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Woody al museo: setting museale nel cinema di Allen

13 minuti di lettura

Il museo, la cui etimologia deriva dal greco museion, “luogo sacro alle Muse”, è lo spazio altro per eccellenza, pausa di sospensione dalle attività routinarie, palestra del pensiero critico e della costruzione di significato. Il museo è stato infatti annoverato dal filosofo Michel Foucault tra i luoghi eterotopi ovvero «quegli spazi che hanno la caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».

Non stupisce dunque che molti registi abbiano deciso di ambientare alcune delle sequenze più famose delle loro opere al museo, da Jean Luc Godard (Jules e Jim) ad Alfred Hitchcock (La donna che visse due volte), fino alla recente saga umoristica di Una Notte al Museo.

Tra i registi che hanno fatto del museo un vero e proprio leitmotiv non si può non citare Woody Allen, per i cui personaggi la visita al museo rientra perfettamente nello stile di vita dell’intellettuale newyorkese che, tra una nevrosi e una crisi esistenziale, discute animatamente di teatro avanguardista, cinema d’essai e arte contemporanea.

I protagonisti di Allen parlano freneticamente dei propri consumi culturali attraverso cui mettono a nudo sé stessi e la propria visione del mondo, sono sempre aggiornati sulle ultime tendenze artistiche e hanno un’opinione – spesso volutamente impopolare e provocatoria – su tutto.

Ripercorriamo alcune delle pellicole dove l’arte e i musei fungono da cornice estetica perfetta per i dialoghi corrosivi e brillanti di una delle grandi penne del nostro secolo.

Manhattan (1979)

«New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata», questo l’incipit memorabile di Manhattan, film che ha ottenuto una nomination agli Oscar del 1980 per la miglior sceneggiatura originale, che vede protagonisti l’autore televisivo Isaac (Woody Allen) e la giornalista culturale Mary, alias Diane Keaton, che si frequentano nonostante siano entrambi impegnati, girovagando per i luoghi nevralgici di una romantica New York in bianco e nero.

L’intera pellicola è un omaggio appassionato ai principali luoghi culturali di New York, a partire dal Planetarium, dove i due protagonisti si rifugiano dopo una pioggia improvvisa, fino al MoMA e al Whitney Museum of Modern Art.

È proprio al MoMa che Isaacs e Mary si incontrano e si scontrano per la prima volta, durante l’inaugurazione di una retrospettiva di Sol Le Witt, nome di punta della tendenza concettuale e minimalista che si era imposta negli anni Sessanta in antitesi alla Pop Art. L’arte diventa subito argomento di discussione e di scontro tra i protagonisti, che stroncano ciò che piace all’uno e lodano ciò che disprezza l’altro, trasformando le proprie preferenze artistiche in un campo di battaglia dialettico senza esclusione di colpi.

Successivamente il setting museale cambia e i due si trovano nuovamente a confrontarsi al Whitney Museum, stavolta davanti a un’opera di Franz Kline, On the wall, capolavoro dell’Espressionismo astratto, prima corrente artis…

Elisa Onori

Nata a Foligno nel 1998, studentessa di Storia dell’Arte con il desiderio di far avvicinare più persone possibili in questo mondo così unico. Nei momenti liberi, le piace rifugiarsi nel cinema d’autore e nei grandi classici della letteratura.

Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, laureata in Studi Storico-artistici presso l’Università La Sapienza, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Storia dell’arte. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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