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Formelle a confronto: la sfida tra Ghiberti e Brunelleschi

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Nel 1401, a Firenze, viene bandito un concorso dall’Arte dei Mercanti molto prestigioso. Questo incarico prevede la realizzazione della seconda porta del Battistero di San Giovanni, posta a nord. Il compito che devono svolgere gli artisti consiste nel creare una formella in bronzo dorato con la raffigurazione della scena biblica del sacrificio di Isacco. Le prescrizioni da parte dell’Arte dei Mercanti sono molto precise e restrittive, siccome la nuova opera deve riprendere il modello della Prima porta del Battistero, realizzata da Andrea Pisano fra il 1330 e il 1336. Per questo deve essere mistilìnea e quadrilobàta, il tempo di esecuzione non può essere superiore a un anno e, infine, la qualità dei materiali da impiegare deve essere limitata al minimo possibile. Molti artisti famosi partecipano a questo concorso, ma solo la formella di Filippo Brunelleschi e quella di Lorenzo Ghiberti sono state giudicate le migliori. Entrambe, oggi, sono conservate al Museo Nazionale del Bargello di Firenze

Duomo di Firenze con il Battistero in primo piano

La formella di Ghiberti e Brunelleschi a confronto

In entrambe le formelle sono presenti gli stessi personaggi: il giovane Isacco sull’altare, il padre Abramo che si accinge a ucciderlo, l’angelo inviato da Dio per fermarlo, i due accompagnatori di Abramo con l’asino e infine in entrambe compaiono le rocce che indicano la natura montuosa del luogo. La loro differenza si trova nell’usare in modo diverso gli elementi iconografici a loro disposizione. 

Analisi della formella di Lorenzo Ghiberti

Nella composizione del Ghiberti, è tutto perfettamente inscrivibile all’intento di un quadrato perfetto. I personaggi di sinistra sono controbilanciati da quelli di destra, secondo la tradizione di equilibrio e compostezza di sicura ispirazione classica. La roccia divide geometricamente la scena, sottolineando così i due diversi momenti della narrazione: a sinistra, gli ignari servitori che parlano tra di loro accanto all’asino; a destra Abramo e Isacco. I due protagonisti sono realizzati con grande perizia tecnica e profusione di particolari. Questa capacità del Ghiberti sicuramente è dovuta dall’esperienza come orafo nella bottega del patrigno. Le due figure sono armoniche e compiono gesti lenti, come si può vedere in Abramo con il braccio sospeso. Inoltre, l’opera ha anche delle citazioni classiche, come il nudo di Isacco, ispirato probabilmente al Torso di fauno o come la decorazione a girali dell’altare. Il Vasari al riguardo precisa come la formella fosse «finita con tanta diligenza, che pareva fatta non di getti e rinettata con ferri, ma col fiato». 

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L’angelo si materializza come una presenza puramente simbolica, come il gesto che compie per fermare la mano omicida di Abramo. Egli, fuoriuscendo dal piano della formella, ci restituisce un grande effetto di profondità spaziale. Il Ghiberti ha un’attenzione naturalistica molto raffinata, come possiamo notare nella rappresentazione della piccola lucertola, sulla roccia in basso, ai piedi di Abramo. Questa raffinatezza e grande capacita tecnica portano il Ghiberti a vincere il prestigioso concorso. 

Elisa Onori

Nata a Foligno nel 1998, studentessa di Storia dell’Arte con il desiderio di far avvicinare più persone possibili in questo mondo così unico. Nei momenti liberi, le piace rifugiarsi nel cinema d’autore e nei grandi classici della letteratura.

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