Fabio Rovazzi è perfetto, sei tu che non lo capisci

L’ultimo videoclip del creator milanese Fabio Rovazzi, Senza Pensieri, ha già ottenuto in meno di 24 ore – inserire numero grande – di visualizzazioni. No, non è un errore di battitura, è che scrivere un qualsiasi numero sarebbe sbagliato in partenza vista la velocità con cui aumentano. La viralità e Fabio Rovazzi sono infatti ormai un concetto unico e certo, la cui analisi appare però sempre più complessa dal momento che i fenomeni di intrattenimento su scala nazionale vengono spesso declassati a fatti di costume di scarso interesse per l’intellighenzia più ricercata. Soprattutto se il fautore è un giovane, per altro youtuber. Ma mentre i salotti TV rimpastano se stessi in un immaginario stantio e costantemente vittima di reboot (La Tv delle ragazze, nel 2019, ne è un esempio), il mondo avanza e l’universo narrativo dei nativi digitali viene intercettato da un ragazzo che a cadenza annuale incassa un successo.

Ma perché Fabio Rovazzi funziona così tanto? Semplice (o quasi), fa quello che in America fanno costantemente e che solo noi non vogliamo capire. Fabio Rovazzi è lo Stranger Things italiano, una serie-TV che rielabora assieme tutto quello che si può voler vedere su schermo con qualità e intelligenza.

Fabio Rovazzi

La canzone, in breve

«Il mondo finirà 
Non ti devi preoccupare
Pronti con la prova costume 
Per il riscaldamento globale»

La furbizia di Rovazzi ha inizio dal secondario degli elementi: la musica. Ebbene sì, l’accompagnamento musicale è, fuor di sconcerto, semplicemente il pretesto per un progetto che ha come obiettivo l’essere contenitore del maggior numero di riferimenti per la cultura digitale. Dunque la musica è solo l’orpello con cui intaccare anche la comunicazione via radio, ma non per questo viene ignorata dal creator, anzi. Ecco allora comparire massicci richiami al riscaldamento globale, perché l’Italia è stato il paese a rispondere più positivamente alla chiamata social di Greta Thumberg, con 235 raduni organizzati da giovani e giovanissimi. C’è però anche l’occasione di ricordare l’obiettivo delle risate di un internet che non perdona e che crea satira anche su chi è già parodia di se stesso.

«Senza problemi 
Senza pensieri
Abbiamo terra piatta e cieli sereni»

Perché i terrapiattisti sono un avversario satirico comune e il servizio delle iene a riguardo è stato tra i più virali dell’anno, ma non può mancare anche il riferimento al social più usato del momento: Instagram. Il quale viene furbescamente criticato, assieme ai suoi utilizzatori, con la consapevolezza di chi non sta svelando chissà quale via nascosta, ma rimproverando un fenomeno giudicato negativamente dai suoi stessi fruitori, senza però che questo cambi davvero qualcosa. È lo spirito del tempo, tutti critici verso Chiara Ferragni, ma tutti followers attenti.

«Su un’isola di plastica in mezzo al mare
Faccio mille foto mai vestito uguale
In 15 secondi ci si può annoiare»

Fabio Rovazzi

L’analisi del video, un crogiolo di riferimenti

Se la canzone è quindi un carattere secondario del complesso insieme di elementi che compongono il progetto Senza Pensieri, qual è il vero fulcro? La verità è che i prodotti di Fabio Rovazzi tendono a non avere un centro attorno a cui ruotano i riferimenti, come si potrebbe invece notare abbia un programma molto seguito (anche dai giovani) come Ciao Darwin. Rovazzi costruisce in maniera inversa, creando un centro da cui propaga contenuti autonomi e così maggiormente riconoscibili. Un po’ come accade negli universi narrativi molto in voga in ambito cinematografico, come quello della Marvel, c’è una storia centrale, più o meno importante, che diventa scusa per altri intrecci sempre più complessi.

Nel caso di Senza Pensieri siamo di fronte ad un racconto distopico che vede Rovazzi protagonista di quello per scopriamo a fine video essere un complotto che simula una vita, e un benessere, che in realtà non esiste e che è semplice scusa per vendere prodotti. Il quadro generale è così esso stesso un ampio riferimento che pesca a piene mani dall’universo di Black Mirror, decisamente familiare al target a cui Rovazzi comunica. Eppure è solo l’inizio, perché la cornice è riempita dall’apoteosi del cameo, ossia dalla straripante presenza di personaggi più o meno noti dell’immaginario collettivo digitale. Si va da Enrico Mentana, vero e proprio eroe del mondo social, a Fabio Fazio, passando per Kokeshi, YouTuber dell’etichetta Newtopia, Paolo Bonolis, e per chiudere Terence Hill. Gli Avengers d’Italia in quello che in altri tempi, o nei nostri se lo stesso progetto fosse stato un programma Rai, si sarebbe riversato in minestrone di placement sconclusionati. Non accade però a Senza Pensieri, che riesce a reggere il peso dei nomi coinvolti grazie alla costruzione di un vero e proprio mondo narrativo fatto di riferimenti (e pubblicità!).

