L’app «Immuni» è il segno di una nuova era?

La nuova app annunciata per il tracciamento dei contagiati da COVID-19, Immuni, potrà essere utilizzata nei nostri smartphone nelle prossime settimane. Essa entrerà nelle nostre vite in modo democratico, ovvero non sarà obbligatorio scaricarla sui nostri dispositivi. L’app scelta dal Governo è stata creata dalla start up italiana Bending Spoons, azienda leader del settore con un nome che omaggia Matrix.

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La scelta di affidarsi ad un’app di contact tracing per contenere la diffusione del virus è segno di progressismo e di apertura verso nuove prospettive osservative, perché consente di gestire la geografia dei nuovi fenomeni odierni attraverso l’aiuto che le tecnologie digitali possono offrire sia nella comprensione sia nel controllo di tali fenomeni. 

«Immuni» non è un dispositivo di controllo

Questa app – il cui scopo è quello di tracciare i contagi – può essere considerata una forma di controllo poliziesco esercitato dal Governo sui cittadini? No, poiché si tratta invece di una modalità digitale di tutela personale e collettiva. Quindi con Immuni si può parlare di controllo delle condizioni di salute della popolazione ma non di un controllo autoritario in senso politico, come potrebbero pensare i complottisti. 

bending spoons immuni
Bending Spoons

Infatti l’applicazione, che funziona tramite la tecnologia bluetooth degli smartphone, consentirà di sapere se, durante la spesa o al lavoro, siamo entrati in contatto con persone affette da Coronavirus. Se sì, sarà più facile isolare le persone che hanno avuto contatti ravvicinati con soggetti positivi al virus.

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Immuni funziona in base alla capacità di gestione e diffusione delle ICT e alla natura delle informazioni stesse, le quali diventano in grado di transitare dalla sfera digitale (il trasferimento dati) a quella analogica (la comprensione cognitiva umana); cioè dalla dimensione online a quella offline, in virtù delle capacità analitiche, cognitive e semantiche dell’intelletto umano. 

Un segno della nuova era

Questa app rende evidenti i risvolti pratici delle tecnologie digitali, che in questo caso svolgono una funzione di tutela della salute pubblica: infatti, ci consentono di regolare il nostro comportamento morale in base alle informazioni che vengono processate e che ci vengono restituite dall’app. Questo perché Immuni ci farà venire a conoscenza di un’informazione che altrimenti non avremmo mai potuto avere, almeno finché non si manifestano i sintomi: se, cioè, siamo entrati in contatto con una persona affetta da Coronavirus. Di conseguenza, consentirà di rendere maggiormente tempestivo l’auto-isolamento domestico, facendo sì che le persone potenzialmente contagiate evitino di entrare in contatto con altre persone e contenendo così la diffusione del virus. In altre parole, l’applicazione ci consentirà di approssimarci, in termini di reazioni preventive di contenimento, alla velocità di diffusione con cui il virus si propaga.

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L’introduzione di Immuni nella vita quotidiana delle persone è uno dei molti segni del fatto che questo virus ci sta facendo completando il passaggio definitivo da homo sapiens a homo technologicus, per usare l’espressione dell’informatico Giuseppe Longo.

Il COVID-19 sta infatti avendo come effetto a latere una integrazione massiccia e trasversale tra le tecnologie digitali e la vita quotidiana e professionale, nella misura in cui ora il digitale sta penetrando e innervandosi anche in quegli ambiti disciplinari e di vita in cui finora era presente in modo meno marcato. L’essere umano nel nostro tempo, quello della rivoluzione digitale, è diventato l’operatore dell’informazione, in quanto organismo informazionale che agisce in quello spazio vitale costituito dai informazioni digitali che Luciano Floridi ha chiamato Infosfera, e in una fase geologica che è stata definita da autorevoli filosofi, come Peter Sloterdijk e Bernard Stiegler, Antropocene e Tecnocene: l’era geologica in cui la tecnologia è il fattore principe che caratterizza il nuovo umanesimo postmoderno.

Se vogliamo evitare che l’Antropocene lasci spazio a quella che il chimico James Lovelock ha chiamato Novacene – un’era geologica in cui l’essere umano si approssima all’estinzione dal mondo -, occorre quindi, ora più che mai, utilizzare tutte le risorse di cui disponiamo, attrezzandoci per rallentare le condizioni di progressiva invivibilità della Terra.

«Immuni»: un’app democratica

Tornando a Immuni, possiamo quindi dire che non si tratta di uno strumento coercitivo di controllo. L’app infatti non funziona tramite la geolocalizzazione, bensì – come dicevamo – tramite il bluetooth, meno invasivo. Inoltre non si materializza nei nostri smartphone a nostra insaputa o in modo automatico, ma siamo noi a scegliere se installarla o meno. La libera scelta, quale requisito essenziale della società liberale e democratica in cui viviamo, viene rispettata. Si tratterà di comprendere come sarà democraticamente possibile raggiungere il risultato che rende la app efficace, per cui il 60% della popolazione deve avere Immuni funzionante. Una delle ipotesi che circola in queste ore è che solo chi avrà l’app installata potrà muoversi liberamente nella cosiddetta Fase 2, mentre chi sceglierà di non scaricarla potrebbe dover continuare a subire delle limitazioni negli spostamenti. Lo scopriremo presto.


Immagine in copertina: Photo by freestocks on Unsplash

 


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