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Alessandro Magno. La radice della politica antirazziale

Alessandro Magno (356 a.C – 323 a.C.), figlio ed erede del re Filippo II di Macedonia, a soli vent’anni, si ritrovò ad avere le redini del regno che esercitava la supremazia su tutto l’Occidente balcanico. La vita di Alessandro è stata oggetto di interesse per secoli. Non di rado la sua persona è stata mitizzata ed esaltata. Soprattutto in base a due fattori: la rapidità e l’infallibilità dei suoi molteplici successi militari di conquista e la diffusione dell’idea che Alessandro era divino, nata nella ricezione posteriore di una cattiva interpretazione dell’aneddoto secondo cui Alessandro fu proclamato figlio di Zeus, durante la sua visita all’oracolo di Ammone, in Egitto. Ecco come andarono le cose:

Alcuni dicono che il profeta volendo rivolgersi a lui con affetto, in greco, dicendogli: «o paidion» (oh figlio), alla fine della parola, data la imperfetta conoscenza della lingua, pronunzio «s» in luogo di «n», e ne risultò: «o paidios», figlio di Zeus; Alessandro fu lieto per questo errore di pronuncia, e si diffuse poi la voce che il dio stesso lo avesse chiamato figlio di Zeus.

Plutarco, Vite parallele

L’ostentazione, che non era un problema per i Persiani che erano avvezzi a guardare al Gran Re come l’incarnazione della divinità, non fu mai gradita ai Greci. Essi prediligevano la sobrietà, anche coloro che godevano di grande potere e ricchezza. Tanto è vero che:

In generale Alessandro si comportava con i barbari con superbia, come fosse assolutamente persuaso della sua nascita e origine divina; con i Greci, invece, dichiarava la sua divinità con molta attenzione e cautela

Plutarco, Vite parallele

Alessandro crebbe a Pella, alla corte del padre, sotto la guida di svariati pedagoghi, quando compì quindici anni, Filippo convocò a corte Aristotele, che divenne il suo precettore. Il Macedone diede prova delle sue abilità in materia di strategia militare a soli diciotto anni, guidando la cavalleria nella battaglia di Cheronea del 338 a.C., che conferì alla Macedonia l’egemonia su tutta la Grecia.

Cerchiamo di capire l’importanza che le idee politiche di Alessandro ricoprono per la nostra civiltà oggi. 

Le vicende della biografia di Alessandro Magno coincidono con i più importanti eventi storici avvenuti mentre egli ha vissuto. Infatti questi eventi storici di portata incalcolabilmente rivoluzionaria sono gli eventi ai quali lui ha dato luogo in prima persona. Prima di lui, nella storia greca, forse solo ad un’altra figura storica può essere riconosciuta questa peculiarità: Pericle

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Mentre quest’ultimo ottenne il risultato di far fiorire Atene culturalmente e a radicalizzare la democrazia ateniese fino al punto di cesellare i contorni dell’identità storica immortale della polis più luminosa della grecità, creando le fondamenta ideologiche e politiche delle democrazie liberali odierne (l’idea di una democrazia rappresentativa diretta, ripresa da John Stuart Mill), Alessandro fece qualcosa, se possibile, di ancora più importante per la storia della civiltà occidentale. Fu illuminato in un senso inedito e, ai nostri occhi di moderni, davvero impressionante. Nutriva pensieri politici che tutt’oggi i leader politici moderni faticano a meditare e, soprattutto, ad accettare. Come stiamo per vedere, i propositi politici di Alessandro Magno sono stati traditi nei secoli a venire (dai Conquistadores ai fascismi del Novecento), con conseguenze orribili e drammatiche. Alessandro fu un sovrano illuminato, generoso e gentile, sensibile ed umano.

Gli unici che trassero un insegnamento dalla politica di Alessandro, seppur parziale e applicato con una relativa lentezza, furono gli antichi Romani, i quali, con il loro modo di concepire il confine (limes) ci forniscono un insegnamento a loro volta, rispetto a un modo costruttivo di considerare il rapporto tra l’identità di un popolo e le differenze tra i popoli. Alessandro Magno e i Romani infatti, possiamo dire a posteriori, perseguivano il medesimo obiettivo: l’impero universale

 Alessandro perseguiva  l’obiettivo di diventare «cosmocrate» di un impero ecumenico. “Re del mondo”, come ci ricorda l’episodio del nodo gordiano raccontatoci da Plutarco

