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«Barbara» di Jacques Prévert: una poesia di amore e guerra

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14 minuti di lettura

Barbara è forse uno dei componimenti più famosi del poeta francese Jacques Prévert (1900 – 1977). Nel 1946, nel dopoguerra, esce la raccolta di poesie Paroles, dove Barbara è contenuta. Già dai primi versi il poeta delinea il luogo in cui l’opera è ambientata: si tratta di Brest, una cittadina portuale francese bombardata nel 1944. La poesia, scritta in prima persona, comincia con un’esortazione rivolta a Barbara a ricordare qualcosa di ormai passato; moltissimi versi infatti, fatta eccezione per l’ultima parte del componimento, iniziano con la parola “ricordati”.

La donna, figura centrale della poesia, è descritta con pochi aggettivi che sono però molto incisivi: «sorridente / serena rapita grondante» o, ripresi con un chiasmo qualche verso dopo, «grondante rapita rasserenata». Barbara, con la sua bellezza e la sua allegria, sembra portare luminosità e spensieratezza nel paesaggio, descritto dall’autore come un luogo colpito da una pioggia «senza sosta». Tuttavia, in contrapposizione alla tradizione letteraria, che vede la pioggia come qualcosa di particolarmente triste, l’acquazzone simboleggia in questo caso la felicità e l’amore che inondano la città: la pioggia è infatti descritta con due semplici aggettivi colmi di positività, «buona e felice».

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Il poeta – che dai primi versi potrebbe sembrare un amico, forse addirittura l’amante, della donna – è in realtà un passante che, pur non conoscendola, osserva Barbara mentre felice corre incontro ad un uomo e lo abbraccia amorevolmente. L’unico legame che chi scrive ha con la donna è quindi quello dei loro sorrisi che si incrociano per le strade della città, niente di più. Il poeta è un semplice osservatore che, guardando la ragazza, si invaghisce della sua spensieratezza, tanto da arrivare a darle del tu. L’elemento del guardare senza però essere visti è spesso presente nelle opere di Prévert: un esempio è la poesia I ragazzi che si amano, dove il poeta descrive alcuni giovani amanti, pur essendo soltanto un osservatore completamente esterno ai fatti.

Barbara

L’atmosfera piovosa ma serena delle prime strofe subisce un cambiamento radicale al verso 37. La guerra irrompe brutalmente nel componimento e il poeta, al posto che esortare Barbara a ricordare, si rivolge alla donna con un «Oh Barbara», come a volerla compatire con tristezza. La pioggia quindi non è più felice ma «di ferro/ di fuoco d’acciaio di sangue» o «di lutti terribili e desolata», come se a piovere non fossero delle gocce d’acqua ma delle bombe, quelle che hanno infatti colpito la cittadina francese durante la Seconda guerra mondiale.

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Anche il linguaggio subisce un brusco cambiamento nell’ultima parte della poesia: mentre nelle prime strofe la lingua è semplice e familiare, così da coinvolgere immediatamente il lettore, nelle ultime due diventa gergale e volgare, con parole come «coglionata» o «crepano». Si tratta di un linguaggio antipoetico utilizzato per denunciare gli orrori della guerra che, oltre ad uccidere esseri umani innocenti, distrugge gli amori felici, come quello di Barbara e dell’uomo che la chiamava sotto ad un portico, che potrebbe essere ora morto disperso.

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Questi ultimi versi sono ricchi di nostalgia verso una felicità ormai passata; la malinconia è ricreata dal poeta tramite l’uso di termini che rimandano alla morte, alla violenza e alla distruzione. Anche quando la guerra e i bombardamenti sono finiti, il paesaggio rimasto è terrificante: tutta la città è ormai solo un ammasso di macerie e desolazione. Significativa è anche l’ultima parola: «nulla», come se fosse proprio il nulla, la morte, a vincere. I versi della poesia sono inoltre caratterizzati da piccole ma significative immagini, essendo poi privi di punteggiatura e interruzioni si ottiene una grande fluidità che crea nel lettore un particolare effetto, come se stesse facendo scorrere tra le proprie mani una serie di fotografie.

La lingua utilizzata da Prévert è semplice e diretta: la poesia è scorrevole e immediatamente comprensibile, priva di aulicismi o espressioni complesse ed è quindi particolarmente apprezzabile in lingua originale anche per chi non conosce il francese in modo approfondito. Nonostante questa semplicità, i versi non sfiorano mai la banalità, ma sono sempre nitidi e significativi. Gli aggettivi sono pochi ma ben calibrati e molto rilevanti: servono a delineare prima di tutto la bella Barbara, poi la città piovosa ma felice e, infine, la distruzione che colpisce Brest e i suoi abitanti.

Sono poi presenti numerose ripetizioni che creano come una sorta di ritornello, dando così alla poesia una musicalità in grado di incantare il lettore: il testo è infatti stato spesso ripreso e messo in musica da numerosi artisti.

Barbara – Jacques Prévert

Ricordati Barbara                 
Pioveva senza sosta quel giorno su Brest     
E tu camminavi sorridente  
Serena rapita grondante      
Sotto la pioggia                     
Ricordati Barbara                 
Come pioveva su Brest       
E io ti ho incontrata a rue de Siam
Tu sorridevi                            
Ed anch’io sorridevo             
Ricordati Barbara                 
Tu che io non conoscevo    
Tu che non mi conoscevi    
Ricordati                                 
Ricordati quel giorno ad ogni costo               
Non lo dimenticare               
Un uomo s’era rifugiato sotto un portico      
E ha gridato il tuo nome      
Barbara                                  
E sei corsa verso di lui sotto la pioggia          
Grondante rapita rasserenata         
E ti sei gettata tra le sue braccia     
Ricordati questo Barbara    
E non mi rimproverare di darti del tu            
Io dico tu a tutti quelli che amo     
Anche se una sola volta li ho veduti             
Io dico tu a tutti quelli che si amano             
Anche se non li conosco      
Ricordati Barbara                 
Non dimenticare                   
Questa pioggia buona e felice         
Sul tuo volto felice                
Su questa città felice                        
Questa pioggia sul mare      
Sull’arsenale                           
Sul battello d’Ouessant        
Oh Barbara                            
Che coglionata la guerra     
Che ne è di te ora                  
Sotto questa pioggia di ferro           
Di fuoco d’acciaio di sangue           
E l’uomo che ti stringeva tra le braccia         
Amorosamente                     
E’ morto disperso o è ancora vivo                  
Oh Barbara                            
Piove senza sosta su Brest  
Come pioveva allora           
Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato             
È una pioggia di lutti terribili e desolata        
Non c’è nemmeno più la tempesta
Di ferro d’acciaio e di sangue          
Soltanto di nuvole                
Che crepano come cani       
Come i cani che spariscono
Sul filo dell’acqua a Brest    
E vanno ad imputridire lontano     
Lontano molto lontano da Brest   
Dove non vi è più nulla

 

 


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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

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