«El Camino»: il film di Breaking Bad di cui non avevamo bisogno

«Avevamo davvero bisogno di un nuovo capitolo di Breaking Bad?» ha commentato il giornalista Hugh Montgomery sulla BBC a proposito del film El Camino, uscito lo scorso 11 ottobre su Netflix. Tale domanda contiene già un giudizio preliminare sul destino di Breaking Bad, la serie più premiata degli ultimi dici anni. E cioè: occorre pensare bene se la trama della serie tv non sia già completamente esaurita, se non basti effettivamente a sé stessa, prima di espanderla con un film. Avevamo davvero bisogno di un epilogo della serie? O forse era già conclusa con l’ultimo episodio FeLiNa ?

El Camino
Foto: RedCapes.it

«El Camino», una sorta di bildungsroman 

Il film inizia da dove si era interrotta la serie, sviluppando esclusivamente la storyline di Jesse Pinkman. La pellicola è costruita con un impianto narrativo di flashback in cui rivediamo i personaggi principali che hanno segnato le vicende del giovane Pinkman, da Mike a Jane, da Todd a Walt. Ne risulta un film che aggiunge poco ai nodi tematici di Breaking Bad e al suo contenuto narrativo, rimarcando la perfetta autoconclusività della serie. Ora sappiamo che Jesse è riuscito a cavarsela, a evitare la prigione e a ricominciare una nuova vita. Era questo il suo desiderio fin dalla decisione di chiamarsi fuori dall’attività criminale di Walt e Mike. Sappiamo che ha seguito i consigli di una persona che per lui era un mentore e un amico, cioè Mike. Ma non sappiamo molto altro. L’idea del film è che la fine di esso debba rappresentare un nuovo inizio per Jesse, di cui, però, noi non sappiamo e non dobbiamo sapere niente. Ma questo aspetto non era già chiaro quando Jesse venne liberato da Walt? Già il finale di Breaking Bad, FeLiNa lasciava all’immaginazione del fruitore il destino di Jesse. Dunque lo scopo del film, oltre ad accontentare la fanbase, è di precisare che le cose nella realtà non sono così semplici come ce le immaginiamo. Così, Vince Gilligan ha voluto rappresentare le peripezie conclusive di Jesse per uscire definitivamente dal drammatico pasticcio esistenziale in cui si era cacciato. Alla luce di El Camino la trama di Breaking Bad viene ridotta a una sorta di Bildungsroman di un giovane ragazzo. 

Un film di cui non avevamo bisogno

La scelta di approfondire le vicende post-serie di Breaking Bad solo dal punto di vista di una storyline, quella appunto di Jesse Pinkman, è stata criticata da chi proponeva un approfondimento della prospettiva di Skyler White, eventualità scartata da Gilligan. 

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In ultima istanza, viene da ripetersi la domanda di Montgomery, che, alla luce degli scarsi sviluppi della trama della serie in El Camino, risulta una domanda molto opportuna. In sostanza, il film sul piano registico e scenografico non ha deluso, ma dal punto di vista narrativo, abituati come eravamo a una suspense incalzante e a un intreccio coinvolgente, risulta un flop. Forse proprio perché non si tratta di Breaking Bad, ma di un contenuto narrativo che emula, fungendone da epilogo, uno storytelling meraviglioso. 

Lorenzo Pampanini

24 anni, laureando alla Magistrale di Filosofia all'Università La Sapienza di Roma.
Lorenzo Pampanini
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