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La «Crocifissione» di Cimabue nella Basilica di San Francesco d’Assisi

4 minuti di lettura

Cenni di Pepo, noto come Cimabue, è considerato uno dei padri fondatori del Rinascimento italiano. Infatti, nonostante la sua pittura sia ancora molto legata alla tradizione classicista bizantina, possiamo individuare la ricerca di un nuovo linguaggio sempre meno rigido, stilizzante e smaterializzante. Dallo studio del suo percorso artistico emerge un continuo tentativo di superare i rigidi canoni dell’arte del tempo. Emblema di una rappresentazione unica e rivoluzionaria è l’affresco di Cimabue rappresentate la Crocifissione, nella Basilica di San Francesco ad Assisi, in cui la potenza dei sentimenti e il rigore della sacralità, trovano un equilibrio magnifico.

Le condizioni dell’opera

Questo celebre affresco è visitabile presso la Basilica di San Francesco d’Assisi, nonostante le sue condizioni non siano delle migliori. Infatti, con il passare del tempo, i pigmenti chiari si sono ossidati creando un’inversione dei colori, che modifica enormemente l’impatto visivo dell’opera. Questo però, non impedisce di coglierne la bellezza e il genio.

Cimabue, Crocifissione di Gesù Cristo (1277-1283 ca.), affresco. Fonte: Wikipedia
Cimabue, Crocifissione (1277-1283 ca.), affresco. Fonte: Wikipedia

Analisi della «Crocifissione» di Cimabue nella Basilica di San Francesco D’Assisi

La Crocifissione di Cimabue si trova nel transetto sinistro della Basilica Superiore di San Francesco D’Assisi. Dipinto attorno al 1277-1283 circa, è uno dei più grandi capolavori del maestro Cimabue, poiché riesce a coniugare la solennità di una rappresentazione sacrale e religiosa, con la tendenza pre-rinascimentale a dare importanza all’umano, alle passioni e ai sentimenti. La scena dipinta, al centro della quale il Cristo si inarca, piegato dalla sofferenza, è un conflitto continuo: uno scontro di linee, di colori, di immagini, di significati e di ideali. Nella composizione, Gesù crocifisso divide, da un lato i Filistei, i suoi oppositori, dall’altro gli uomini dolenti, tra cui Maria Maddalena.

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Dei colori originari è rimasto solo un frammento che ci aiuta a comprendere la raffinata gamma cromatica utilizzata dal maestro per realizzare questo affresco. Il rosa era accostato al verde marcio, all’ocra e al marrone. Colori delicati, ma allo stesso tempo potenti e comunicativi. Sono proprio i contrasti, tra i colori e tra le immagini che costituiscono l’originalità di quest’opera. I contrappunti, infatti, sono numerosi: alla rappresentazione del cielo, dove gli uccelli volano sparpagliati, si oppone quella della terra, dove sono raggruppate le figure umane; all’immagine dei Filistei che gridano contro Cristo si contrappone quella del pianto degli uomini dolenti; alla raffigurazione della sofferenza della Maddalena, i gesti di rabbia dei Filistei.

Questo capolavoro agita intensamente lo spettatore: la confusione creata dalle due masse che si accalcano e si mescolano, tocca l’animo di chi le guarda. Non bisogna però sottovalutare l’aspetto rigoroso dell’opera, esplicito nella composizione estremamente razionale. Lo spazio, infatti, è suddiviso in cinque parti, simmetricamente disposte. La croce, al centro, taglia e scandisce lo spazio, enfatizzando i severi contrappunti presenti nell’opera. In alto si stagliano due gruppi di angeli. In basso lo stesso spazio è occupato da due schiere contrapposte di folle. Ai piedi della croce, al centro dell’affresco, vediamo San Francesco d’Assisi inginocchiato, che funge da intermediario tra Cristo e i mortali.

Curiosità sull’opera

Si è ipotizzato che nella Crocifissione uno degli uomini rappresentati da Cimabue, distinguibile poiché è fisiognomicamente rappresentato in modo più preciso degli altri, sia un autoritratto dello stesso.

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Sofia Di Gravio

Classe 99, laureata in filosofia alla Sapienza e volata a Parigi per studiare la filosofia dell’arte. Amante della cultura e della vita... specialmente quando ci regalano una chiacchierata davanti ad un bicchiere di vino!

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