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«Sembrava bellezza» di Teresa Ciabatti

8 minuti di lettura

È uscito il 26 gennaio 2021 Sembrava bellezza (acquista), l’ultimo romanzo di Teresa Ciabatti. L’autrice, arrivata a un passo dalla vittoria del Premio Strega nel 2017 con La più amata, torna a quell’autofiction che l’aveva consacrata con un libro che è in corsa per lo Strega 2021.

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La copertina del libro. Da: mondadoristore.it

Quella di Ciabatti è un’autofiction dichiarata, in cui però al lettore viene ricordato fin dalla prima pagina quanto è labile il confine tra fatti reali e inventati: «I fatti e le persone di questa storia sono reali. Fasulla è l’età di mia figlia, il luogo di residenza, altro». D’altronde, come ogni amante della letteratura ben sa, in ogni storia di fantasia c’è sempre un fondo di verità e, allo stesso modo, pure in un’opera di autofiction certi eventi sono trasfigurati dallo sguardo del narratore, se non reinventati ex novo.

Teresa, la “meno amata”

La protagonista del libro non ha un nome ma è a tutti gli effetti un alter ego di Teresa Ciabatti: una scrittrice quarantasettenne che ha conosciuto la fama tardi. Una donna che in adolescenza non si piaceva – troppo grassa, troppo goffa, mai degnata di uno sguardo dai maschi – e che fatica ad apprezzarsi anche adesso, con la mezza età che incombe. Una “meno amata” che da ragazzina si sentiva talmente poco considerata da desiderare di essere rapita come Emanuela Orlandi, solo per balzare al centro dei pensieri di qualcun altro.

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Teresa Ciabatti. Da: ideawebtv.it

A distanza di anni, la protagonista viene ricontattata da Federica, amica del cuore ai tempi del liceo, persa di vista con l’età adulta. Anche Federica ha un passato da adolescente inadeguata, soprattutto perché incapace di reggere il confronto con la sorella, Livia: bella, bionda, magra, desiderata da tutti i ragazzi, ma che a diciassette anni, a seguito di quello che ha tutta l’aria di essere un tentato suicidio, riporta danni al cervello talmente gravi da provocarle un ritardo mentale.

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Il titolo del romanzo si riferisce con tutta probabilità al divario tra la vita apparentemente perfetta della Livia adolescente e il suo dolore, che l’ha portata a un gesto estremo. Sembrava bellezza, ma sotto c’era ben altro.

«Sembrava bellezza» di Teresa Ciabatti: un tentativo di riscatto

In Sembrava bellezza Ciabatti, e con lei la protagonista del libro, fa i conti con un fardello di rimorsi e rimpianti sulle sue spalle fin dall’adolescenza. A sedici anni si sentiva una comparsa nelle storie degli altri, mai protagonista della sua, e a quarantasette ripercorre le stesse strade della sua gioventù, pur con una maturità e una sensibilità diverse. Ammette che in un’occasione – che non riveleremo – avrebbe potuto non solo essere protagonista di qualcosa, ma addirittura compiere un gesto eroico. Un’occasione sfumata allora e persa per sempre, malgrado il suo tentativo di rivivere il passato in un costante desiderio di rivalsa.

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Desiderio che la protagonista sente non solo nei propri confronti, ma anche in quelli della figlia, Anita. Fin dal momento della sua nascita, la madre si rivede in lei e spera che non sia destinata alla stessa adolescenza all’insegna dell’inadeguatezza:

Sperare che qualcuno ti abbia già aspettata così. Nessuna rosa per me, centinaia per te.
Sempre voluto mettere al mondo una ragazza più amata di me.

La madre, però, non sa esternare il suo amore per Anita, che la tratta con freddezza, anche perché la ritiene colpevole della separazione dal padre. Dispiace che nel corso del romanzo manchi una vera evoluzione nel rapporto fra Anita e la madre, che rimane sostanzialmente fermo al punto di partenza, senza nulla che lasci intendere né un possibile riavvicinamento né una rottura definitiva. Madre e figlia sono entrambe vittime dell’incomunicabilità.

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Una strada tortuosa verso l’accettazione

La strada che conduce all’accettazione di sé non è mai lineare, e non lo è nemmeno per la protagonista di Sembrava bellezza, che racconta con concitazione gli episodi della sua infanzia e adolescenza che continuano a forgiare la sua personalità anche adesso che è a un passo dalla menopausa. Si contraddice, si arrabbia, non teme di mostrare che ha avuto e tuttora ha atteggiamenti meschini. Un atto di coraggio da parte di Ciabatti, che già ne La più amata non aveva avuto paura di apparire a tratti antipatica ai lettori ma aveva, al contrario, mostrato che ognuno di noi, a volte, può risultare odioso agli altri e a sé stesso.

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Il romanzo è caratterizzato da uno stile convulso come i pensieri che si accavallano nella testa della protagonista – e dell’autrice –, che dà vita a un vero e proprio flusso di coscienza. Uno stile che rischia di essere un’arma a doppio taglio: se alcuni lettori si entusiasmeranno per la sua spiccata autenticità, altri potrebbero trovare faticoso star dietro alla corrente di pensieri della protagonista.

Forse la narratrice non arriva ad accettarsi fino in fondo, ma prova a perdonarsi. Fa i conti con la sua solitudine e capisce che il dolore che ha provato da ragazzina non era solo suo. Tutti, perfino i suoi coetanei dall’esistenza apparentemente perfetta, almeno una volta hanno sognato di scomparire e sono stati, in sostanza, vittime di sé stessi.

Ho già detto che eravamo rumorosi? Ho detto che eravamo confusi, esagitati, impauriti, infelici? Che il minimo pericolo, un’ombra ingigantita sul muro, ci faceva sobbalzare? (Ed era la nostra.) Ho detto che ci muovevamo in gruppo, e che quando eravamo soli ci sentivamo svanire, sprofondare – quanto avremmo voluto non esistere.

 


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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l'impresa e specializzata in Traduzione. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d'esordio, «Noi quattro nel mondo».

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