«Io, mai niente con nessuno avevo fatto»: al Teatro Franco Parenti la potenza travolgente della memoria

Il peso del passato

Quando sovrasta il presente, la memoria apre di tanto in tanto una fenditura nel terreno che dovrebbe sostenere il peso del momento. Ciò che è accaduto si accumula, spesso stratificandosi, fino al momento in cui vi si punta lo sguardo indagatore alla ricerca della comprensione.

Ci si impunta sul passato così da scavarlo, tanto da scalfirlo e spaccarlo, sgretolarlo nella miriade di attimi che lo compongono.

Ciò che resta è destinato a una doppia alternativa: sassi da collezionare, conservati sotto una teca oppure sabbia, da rimescolare per crearne nuovo materiale da costruzione.

Scegliere il proprio passato

Indagare il passato comporta dunque la consapevolezza circa la propria finalità: osservarlo con atteggiamento da visitatore di museo o utilizzarlo per darsi stabilità? Tale coscienza emerge attraverso il filtro della mescolanza tra sentimento e accaduto: è arduo mantenere un giusto equilibrio che non intorbidisca l’uno con l’altro.

Il complesso connubio di passione e accadimenti trova espressione esemplare nella rappresentazione di un passato consapevolmente patetico di tre vite indagate con profondità travolgente: la compagnia Vuccirìa Teatro arriva al Teatro Franco Parenti con Io, mai niente con nessuno avevo fatto, in scena dal 14 al 26 gennaio.

La verace scelta drammaturgica del dialetto siciliano dona vivida immediatezza alla messa in scena di Joele Anastasi in cui i tre protagonisti rivelano il proprio passato in un racconto energico e puro.

La novità del passato

La forza attoriale di Joele Anastasi, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano fa esplodere la crudezza di un passato indagato per essere ridotto in polvere.

La sollecitudine accorata delle parole rende i monologhi comunicanti, creando un flusso continuo in cui i punti di vista si correlano compenetrandosi. La sincerità diviene il canale portante attraverso cui le parole si rincorrono mescolandosi alle emozioni sino all’impatto dirompente con lo spettatore.

Il passato viene distrutto con il portento inesauribile della disillusione, che riesce a offrire una nuova prospettiva al dolore e alla sofferenza di una vicenda sentimentale fortemente sofferta.

Memoria e ricordo

Il passato può essere memorizzato, quasi categorizzato, catalogato oppure divenir materia prima con cui formare il presente.

L’alternativa dipende dalla forza con cui viene affrontato: per essere conservato nella memoria deve essere piuttosto intatto, per poter cementificare il presente, ricostruendolo, necessita di essere ridotto a sabbia o ghiaia.

La potenza penetrante che dall’oggi si avventa su ciò che è stato rivela il bisogno ineludibile di capire la base di partenza su cui poggia potenzialmente il futuro.

Il movimento del futuro

La sfida sta nel costruire su fondamenta stabili, tali da dare stabilità al presente e costituire un buon punto d’appoggio per l’avvenire, senza immobilizzarlo ancorandolo a un eterno ritorno dell’uguale.

Il gioco immaginativo del teatro restituisce vitalità al passato biografico con la brillantezza dell’azione e delle parole, così che la tragedia possa raggiungere la desiderata e necessaria catarsi: la tragicità insita nel destino di chi è puro trova espressione nei movimenti convulsi della danza, come rivelazione inevitabile della forza vitale di chi combatte per il proprio sentire e pensare.

Il presente è l’occasione per dare movimento a un passato amaro: all’immobilità della memorizzazione e di una ricostruzione statica del presente sulla base del passato si propone l’alternativa vigorosa di chi sa osservare il passato, liberandosi dai suoi fantasmi donandogli la vividezza di un presente disincantato che sappia riconoscere gioie e dolori, per restituirli all’immaginazione e alla commozione del pubblico.

Anastasia Ciocca
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