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I geni sono i veri agenti evolutivi?

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Quando negli anni ’70 nella comunità scientifica imperversava il dibattito su quali fossero i veri agenti evolutivi, l’etologo Richard Dawkins elaborò la sua teoria del gene egoista e ci fu un movimento generale di scompiglio. La posta in gioco, dopo tutto, era alta : si trattava di assegnare il ruolo di protagonista dei processi evolutivi. Ebbene per Dawkins il punto era di affermare, che quello che in un secondo memento sarà chiamato individuo biologico, era proprio quell’unità elementare di duplicazione nota come gene.

Nel 1976 infatti Dawkins avanzò una tesi che avrebbe cambiato i termini della discussione: la vera lotta evolutiva è quella che avviene tra i geni, i quali si servono degli organismi individuali per continuare ad esistere; gli organismi non sono altro che i veicoli dei geni. In altre parole, secondo Dawkins, la storia dell’evoluzione della vita sulla Terra deve essere spiegata nei termini della storia dei geni. Siccome poi, stando la teoria del professore di storia e filosofia della scienza Godfrey-Smith i geni sono «riproduttori supportati» – essi si riproducono allorquando lo fa un organismo che li ospita – allora la lotta evolutiva si concretizza nella ricerca, di ciascun gene, della strategia più efficace per essere incluso in un organismo. Inoltre gran parte del materiale genetico di un organismo non viene da lui utilizzato, allora perché portarselo dietro se non per soddisfare le esigenze esistenziali dei geni stessi?

Le conseguenze della teoria di Dawkins sono radicali. Non solo gli organismi umani, ma gli organismi in genere non sarebbero al centro della storia del mondo, bensì la storia della vita sarebbe la storia dei geni. Inoltre come spiegare l’altruismo in una storia fatta di geni egoisti? L’altruismo sarebbe solo apparente, il modo in cui, strategicamente, un gene egoista si è fatto strada per la supremazia e la sussistenza. La teoria di Dawkins presenta però delle falle. Più che altro solleva delle domande. Secondo la tesi di Dawkins gli organismi non sarebbero individui biologici (cioè unità della selezione naturale) perché non sono di per sé stabili, mentre sono piuttosto contenitori di individui stabili che sono, appunto, i geni, i veri agenti della selezione naturale e quindi dell’evoluzione.

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Tuttavia possiamo affermare, con diversi naturalisti, che i geni non godono dell’autonomia di un macroindividuo come un organismo, e soprattutto possiamo criticare questa teoria in termini più biologico-molecolari con le osservazioni dell’evoluzionista di Harvard Richard Lewontin. Le idee di Lewontin sono rivolte alle proteine, più che ai geni. Questi ultimi infatti sono solo delle unità di duplicazione, cioè svolgono la semplice funzione di trasmettere le informazioni dei codici e sarebbero quindi privi di un contenuto specifico relativo alla struttura di un certo organismo, pertanto i geni non sarebbero i veri agenti evolutivi. Per Lewontin occorre comprendere in base a quali meccanismi una certa proteina viene prodotta all’interno di una cellula. Quando nel 1990 venne avviato il Progetto Genoma Umano, Lewontin avanzò subito la sua critica alla teoria dei geni. Per lui i geni sono inerti sul piano della vita, essendo presenti anche nel fossile privo di vita e nelle carcasse dei dinosauri che popolano i musei.

Nel Progetto del Ripiegamento del Proteoma umano, iniziativa promossa dalla New York University, dalla University of Washington e dall’Istitute for Sysrtem Biology di Seattle, avviata nel 2004 e ancora in corso, le tesi di Lewontin sulla non importanza dei geni per la questione evolutiva trovano una più chiara definizione. Sebbene una catena di amminoacidi venga codificata a partire da diversi geni, questi ultimi non contengono le informazioni atte a far conoscere in che modo la proteina si ripiegherà per svolgere future funzioni. I geni sarebbero quindi privi di qualsiasi contenuto realmente utile a farci comprendere il funzionamento della vita umana e della vita in genere.

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Le cause evolutive e le ragioni concrete dell’evoluzione nonché le sue modalità andrebbero, allora, ricercate in altri tipi di evoluzioni dette epigenetiche, cioè tutte quelle caratteristiche ereditarie che vengono trasmesse attraverso il DNA, ma per cui i geni non svolgono alcun ruolo. Oppure tali ragioni evolutive vanno ricercate nelle mutazioni originarie del comportamento degli organismi mesoscopici che interessano il nostro circle of concern (sfera di influenza biologica). Almeno per quanto riguarda gli uomini, l’evoluzione va ricercata nelle modalità di funzionamento del cervello. Tutto si riduce nel comprendere il rapporto tra la mente e i simboli.

Ma l’ingegneria genetica si spinge, oltre ogni questione teoretica sulla bioetica di certe modalità di intervento umano nelle specie viventi, a creare nuove specie. Il primo e più eclatante caso è quello di Craig Venter che con la sua équipe nel 2010 è riuscito a svuotare l’involucro genetico di un batterio per inserirvi un DNA creato in laboratorio: ne venne fuori una nuova specie vivente. Esperimenti di questo tipo superano le visioni religiose per cui il mondo è stato creato una volta per tutte da un essere superiore con tutte le specie alle quali non possono esserne aggiunge di nuove, come afferma il Systema Naturae di Linneo la cui prima pubblicazione risale al 1735. Su questo punto bisogna dire che non solo l’idea che non possano esservi nuove specie è erronea, ma che anche affermare che esista una specie la cui essenza sia stabilita una volta per tutte è altrettanto un’idea improponibile, se così fosse non esisterebbe l’evoluzione come tale.

Concludendo con un esempio efficace a supporto di questa affermazione che risulta essere a favore della creazione di OGM, riportiamo un esempio che risale a qualche giorno fa. I ricercatori del Kunming Institute of Zoology hanno annunciato di aver creato scimmie trans-genetiche immettendo geni umani in alcuni esemplari di macaco e pensano di spingersi fino a creare degli organoidi, simili agli organi umani. La via per dar vita ad una nuova specie intelligente è ormai stata aperta a pieno titolo. Allora i geni sono, oggi, dei vettori per la produzione assistita di nuove specie viventi, e in questo senso effettivamente gli agenti evolutivi della vita terrestre.

 

Lorenzo Pampanini

Classe 1994. Laureato in Scienze Filosofiche all'Università La Sapienza di Roma.

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