Fabio Rovazzi
Sì, nella canzone appaiono anche J-Ax e Loredana Berté

Ecco allora che il video viene introdotto da una transizione che emula uno dei videogiochi più attesi del 2019, Cyberpunk 2077, mentre Rovazzi si sposta sullo skateboard volante di Ritorno al futuro. Come appare dopo notare i riferimenti non hanno tempo e convivono su uno stesso livello temporale che li rende sempre presenti. È quello che accade quotidianamente su un internet che ripesca atmosfere passate e le rielabora in versioni patinate per spettatori digitali. È un processo però ben diverso da quello tentato da una TV di programmi zombie, perché qui la rielaborazione non ricorda mai un nostalgico passato, bensì crea un presente. È solo così che gli anni ’80 si sono imposti come immaginario nella maggioranza delle serie-TV più in voga, perché comunicano a chi non li conosce e non è interessato a conoscerli. Semplicemente li ricrea, come un ologramma pensato per giovani cultori di atmosfere coinvolgenti e virtualmente tangibili. Allo stesso modo agisce il video di Rovazzi, che dopo aver richiamato il cult di Robert Zemeckis fa il verso a Temptation Island e The Truman Show. Ancora una volta però il tutto rimane saldamente assieme e permette così il passaggio su schermo di velocissimi placement, da LG a Wind, che difficilmente potrebbero rendere discontinua l’attenzione a spettatori già abituati agli spots tra una storia Instagram e l’altra.

Fabio Rovazzi

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Un sogno del Web

L’immaginario riproposto è così assolutamente fedele alla realtà visiva del target per cui è pensato, il quale forse arriva addirittura ad assistere alla realizzazione di un sogno collettivo proposto da tempo in video molto noti sul web: le YouTube poop. Questi altro non sono che veri e propri mashup narrativi (e non) che vedono il montaggio di immagini e personaggi virali sul web. In Italia sono molto seguite e apprezzate quelle di Nocoldiz e della RT Poop , due canali che negli ultimi anni hanno proprio provato a raccontare mediante questi montaggi una storia che tra i suoi protagonisti vede anche Mentana, oltre che una vera e propria squadra di vips ridoppiati a dovere. Dunque la presenza dell’apprezzatissimo direttore di La7 assieme a Paolo Bonolis (ormai meme vivente) e Maccio Capatonda è la trasposizione in realtà di un sogno del web, quasi fosse il Live-Action di un amato classico Disney.

La continuity e la cultura pop a seguito

Manca un solo elemento: la continuity. Nell’ambito fumettistico, ma ormai anche cinematografico grazie all’invadente serialità, si parla di continuity in riferimento a una storia che prosegue lungo svariati prodotti narrativi. Gli eventi di Senza Pensieri sono in diretto legame con quanto mostrato (dovremmo dire cantato ma ormai abbiamo capito Rovazzi è un medium prevalentemente visivo) nei video precedenti. La pubblicazione dei video a cadenza annuale, particolarità in un mondo digitale di presenza costante, permette non solo il piacere di un racconto in evoluzione, ma anche la messa in scena di un immaginario variegato. Se l’anno precedente appariva efficace mostrare Diletta Leotta e Albano Carrisi assieme, quest’anno non vale più, e così vengono sostituiti da Gigi Marzullo e Kokeshi, permettendo ogni volta di costruire un ritratto fedele di Internet in Italia.

Non bisogna però fare l’errore di considerare quello di Rovazzi un inseguimento della cultura pop (trash?) italiana. Il primo video della “saga”, Volare, è in tal senso una vera e propria dichiarazione d’intenti. Vediamo infatti Fabio Rovazzi e Gianni Morandi ballare sospesi in aria grazie a dei fili. Due burattini tra cui però si nasconde il burattinaio, ossia Rovazzi stesso. Questi mostra se stesso totalmente disinvolto, mentre Morandi in assoluta difficoltà. Il creator si presenta così disposto a giocare, purché sia lui a dare vita alle giostre. È lo Star System televisivo e digitale a seguire le danze del creator, il quale è ormai vetrina obbligata per personaggi disposti a interpretare una parodia di se stessi pur di apparire.

E quindi la genialità di Rovazzi risiederebbe semplicemente nell’abilità di incollare assieme cose che piacciono? No, quello lo si faceva un tempo, prima che ogni narrazione proposta fosse un mondo strutturato di personaggi agenti in più vicende. Prima che la Marvel rendesse possibile un progetto di dieci e più anni costruito attorno all’interazione dei suoi protagonisti lungo diverse pellicole, prima che Instagram diventasse lo strumento di un continuo reportage di natura egoica e prima che internet divorasse la temporalità rigurgitando una confusionaria coesione di temi in velocissimo cambiamento. Ora è diverso, ora si comunica solo se si stimola ogni possibile comparto narrativo della società, solo se si decide di farlo mediante le modalità di attenzione e fruizione di generazioni cresciute all’ombra di un Iphone sempre più grande. Questo Rovazzi l’ha capito, e così è diventato il miglior intrattenitore che l’Italia potesse creare; capace di vendere decine di marchi in un insieme coerente di storie che richiamano il piacere della serialità, il gusto del conosciuto e lo splendore dell’inaspettato.

È l’internet degli anni ’10 portato ai suoi massimi livelli, e sarà necessario studiarlo per capire come sia stato possibile accostare dimensioni così distanti sotto una stessa idea.




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Alessandro Cavaggioni

Appassionato di storie e parole. Amo il Cinema, da solo e in compagnia, amo il silenzio dopo una proiezione e la confusione di parole che esplode da lì a poche ore.
Un paio d'anni fa ho plasmato un altro me, "Il Paroliere matto". Una realtà di Caos in cui mi tuffo ogni qual volta io voglia esprimere qualcosa, sempre con più domande che risposte. Uno pseudonimo divenuto anche canale YouTube e pagina instagram.
Alessandro Cavaggioni
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