L'amore che mi resta

«L’amore che mi resta»: il tentativo disperato di avere accesso alle proprie origini

È uscita da pochissimo l’edizione francese di uno splendido romanzo italiano, pubblicato l’anno scorso da Einaudi: L’amore che mi resta (acquista) della filosofa Michela Marzano.

L'amore che mi resta
L’edizione francese di L’amore che mi resta, edita da Grasset

Un’opera importante anzitutto per la carriera dell’autrice, che non aveva mai scritto romanzi prima di questo. L’unico suo libro precedente che un po’ si avvicina a questo genere è Volevo essere una farfalla (Mondadori, 2011), che però la Marzano preferisce considerare uno scritto autobiografico.

Due vite che si sgretolano

Protagoniste de L’amore che mi resta sono Daria, una donna di mezza età, e sua figlia adottiva Giada. Una sera d’autunno Daria riceve una telefonata che le annuncia che l’amata figlia venticinquenne si è tolta la vita con un mix letale di farmaci.

La madre non è solo lacerata dalla perdita, ma anche dal senso di colpa: Giada le pareva una giovane donna brillante, soddisfatta della propria esistenza. Che cosa l’ha spinta allora a suicidarsi? E soprattutto: come può Daria, sua madre, non aver capito nulla del malessere di Giada e della sua portata?

L'amore che mi resta
L’edizione italiana, L’amore che mi resta, edit da Einaudi

Il romanzo, dolorosissimo ma necessario, è un viaggio a ritroso nella storia di Daria e di Giada. È una ricerca di «pezzi mancanti» nella propria esistenza, pezzi che non consentono di proseguire il proprio cammino.

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Per vent’anni, in segreto, Giada non ha fatto che chiedersi chi era la sua madre biologica e perché questa l’ha abbandonata. Le domande hanno assillato Giada al punto che, quando si è vista negare l’accesso alle informazioni sulla donna che l’ha messa al mondo, l’ha fatta finita.

Una storia di dolore e di riscatto

L’amore che mi resta è un romanzo che, soprattutto nella prima parte, sembra un vero e proprio rantolo di dolore. Il lettore si trova di fronte alla disperazione più nera che colpisce Daria, la quale non solo non riesce a venirne fuori, ma nemmeno vuole. Crede che sia giusto continuare a sentire quel dolore lancinante, come in una sorta di punizione per non aver mai saputo comprendere davvero il mondo interiore di Giada.

La svolta avviene grazie all’incontro con una psicoterapeuta, Cristiana, che – grazie agli scritti lasciati da Giada – aiuterà Daria a capire chi era veramente sua figlia e qual era la portata del suo dolore. Cristiana rifletterà con Daria sulla storia di Giada e di tanti e tante come lei, provando a vedere tutto da un’altra prospettiva in quello che forse è fra i passaggi più belli e toccanti di tutto il romanzo:

Nella stragrande maggioranza dei casi, le donne che non riconoscono i figli non li abbandonano, ma li lasciano. La differenza è fondamentale: l’abbandono indica sempre qualcosa di negativo; il lasciare no, al contrario. Si lascia ciò che non si è in grado di tenere; si lascia ciò che è talmente prezioso da meritare qualcosa di meglio.

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Cristiana mostrerà a Daria anche che andare avanti non significa voler dimenticare quello che è stato, bensì creare qualcosa di bello, paradossalmente perfino da una situazione terribile come la perdita di un figlio. A sorpresa, la vita darà a Daria e alla sua famiglia una straordinaria possibilità di riscatto.

Michela Marzano sembra voler dire che, nonostante nulla potrà riportare indietro Giada, c’è ancora posto per la bellezza nella vita delle persone che l’hanno amata.

Una fiction personale

I sentimenti di Giada sono resi in modo talmente realistico che qualcuno non ha potuto fare a meno di chiedere alla Marzano se avesse vissuto quella storia in prima persona. La risposta, per chi conosce il pensiero di questa filosofa dei giorni nostri e ha letto Volevo essere una farfalla, è «».

L'amore che mi resta
Michela Marzano – Fonte: www.toscanaeventinews.it

La storia di Giada e Daria è totalmente inventata, seppur molto realistica, e l’autrice non è stata adottata dai suoi genitori. Tuttavia, il costante senso di inadeguatezza di Giada, così come la sua paura di essere (ancora) abbandonata, sono temi cardine della produzione della Marzano, che ha vissuto per anni sulla propria pelle quelle sensazioni e ha molto lottato per conviverci più o meno pacificamente.

Nemmeno la tematica del suicidio è nuova a chi conosce Volevo essere una farfalla, opera in cui la Marzano racconta di avere cercato, in giovane età, di togliersi la vita, venendo fortunatamente salvata prima che accadesse l’irreparabile. In questo senso, se proprio si vuole accostare Giada all’autrice, si può pensare che L’amore che mi resta mostra quello che sarebbe potuto succedere se Michela non fosse stata soccorsa in tempo.

L'amore che mi resta
Michela Marzano – Fonte: indcises.wordpress.com

Soprattutto, però, è importante ricordare quanto la tematica dell’accesso alle proprie origini sia cara alla Marzano, che ne ha anche recentemente parlato in un articolo su La Repubblica. Con quest’opera di finzione, Michela Marzano fa scoprire ai suoi lettori che a volte risulta impossibile vivere quando al libro della propria vita sono state strappate le prime pagine. Non si conosce l’inizio della storia e di conseguenza non si riesce a dare un senso a tutto il resto.

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L’amore che mi resta si rivela perciò un’occasione per riflettere su un vuoto legislativo che interessa ancora il nostro Paese, in cui molto spesso la legge non consente l’accesso alle informazioni sulla propria madre biologica. Il romanzo, da pura finzione letteraria, si trasforma così in un invito, anche e soprattutto per chi non è toccato in prima persona, a una presa di coscienza verso situazioni fin troppo dolorosamente reali per chi le vive.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.