Il 13 novembre 1441, un freddo vento autunnale sferzava le strade di Londra, ma non fu il gelo a far sussultare la folla accalcata lungo la strada verso la Cattedrale di St. Paul. Gli occhi di tutti erano fissi su una donna: Eleanor Cobham. Un tempo l’arbitra indiscussa del gusto e del potere, la Duchessa, in quel momento stava a piedi nudi, vestita solo di un umile abito chiaro, reggendo un cero votivo davanti alla folla. Eppure, nelle cronache del tempo, si legge che il suo sguardo non tradiva pentimento, bensì una fiera e disperata nobiltà.
In quel momento, Eleanor non era solo una peccatrice: era la donna più influente d’Inghilterra. Infatti, il giovane re Enrico VI era ancora celibe e senza prole ed Eleanor occupava di fatto il ruolo di “first lady” del regno, sedendo al fianco dell’erede presuntivo al trono. Com’è possibile che colei che era a un passo dalla corona sia finita a camminare tra il fango e gli insulti del popolo, bollata come complice delle forze oscure? La colpa sarebbe stata delle stelle, o meglio di un tentativo di predire il futuro della corona attraverso l’astrologia e il moto dei pianeti.

Un’ascesa fulminea, tra scandali e passione
Eleanor Cobham fu la quintessenza della parvenu dell’aristocrazia del XV secolo in Inghilterra. Figlia di Sir Reginald Cobham, la sua scalata alle vette del potere iniziò nel 1422 come dama di compagnia di Jacqueline di Hainault, che stava per andare in sposa a Umfredo Plantageneto, figlio del defunto Enrico IV d’Inghilterra. Tuttavia, la lealtà di Eleanor fu presto sacrificata sull’altare dell’ambizione e del desiderio: nel 1425 divenne l’amante del marito della sua signora, il duca di Gloucester: Umfredo.
Il loro matrimonio, celebrato nel 1428 dopo un controverso annullamento, fu uno scandalo che la corte non le perdonò mai. Nonostante Eleanor avesse trasformato in un centro di cultura sfolgorante il Palace of Placentia, la residenza reale inglese del XV secolo, situata a Greenwich sulle rive del Tamigi, la sua posizione rimase precaria. Agli occhi dei nobili di sangue antico, rimaneva l’amante immorale che aveva ammaliato il “buon Duca Umfredo” – un uomo descritto come impulsivo e vendicativo dietro la facciata di mecenate. Questa percezione di “arrampicatrice sociale” senza scrupoli fu il terreno fertile su cui i suoi nemici avrebbero seminato le accuse di stregoneria negli anni successivi.
Nel frattempo, nel 1435, Giovanni, il fratello maggiore di Umfredo, morì e lui divenne l’erede presunto al trono dato che il suo protetto,