Mario Martone, il cinema
dei corsi e ricorsi storici

Mario MartoneMario Martone, classe 1959, prima di dedicarsi alla regia cinematografica si afferma nel mondo dello spettacolo grazie a un’insita vivacità artistica che già negli anni dell’università lo porta a mettere in scena il suo primo spettacolo, Faust o la quadratura del cerchio, e a fondare nel 1977 insieme all’attore Andrea Renzi il gruppo teatrale Nobili di Rosa, che tre anni dopo diventerà Falso Movimento. In seguito, il gruppo si unirà al Teatro dei mutamenti di Antonio Neiwiller e al Teatro Studio di Caserta di Toni Servillo, per dare origine a Teatri Uniti.

Il suo primo lungometraggio, Morte di un matematico napoletano (1992), ispirato alla tragica vita del professore Renato Caccioppoli, nasce dal desiderio di raccontare le vicende e le ipocrisie della sua città natale, Napoli. Il film si aggiudica nello stesso anno il Gran premio della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. La carriera artistica di Martone è un avvicendarsi di cinema, teatro e letteratura che lo vede non solo regista di L’amore molesto nel 1995 (presentato al Festival di Cannes e vincitore dei premi David di Donatello e Nastro d’Argento), ispirato dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, ma anche direttore del Teatro Argentina di Roma, del Teatro Stabile di Napoli e del Teatro Stabile di Torino. Firma inoltre numerosi allestimenti per la lirica, da Cavalleria Rusticana e Pagliacci per il Teatro La Scala di Milano alla Aureliano e Palmira per il Rossini Opera Festival di Pesaro. Nel 2010 dirige Noi credevamo, una storia che affonda le radici nello spirito e negli avvenimenti dei moti rivoluzionari del Risorgimento italiano. Nel 2014 alla Mostra del Cinema di Venezia viene presentato uno dei suoi progetti più ambiziosi: Il giovane favoloso, film che racconta la vita e la formazione di Giacomo Leopardi, punto di riferimento della nostra letteratura italiana. Il 29 Giugno 2015 in occasione dei festeggiamenti per il compleanno del poeta, Mario Martone, insieme all’attore Elio Germano, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Recanati, borgo natio del sommo poeta marchigiano.

Toni Servillo nel film Rasoi

Toni Servillo in Rasoi

Nelle prime regie di Martone possiamo riconoscere gli echi di un cinematografico rinascimento partenopeo, che attraverso grandi autori e registi, come Pappi Corsicato e Antonio Capuano, dipinge con maestria le contraddizioni e il fascino di una Napoli ambigua, complessa, dalle mille sfumature e colori. La sua personalità così indefinita e tormentata va a riflettersi nelle vite dei suoi stessi abitanti, personaggi eccentrici che vivono a metà strada tra lo straordinario e il quotidiano. Rasoi (1993) è sicuramente uno degli esempi più pregnanti di una poesia dove il cinema diventa teatro e il teatro diventa vita reale. Il film è un insieme di storie, di racconti intrecciati che vanno a comporre il complesso e tragico mosaico di una città moderna e primitiva allo stesso tempo, ferita da un’arma a doppio taglio, appunto, un rasoio. L’esuberante città continua a essere protagonista nel cinema di Martone anche nell’intenso L’amore molesto, dove il dramma intimo ed esistenziale della giovane Delia diventa metafora della città stessa in un crescendo di tensione dai toni aspri e sinistri.

Una scena del film Noi credevamo

Una scena del film Noi credevamo

Questo cinema così vero e crudo è un’estenuante ricerca della verità, un continuo indagare nel passato per mettere in luce corsi e ricorsi storici. Possiamo infatti rivedere gli italiani di oggi nell’accurata ricostruzione filologica di Noi Credevamo, resoconto di una controversa Unità d’Italia narrata attraverso lo sguardo di tre giovani ragazzi del Cilento che dopo aver aderito entusiasticamente agli ideali mazziniani assistono alla caduta delle loro illusioni con l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.

La poetica di Martone è poliedrica, è una spugna che assorbe gli aspetti e le caratteristiche del teatro, della musica, della letteratura e del cinema per forgiare film e spettacoli che non si limitano esclusivamente a intrattenere, ma che sono capaci di parlare al pubblico, di coinvolgere lo spettatore in una profonda riflessione sul rapporto tra il passato e il nostro presente. Martone nelle sue produzioni va proprio a interrogare gli uomini e i grandi accadimenti per dimostrarci che la Storia è infinita, è priva di limiti di spazio e di tempo, la storia rivive nella nostra quotidianità, e i meccanismi, le sconfitte e le vittorie di ieri saranno quelle di domani.

 

Il film della settimana

Il giovane favoloso

Mario Martone racconta la vita di uno dei poeti più grandi che la nostra letteratura abbia mai conosciuto: Giacomo Leopardi. Questo lungometraggio dai tratti drammatici e struggenti vuole andare oltre lo stereotipo scolastico del “triste” Leopardi, vuole mostrare che dietro alla malinconia e alla caduta delle illusioni c’è spesso un grande e appassionato attaccamento alla vita. Dal piccolo e chiuso borgo marchigiano di Recanati vediamo nascere il pensiero che rivoluzionerà la nostra cultura, il nostro modo di sentire e di pensare. La vita del protagonista viene scandita attraverso le città in cui ha vissuto: Recanati, Firenze e Napoli. Con il tempo il giovane Giacomo entra in conflitto con una società che non gli appartiene e che imperterrita continua a sostenere modelli e idee rigide e superate, come inveisce lui stesso contro il conservatore padre Monaldo «Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d’ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz’altro pensiero». Diventa un uomo che ama, che desidera, che soffre e che combatte in una lotta appassionata contro una realtà iniqua e ingiusta, appunto, un «giovane favoloso» come lo definisce la scrittrice Anna Maria Ortese raccontando del suo pellegrinaggio alla tomba del poeta in Da Moby Dick all’Orsa Bianca. I suoi viaggi e la sua poesia rappresentano una continua fuga dalle gabbie della sua vita, il suo essere è un anelito di libertà morale e intellettuale in cui è impossibile non immedesimarsi. Un magistrale Elio Germano dona al pubblico un’interpretazione eccellente che porta la poetica e la figura di Leopardi al di sopra di qualsiasi schema scolastico e semplicistico: «Pessimismo, ottimismo… che parole vuote!».

 

il giovane favoloso

 

 

 

 

 

 

Valentina Cognini