«Hysterical Literature», il volto erotico della letteratura

L’universo del porno ci ha abituati ad una prospettiva maschio-centrica. Inquadrature direttamente sui genitali, dove non viene lasciato nessuno spazio all’immaginazione e donne che, salvo pochissime categorie, risultano sempre subalterne agli uomini. Ridurre tutta la questione ad un rapporto di dominanza e sottomissione sarebbe ridicolo e non farebbe altro che aumentare il potenziale volgare e grottesco di un certo tipo di porno.

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Possiamo però fare di più, cercando di esplorare altri universi di senso e altre dimensioni ugualmente pornografiche, ma con un maggiore tocco di stile.

Cosa è porno?

Il porno è ciò che Luis Buñuel ha mostrato nel film Belle de jour, pellicola del 1967 con protagonista una sublime Catherine Deneuve, tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Kessel, in cui Séverine (Cathrine Deneuve) spia dal buco della serratura ciò che succede all’interno di una casa chiusa.

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Quell’immagine è l’emblema del porno: avere uno sguardo fisso e limitato su una scena, in cui ogni dettaglio diventa motivo di turbamento, quasi ossessivo. Perché l’incapacità di avere una visione larga e chiara su un accaduto causa un senso di smarrimento, ma al contempo una sorta di scabrosa e inconfessabile fissazione nei confronti di quel dettaglio.

Hysterical Literature
Catherine Deneuve in una scena tratta da Belle de jour, 1967

«Hysterical Literature»: il porno d’arte di Cubitt

Questo l’ha ben compreso Clayton Cubitt, fotografo, regista e scrittore americano che il primo agosto 2012 lancia su YouTube il primo episodio di Hysterical Literature. Che cos’è? Un prodotto pornografico geniale.

Hysterical Literature è pornografico nella misura in cui l’inquadratura è fissa sul soggetto: una donna ripresa in piano americano legge delle pagine di un romanzo. Tutto rigorosamente in bianco e nero. Fin qui nulla di strano, se non per il fatto che tra le gambe di quella donna, che non si vedono, ovviamente, qualcuno sta giocando con un vibratore. L’effetto è straordinario. Durante la lettura, che parte pacificamente e senza lasciare presagire assolutamente nulla, la donna inizia a emettere dei suoni di godimento fino ad arrivare all’orgasmo. La sua voce, il tono con cui legge e il suo volto cambiano, raccontandoci tutto di quell’esperienza mistica che si sta consumando sotto il tavolo e di cui, però, non vediamo nulla.

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Per realizzare questi video, dodici sessioni in tutto, Cubitt sceglie per lo più ballerine di burlesque e pornodive, ma il risultato è di un’indiscussa eleganza. «Less is more», sosteneva l’architetto Ludwig Mies van der Rohe, e infatti niente di più vero, come si dimostra nei video di Cubitt. La scenografia è ridotta a zero, ma l’effetto sullo spettatore è dirompente proprio in virtù di quel non visto e dell’impossibilità a vedere, tradotta in un invito a immaginare tutto e il contrario di tutto.

In compenso vengono messi in rilievo due elementi fondamentali in un rapporto sessuale che non sia quello plastico del porno contemporaneo, dove tutto è platinato e indiscutibilmente finto: il volto e la voce. Le espressioni facciali e vocali delle donne che si prestano alla telecamera di Cubitt sono estremamente spontanee e reali e questo crea un elevato tasso di eccitabilità in chi guarda, tanto che le sessioni di Hysteriacal Literature sono state diffuse in duecento Paesi superando i novanta milioni di visualizzazioni.

Chiaramente in molti hanno provato ad imitarlo, producendo video non solo di un discutibile valore artistico, ma anche estremamente volgari e scontati.


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Antonella D'Eri Viesti
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