spiaggia più bella di tutta la Corsica: la Plage de Saleccia. Raggiungibile solo via mare, a piedi o a bordo di un fuoristrada, alla Plage de Saleccia la sabbia bianchissima si immerge nelle basse acque color turchese a creare un effetto caraibico. Dal porto di Saint-Florent partono numerosi gommoni per la Saleccia e la vicina Plage de Lotu, probabilmente questo è il modo più semplice per raggiungere la spiaggia. Una volta che si fa ritorno dalla gita in spiaggia, da Saint-Florent si può imboccare verso ovest la strada D81 che, dopo aver attraversato l’interno del Désert des Agriates, accompagna per circa 69km, con una bella vista sul mare, tutta la costa nord della Corsica fino a Calvi, all’estremità nord-ovest dell’isola. Calvi, capoluogo della Balagne, è uno dei centri più turistici di tutta l’isola e offre il meglio di sé la sera, quando si accendono le luci di tutti i locali che con i loro tavolini in strada dal porto salgono fino alla cittadella genovese, arroccata su un promontorio a vegliare sul golfo omonimo dove scorre una lunga spiaggia di sabbia.

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Saint-Florent. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Saint-Florent. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Plage de Saleccia. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Vista del Désert des Agriates. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
La strada D81 da Saint-Florent a Calvi. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Vista di Calvi dalla spiaggia. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Calvi. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.

Giorno 3: Calvi / Porto di Ota (74km)

Lasciata la graziosa Calvi alle spalle, è tempo di ripartire verso sud, verso Porto di Ota, piccola località sulla costa nord-ovest della Corsica. Per arrivarci si abbandona la strada litoranea e ci si avventura nell’entroterra della Balagne seguendo la strada D81, ai piedi delle vette più alte dell’isola. Dopo diversi chilometri attraverso il nulla e dopo aver oltrepassato il confine tra Haute-Corse e Corse-du-Sud, di colpo la strada si affaccia nuovamente sul mare, al Col de la Croix, dove si apre una vista mozzafiato sul Golfe de Girolata (piccolo paesino raggiungibile solo via mare o con un sentiero) in cui si trova anche la Réserve de Scandola, una riserva marina raggiungibile solo in barca. La strada qui ritorna ad affacciarsi a curve sul mare e lo spettacolo è garantito, soprattutto se la si percorre nel pomeriggio. Dopo 74km e quasi due ore di viaggio da Calvi, si arriva quindi finalmente a Porto, frazione marittima del comune di Ota. Il borgo è molto turistico, così come il porticciolo – che in realtà si trova su un fiume -, affollato da imbarcazioni da diporto e da compagnie che organizzano viaggi in barca verso Scandola e Girolata. Anche a Porto c’è una torre genovese, costruita nel 1549, a vegliare sulle imbarcazioni che entrano e escono dalla darsena. La spiaggia di Porto è costituita da ciottoli, a differenza di quella incontrate fin qui, ed essendo rivolta esattamente verso ovest è ideale per ammirare il sole tramontare nel mare.

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Balagne. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Balagne. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Golfo di Girolata. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Golfo di Girolata. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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La vista sul mare lungo la strada D81. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Mare a Porto di Ota. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Tramonto a Porto di Ota. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Tramonto a Porto di Ota. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.

Giorno 4: Porto di Ota / Corte / Porto Vecchio (203km)

La traversata: da Porto, nel nord-ovest della Corsica, a Porto Vecchio, nel sud-est, passando dalla città di Corte. 203km e 4 ore di viaggio attraverso il cuore selvaggio del Mediterraneo e nella Corsica più profonda, in paesaggi quasi alpini. Da Porto si imbocca la strada D84 verso il Col de Vergio, dove si arriva dopo circa un’ora di guida su vere e proprie strade di montagna. Il Col de Vergio, confine tra nord e sud della Corsica, è un passo che si trova ad un’altitudine di 1477m, circondato da foreste di conifere dove non è raro imbattersi in animali selvatici. Il paesaggio marittimo è qui solo un lontano ricordo: le mucche ai bordi delle strade, i pini, le cime fanno pensare di trovarsi in qualche località nel cuore delle Alpi, e non su un’isola nel Mediterraneo. Scollinato il Col de Vergio, la strada prosegue sempre più verso il centro dell’isola lungo la Vallée du Niolo, seguendo il corso del fiume Golo e accarezzando il Lago di Calacuccia, alle falde del Monte Cinto. Passato il lago, la strada si insinua tra le rocce aspre della gola profonda scavata dal Golo e conosciuta come Scala di Santa Regina. Usciti dalla gola, si imbocca la strada D18 in direzione di Corte, la città corsa più lontana dal mare. Qui ha sede l’Università della Corsica e un importante museo etnografico, il Musée de la Corse. In passato Corte è stata l’unica città fortificata dell’entroterra, con la sua cittadella arroccata a “Nido d’aquila” su uno sperone roccioso che domina l’abitato sottostante. Corte fu la capitale della Corsica indipendente di Pasquale Paoli, tra il 1755 e il 1769, e non è un caso che qui il sentimento nazionalista corso sia ancor più forte che in altre parti dell’isola. Da Corte si può quindi imboccare la strada a scorrimento veloce T50 che conduce verso la costa est della Corsica seguendo il fiume Tavignano fino a Aléria, dove si imbocca la strada litoranea T10 verso sud. Lungo la costa est si trovano numerose anonime spiagge di sabbia e località balneari prive di fascino prima di giungere infine a Porto Vecchio. Terza città corsa per popolazione, intorno ai resti dell’antica cittadella genovese si è sviluppata la moderna città con il grande porto turistico. Il centro storico, soprelevato rispetto al porto, merita una visita e magari una cena in uno dei tanti locali che si affacciano sulla vivacissima Place de la République.