In seguito assoggettò la Frigia, e presa Gordio, vide quel celebrato cocchio legato da corteccia di corniola e venne a conoscenza di quella tradizione divulgata tra i barbari secondo la quale chi ne avesse sciolto il nodo sarebbe diventato il re del mondo. La maggior parte degli storici afferma che Alessandro, non essendo in grado di sciogliere quel nodo lo taglio con la spadavide quel celebrato cocchio legato da corteccia di corniola e venne a conoscenza di quella tradizione divulgata tra i barbari secondo la quale chi ne avesse sciolto il nodo sarebbe diventato il re del mondo. La maggior parte degli storici afferma che Alessandro, non essendo in grado di sciogliere quel nodo lo taglio con la spada. Aristobulo invece racconta che si gli riuscì molto facile scioglierlo

Plutarco, Vite parallele

Vediamo il modo in cui Alessandro Magno, in base a quello che sappiamo dalle fonti a noi pervenute che raccontano della sua vita e della sua impresa, perseguì il suo ambiziosissimo proposito.

Divenuto re dei macedoni proprio quando la Macedonia aveva raggiunto una posizione di egemonia panellenica, Alessandro avvia immediatamente la campagna contro i Persiani, nel 334 a.C. Nel 331, sconfitto Dario III nella battaglia di Arbela, viene già nominato suo legittimo successore: in tre anni Alessandro conquistò l’Impero più vasto e composito del suo tempo. Secondo la tradizione Alessandro Magno incarnava in modo genealogico il sincretismo e la sintesi, era infatti discendente dei Troiani da parte di madre e degli Achei da parte di padre, risolvendo in sé stesso la prima differenza tra popoli alla base della cultura occidentale, quella narrata nei poemi omerici. 

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Filosseno di Eretria, Battaglia di Isso: dettaglio della figura di Alessandro Magno, 100 a.C, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Il modo in cui Alessandro intende edificare l’impero universale e diventare “re del mondo”, non è tirannico, non è cioè volto alla conquista e alla difesa gelosa del potere per il potere. Egli volle liberare i popoli oppressi, e in gran parte è quel che realizzò, facendo stragi di tiranni. Alessandro cercò di unire Oriente e Occidente, di fare delle differenze la ragione della mescolanza tra le due sezioni in cui da sempre il mondo è spaccato. Fa sua la lezione secondo la quale l’essere si declina nelle differenze, capendo in maniera davvero impressionante come le differenze siano di fatto ineliminabili attraverso il dominio e la sopraffazione, ma neanche attraverso alleanze estrinseche e costruzioni strategiche parentali tra etnie diverse. Come nel caso della leggenda della discendenza ellenica di Roma attraverso il personaggio Enea, che già circolava nel V sec a.C in Grecia, o la koiné irene stabilita tra Atene, Tebe, Sparta e l’impero Persiano dopo la guerra del Peloponneso. 

Nel 324 a.C., tornato a Bibolonia dopo aver raggiunto, con una prassi di conquista esplorativa, l’Estremo Oriente (l’India, allora considerata il confine del mondo), medita sull’impero che ha istituito e gli viene un’idea, maturata sicuramente dall’osservazione di tante etnie eterogenee, di una originalità che va ben oltre la maturità culturale e politica del suo tempo. 

Il modo in cui Alessandro pensa di eliminare la concezione delle differenze tra i popoli come la realtà negativa che suscita diseguaglianze e, come potremmo dire con una espressione di Michel Foucault, produce rapporti di forza e di dominio, è la mescolanza etnica. Avete capito bene. Alessandro progettava la creazione “ingegneristica” di un nuovo ceto dirigente e di una nuova dinastia di regnanti, per il proprio impero universale, attraverso la fusione dei popoli. Questo modo, riteneva, sarebbe stato l’unico per conferire pari dignità equanime alle differenze stesse, che sarebbero sopravvissute e tenute insieme attraverso il prodotto della loro interazione “genetica” che avrebbe costituito una loro evoluzione unitaria. In altre parole, con la politica di Alessandro si assiste a una primitiva, ma geniale e pionieristica, forma di ingegneria sociale.

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A questo scopo, come ribadiscono gli storici moderni, si devono i grandi festeggiamenti delle nozze di Susa come ce li raccontano Arriano e Plutarco, nei quali Alessandro stesso prese in sposa la figlia di Dario III, Barsine (o forse Statira).

a Susa celebra le nozze degli amici, assegnando le ragazze migliori ai migliori di loro, ed egli stesso prese in moglie Statira, figlia di Dario; organizzò un banchetto collettivo, nel quale dicono che a ciascuno dei novemila invitati fu regalata, per compiere le libagioni, una coppa d’oro e anche in tutto il resto ci fu una magnificenza straordinaria.

