«Le mille bocche della nostra sete»: l’amore tra due ragazze nel dopoguerra

Le mille bocche della nostra sete (2010) (acquista) è un romanzo di Guido Conti che tocca un tema molto particolare e delicato: l’amore tra due ragazze nell’Italia del dopoguerra.

La trama

È l’estate del 1946. Marzia, diciassette anni, incontra per la prima volta Emma, un anno più grande. Le due adolescenti sono i classici opposti che si attraggono: Marzia è timida, chiusa in sé stessa a causa degli anni passati in un collegio svizzero durante la Seconda Guerra Mondiale, totalmente inesperta per quanto riguarda la vita; Emma è invece solare, vivace, «pazza», come la definisce il padre. Il loro rapporto è inizialmente un’attrazione incompresa, fatta di amore e odio, di fascino e repulsione insieme. Ma quando il padre di Emma, il signor Marra, invita Marzia a passare qualche settimana nella loro villa, le due si avvicinano più che mai, confidandosi i segreti e le paure più intime. Marzia vive in una famiglia dove non si sente accettata: il padre la sfrutta per concludere affari con i suoi clienti, mentre la madre non l’ha mai desiderata e si rivela essere sempre più fredda e cinica nei suoi confronti, distante. Dall’altra parte, Emma ha perso la madre quando era ancora una bambina e deve ora sostenere il peso di un padre troppo spesso ubriaco e violento, continuamente sofferente a causa della grande somiglianza tra la moglie deceduta e la figlia. Tutto questo la porta a mostrarsi come una ragazza sicura di sé e vanitosa, spesso vendicativa e subdola, ma in realtà – dietro la maschera – fragile e sola.

La vergogna di un amore proibito

Raccontandosi l’un l’altra i fantasmi del proprio passato, Marzia ed Emma si innamorano pian piano, scoprendosi poco alla volta e diventando alla fine dell’estate inseparabili. Il loro amore è però proibito, sporco e, secondo le due adolescenti, manderebbe in rovina le rispettive famiglie. In un’epoca in cui molti matrimoni sono ancora economici e di interesse, amare una donna – proveniente oltretutto da una famiglia non del tutto rispettabile – è considerato un atto immorale per cui si dovrebbe provare vergogna. Condizionate dalla società, le due ragazze si sentono quindi inadeguate e macchiate da una colpa che va oltre la loro conoscenza del mondo. Tuttavia, le protagoniste non possono fare a meno del loro amore: i loro appuntamenti sono quindi segreti, pieni di ansie e paure, sono incontri fatti di corridoi percorsi in punta di piedi per raggiungersi in camera durante la notte, di bigliettini d’amore nascosti sotto al cuscino, di poesie lette sottovoce in riva al mare. Proprio da una poesia di D’Annunzio, A Mezzodì, è infatti tratto il titolo del romanzo:

«A mezzodì scopersi tra le canne
del Motrone argiglioso l’aspra ninfa
nericiglia, sorella di Siringa. 

L’ebbi sù miei ginocchi di silvano;
e nella sua saliva amarulenta
assaporai l’orígano e la menta.

Per entro al rombo della nostra ardenza
udimmo crepitar sopra le canne
pioggia d’agosto calda come sangue.

Fremere udimmo nelle arsicce crete
le mille bocche della nostra sete.»

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Se D’Annunzio voleva raccontare con questa poesia l’esperienza erotica avuta con una donna tra le canne del torrente Motrone, Emma e Marzia applicano il componimento al loro amore, di natura molto diversa, ma allo stesso modo segreto. Anche la loro passione sboccia al fiume, dove per la prima volta hanno la possibilità di stare sole e ammirarsi l’un l’altra nella loro giovane bellezza. L’amore sincero tra le due ragazze verrà però rotto dalle rispettive famiglie che, scoperto il loro segreto, le divideranno con l’intenzione di riportarle sulla “retta via”. Marzia in particolare dovrà arrendersi a un matrimonio d’interesse per mettere a tacere le voci sul suo conto. Il destino però, dopo vent’anni di silenzio, le farà incontrare di nuovo in modo inaspettato.

Un romanzo coinvolgente

Il romanzo è coinvolgente e scorrevole, con uno stile semplice ma a tratti poetico, intenso nella sua delicatezza. Inoltre, sebbene le due ragazze siano – soprattutto nella prima parte dell’opera – molto stereotipate e poco scavate psicologicamente, con l’avanzare della storia le loro personalità si fanno, via via, più chiare e complesse. Le mille bocche della nostra sete è poi un libro ben calibrato tra erotismo e romanticismo, tra amore fisico e mentale: le scene più sentimentali non cadono mai nel melenso, mentre quelle erotiche sono sviluppate in modo schietto, trasparente, ma mai volgare. Il tema dell’amore tra donne e delle problematiche che da esso derivano è poi molto attuale, pur essendo il romanzo ambientato nell’Italia di settant’anni fa. La storia, nel suo finale non del tutto chiuso, lascia il lettore malinconico, ma, al tempo stesso, lancia un messaggio forte: anche l’amore tra Emma e Marzia, superati i giudizi altrui, ha la possibilità di trionfare.

Le mille bocche della nostra sete

«Dopo aver dormito con Emma, Marzia sentiva il desiderio di stare sola. Avvertiva un piacere immenso nell’accarezzare di notte l’amica che veniva a trovarla, nel baciare le sue mani, il suo collo, le sue braccia color terracotta, il suo ventre, ma poi, di giorno, la paura che qualcuno potesse capire nei suoi occhi la vergogna, la portava a isolarsi. Quando Emma scivolava via dal suo letto, Marzia provava una sensazione di sudicio. Sporco sulla pelle e dentro l’anima. Più questo fastidio le si attaccava addosso, più diventava intenso il desiderio di rivedere l’amica, di provare di nuovo piacere con lei. E poi ancora la voglia di stare sola, lontano dal mondo, dalla gente, come capita quando ci si accorge che là fuori tutto è una minaccia. Era una sensazione oscura di paura quella che si tendeva nella sua anima e la stordiva. L’amore di Emma le aveva aperto all’improvviso gli occhi al sole e al mondo, e il mondo era meraviglioso e terribile.»

bacio
Dalila Forni
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