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La strada D84. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Panorama dal Col de Vergio. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Mucche tra i pini. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Corte. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Cittadella di Corte. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Il fiume Golo nella Scala di Santa Regina. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Place de la République a Porto Vecchio. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.

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Giorno 5: Porto Vecchio / Plage de Palombaggia / Plage de Rondinara (34km)

A sud di Porto Vecchio si trovano due tra le spiagge più belle della Corsica: la Plage de Palombaggia e, verso Bonifacio, la Plage de Rondinara. Le due spiagge meritano probabilmente una giornata dedicata, anche per tirare un po’ il fiato dopo i chilometri macinati nelle tappe precedenti. La Plage de Palombaggia è una striscia lunga 3km di sabbia bianchissima e mare cristallino, molto simile alla Plage de Saleccia. La Plage de Rondinara invece, meno bella rispetto le altre due, è racchiusa in un piccolo golfo che la tiene ben riparata. Sebbene non si trovino paesi nelle immediate vicinanze, non mancano le strutture ricettive nei pressi della Rondinara.

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Plage de Palombaggia. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Plage de Rondinara. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.

Giorno 6: Plage de Rondinara / Bonifacio (22km)

L’ultima tappa del viaggio è Bonifacio, sulla punta più a sud della Corsica. Probabilmente Bonifacio è la località più affollata di turisti di tutta l’isola e la sua fama è meritata: il piccolo borgo (anch’esso di origine genovese) si è sviluppato in cima a scogliere bianchissime modellate dal mare e dal vento, con un fiordo in cui l’acqua si incunea tra le rocce calcaree a costituire un porto naturale, in cui si possono trovare ormeggiati imponenti yacht provenienti da tutto il mondo. Le attrazioni a Bonifacio sono tante, complice il ruolo che il paese ha sempre avuto di sorveglianza sul braccio di mare che divide la Corsica dalla Sardegna. Una visita alle Scale del Re d’Aragona è obbligatoria: 187 ripidi gradini, abbastanza alti, che scendono lungo la falesia fino quasi all’altezza del mare, qui color blu particolarmente intenso. Oltre alle tante chiese che si trovano nella cittadella, molto interessante è anche il Gouvernail de la Corse (Timone della Corsica). Raggiungibile tramite alcune gallerie scavate a mano durante la Seconda Guerra Mondiale, si tratta di un punto panoramico su una roccia affacciata sul mare la cui forma ricorda la poppa di una nave (da qui il nome). Da Bonifacio partono inoltre numerose escursioni in barca verso l’Arcipelago di Lavezzi, un insieme di una decina di piccole isole inaccessibili e molto rinomate per le possibilità di snorkeling offerte.

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Bonifacio. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Bonifacio. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Le scogliere di Bonifacio. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Gouvernail de la Corse. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Scale del Re d’Aragona. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Scale del Re d’Aragona. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Scale del Re d’Aragona. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.
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Bonifacio e le sue scogliere visti dal mare. Foto di Michele Castelnovo. Tutti i diritti sono riservati.

Perché la Corsica

Quando si parla della Corsica, il paragone con la vicina Sardegna sembra quasi essere obbligatorio. Innanzitutto è bene premettere che, per quanto riguarda il mare, non c’è confronto: in Sardegna è molto più bello. Questo non significa che le spiagge corse più belle, come Saleccia o Palombaggia, siano in realtà brutte in assoluto, ma semplicemente le spiagge sarde più belle rimangono irraggiungibili. Il fascino della Corsica risiede altrove. Sta, ad esempio, nella natura incontaminata, o negli scorci mozzafiato offerti dalle strade panoramiche del nord, o nel trovarsi in mezzo a una foresta di pini nel cuore del Mediterraneo, a quasi 1500m di altitudine. La Corsica è una terra selvaggia e quasi disabitata. Sono questi i motivi che spingono a visitarla: se si cerca la vita mondana, beh, semplicemente ci si trova sull’isola sbagliata.




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Michele Castelnovo

Classe 1992. Laureato in Filosofia. Giornalista pubblicista. Faccio cose che non so spiegare ai miei nonni.

Direttore di Frammenti.
Michele Castelnovo
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