Memorie di Adriana

«Memorie di Adriana»: l’ironica eleganza del ricordo al Teatro Franco Parenti

Lo specchio del ricordo

Per potersi specchiare è necessario porsi a una distanza tale da permettere il passaggio dalla tridimensionalità alla superficie bidimensionale dell’immagine speculare, la perdita della profondità implica una sorta di diluizione della stessa nello spazio che intercorre tra riflettente e riflesso. Così nei ricordi capita sovente di scorgere con più precisione dettagli e particolari più distanti, come se il tempo costituisse lo spazio necessario all’immagine per diventare nitida.

La distanza del ricordo

La memoria contraccambia la propria verità con una presa di distanza e nonostante i propri ricordi siano sprofondati nel recondito interno di ognuno, è opportuno distanziarsene per poter riflettervisi. E’ comprensibile dunque lo sforzo collettivo del ricordo, come se la memoria altrui, estranea al proprio vissuto, potesse sradicare dalla coincidenza miope e puntuale con il proprio passato e concedere un punto di vista più ampio.

Ironia e memoria

La memoria è fisiologicamente ironica, per funzionare implica un distacco, una distanza temporale o uno spazio relazionale. La combinazione del tempo con la voce di altri dà luce al nitore autobiografico, è un esperimento di ironia immaginativa. Per essere in grado di raccontare raccontandosi è infatti necessario assumere uno sguardo dinamico che riesca ad essere contemporaneamente dentro e fuori, fingendo tanto l’interno quanto l’esterno.

Autobiografia e ricordo

La  costruzione di sé attraverso la parola è un movimento vicendevole di straniamento ed introiezione: il racconto di sé si forma nell’assunzione di una parte che possa essere caratteristica generale e saliente del proprio tutto. Il ricordo si lega inevitabilmente alla dimenticanza, ciò che viene tralasciato forma un’ombra che mette in luce ancor più la scelta del racconto. Esempio magistrale dell’ironia autobiografica è lo spettacolo Memorie di Adriana, una produzione  Teatro Franco Parenti in collaborazione con Festival dei Due Mondi di Spoleto al teatro Franco Parenti dal 15 gennaio al 10 febbraio.

Inscenare il racconto

Nello spazio puntuale della scena teatrale, attore e personaggio si identificano facendo coincidere abilità tecnica e stupore disinteressato in Adriana Asti. Il ricordo di sé diviene racconto lungo la distanza temporale che ripercorre le variopinte vicende di una donna verace e appassionata. La finzione teatrale consente di conciliare il ricordo e la dimenticanza.

L’eleganza della parte

Il racconto si intesse con eleganza nella trama della vicenda della propria messa in scena. Il palcoscenico offre il pretesto per una conversazione a più voci: con Andrea Soffiantini, Andrea Narsi e Giuseppe di Benedetto al pianoforte la memoria viene agita e il testo diviene spettacolo. Tratto dal libro Raccontare e dimenticare, conversazione tra Adriana Asti e René De Ceccatty, Memorie di Adriana è l’esperimento perfettamente riuscito del gioco immaginativo in atto a teatro.

Inscenare la verità

La regista Andrée Ruth Shammah è sarta della parola: accomoda il testo al corpo dell’attore, trasformandolo in personaggio. L’adattamento teatrale assume inevitabilità, la nuda verità di sé nelle proprie parole rammemoranti può essere inscenata grazie al corpo vivo dell’attore. Il ricordo di sé prende vita attraverso le memorie di altri: nello sforzo continuo di potersi riconoscere retrospettivamente ci si affida a una parte, con la consapevolezza ironica di potersi scorgere nitidamente solo puntualmente, accettando un punto di vista per volta perché la messa a fuoco avviene solo sui dettagli.

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Attore e personaggio nel ricordo

Il passato si frantuma nelle miriadi di parti di cui è costituito e torna ad essere verosimilmente variopinto, perdendo quella falsa apparenza di blocco monocromo caratterizzato univocamente da un tempo concluso.  L’ironia e l’eleganza permettono al ricordo di movimentarsi nella dimensione temporale, che diviene così flessibile: l’immedesimazione tra personaggio e attore esemplifica icasticamente la coincidenza tra passato e presente suscitando nel pubblico meraviglia e stupore per un ricordo raccontato sempre reale e seducente.

 

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