Plutarco, Vite parallele

a Susa Alessandro celebrò anche le nozze sue e dei compagni. Egli sposò Barsine, la maggiore delle figlie di Dario. Le nozze si celebrarono secondo il costume persiano. Il gesto di Alessandro sembrò popolare e amichevole. Quindi ordinò che si registrassero i nomi di tutti i Macedoni che avevano sposato donne asiatiche. Furono più di diecimila, e a questi Alessandro diede regali nuziali.

Arriano, Anabasi di Alessandro

Certo, l’esecuzione concreta del progetto di Alessandro si è limitata alla fusione etnica dei ceti aristocratici macedoni e persiani, ma non c’è motivo di non pensare che quella di Susa era solo una prima mossa per costituire una società cosmopolita e meticcia, all’altezza della vastità del proprio impero. Alessandro ripensa la relazione, ad esempio, tra vincitori e vinti, tra greci e barbari, tra Oriente e Occidente. L’obiettivo di Alessandro si riassume bene in questa frase di Curzio Rufo: «Asiae et Europae unum atque idem regnum» . A tale scopo, nell’anno della sua morte, stava preparando una spedizione militare in Italia e in Africa che avrebbe portato alla conquista dell’intero occidente, smantellando l’egemonia marittima di Cartagine nel Mediterraneo, assoggettando al suo controllo tanto i popoli italioti quanto la Magna Grecia (per inciso, Alessandro era stato un estimatore del tiranno di Siracusa Dionigi il Vecchio, innovatore politico straordinario). Vi sarebbe stato sicuramente uno scontro con Roma (con la quale, sebbene, Alessandro aveva intessuto rapporti diplomatici fin dall’inizio della spedizione persiana). 

È con Alessandro e attraverso l’operato di Alessandro (mai portato a pieno compimento per la sua precoce morte, avvenuta nel 323 a.C.) che la grecità “abbatte le mura delle sue polèised inizia ad estendere le proprie conquiste politiche e le proprie creazioni culturali nel mondo intero. È in virtù della politica del grande eroe-esploratore Alessandro e della sua sperimentazione politica che Orazio poté dire, molto tempo dopo, che «la Grecia conquistata il barbaro vincitore conquistò, e le arti portò nel Lazio contadino».

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Alessandro incarnò, quindi, sia Odisseo, per quanto riguarda l’esplorazione del mondo, sia Eracle, per quel che concerne la sua politica di liberazione dei popoli dai mostri che li vessano.

Storicamente, infatti, con la morte di Alessandro, si apre il periodo detto Ellenismo, secondo il termine e il concetto coniati dallo storico tedesco Johan Gustav Droysen nel 1836: il periodo storico che segue all’età classica, in cui la grecità culturale e politica divenne scuola del mondo intero, il periodo in cui, non solo i Greci, ma anche i Fenici e i Persiani iniziarono a sentirsi sempre più cittadini del mondo, e sempre meno figli della loro patria.

È per queste ragioni, che il grande filosofo tedesco Hegel annoverava Alessandro Magno tra quelli che chiamò, nelle Lezioni di Filosofia della Storia, individui cosmico-storici, assimilandolo, nella sua ottica, a Cesare e a Napoleone. Un individuo cosmico-storico è, prima di tutto, una persona (solitamente un personaggio politico) che con la propria azione, sapendo operare con efficacia e tempestività, sa influenzare in modo decisivo il corso storico. Ma, ciò che interessa di più in relazione ad Alessandro, l’individuo cosmico-storico è colui che con la sua azione realizza la pienezza del proprio tempo storico, traghettando la storia del mondo ad una nuova fase con le proprie azioni, e quindi un individuo bi-temporale, che agisce stando, per metà, nel suo tempo, e per l’altra metà in un tempo di là da venire: un individuo che si fa carico del mondo e del tempo cui appartiene e li conduce in un periodo radicalmente nuovo della Storia, dando avvio al cambiamento epocale che ne deriva

Ciò che Alessandro tentò di realizzare era la costituzione di una società cosmopolitica fondata sulla mescolanza etnica, attraverso una politica antirazziale. Ciò che si sta realizzando solo oggi, e lentamente, con la globalizzazione e l’abbattimento dell’autarchia isolazionista degli stati-nazione e delle frontiere culturali. Oggi esistono istituzioni politiche e sociali sovrastatali che favoriscono la solidarietà e la cooperazione globale dell’umanità, come, ad esempio, il Parlamento europeo e l’OMS, espressioni politiche del progetto della governance globale come evoluzione cosmopolitica del sistema vestfaliano degli Stati sovrani. Le istituzioni odierne, però, hanno ancora molta strada da fare per diventare le strutture politiche concrete della realizzazione del cosmopolitismo antixenofobo, che la globalizzazione culturale oggi ci consente di progettare. L’insegnamento di Alessandro, se non più applicabile nella procedura, resta valido come propedeutico precedente progettuale.

 


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