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Carlo Magno e le lettere: i monaci e la difesa della cultura

Il re dei Franchi riuscì a costruire una vera e propria rete culturale nel suo impero. Come? Dando un prezioso contributo storico all'Europa nelle fasi più drammatiche del Medioevo.

10 minuti di lettura

Il mito, la storia e la politica

La sua figura col tempo è divenuta emblema dell’Europa. Tirato per la sua veste regale, quando da una parte quando dall’altra, è stato rievocato più volte nei secoli successivi, a seconda della causa che si voleva portare avanti – soprattutto cause politiche – dato che l’imperatore dei Franchi, di fama incontrastata, ammantata da un’aura di leggenda e persino di santità, ha sempre rappresentato l’emblema dell’unità e della tradizione europea. Seppure questa figura mitica (basti pensare agli eroici racconti su Roncisvalle e alle numerose leggende), costruita in parte nei secoli, non corrisponda esattamente a quella storica, il vero Carlo Magno, probabilmente, un aiuto tanto all’Europa, quanto alla storia e alla cultura, per svariate cause ovviamente anche di convenienza politica, lo ha dato sul serio.

Carlo Magno e la cultura: un contributo concreto per la nuova Europa

Nei secoli più difficili del Medioevo – che non fu epoca buia, ma che ebbe le sue fasi drammatiche – la rete di monasteri, di chiese, di abbazie, di legati, di ecclesiastici, di scrivani e di intellettuali, che ruotavano intorno alla corte di Aquisgrana, abilmente controllati dal monarca e indissolubilmente legati allo stesso tessuto amministrativo del Sacro Romano Impero, tanto da rendere difficile talvolta capire dove iniziasse il potere civile e finisse quello religioso, svolse un ruolo cardine.

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Un ruolo cardine soprattutto nella produzione di documenti utili agli storici, ma anche e principalmente nella conservazione, nella diffusione e nella copiatura di testi della cultura classica. Intorno alla corte di Carlo, nacque una nuova classe dirigente, prettamente ecclesiastica, che dopo il crollo dell’antico Impero Romano d’Occidente, le invasioni barbariche e le spaccature territoriali in Europa, è stata in grado di assorbire l’antica cultura e di tramandarla, accompagnando il Medioevo verso le sue fasi più radiose e la stessa Europa verso una nuova età della rinascita.

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L’antica abbazia di Fulda

La nascita del monachesimo, i predicatori da Nord e la rete di abbazie

Nei trambustati secoli tra la fine dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e l’impero carolingio (secolo IX d.C.), le fonti storiche e documentali subiscono soprattutto in Europa un drastico calo. Per alcune fasi storiche risulta complicato un lavoro di analisi e di piena conoscenza delle dinamiche sociali e politiche. Grazie all’esperienza monastica e all’organizzazione della Chiesa, che sostituisce i vecchi ordinamenti imperiali romani, fungendo da collante sociale anche nelle fasi più difficili, riesce a conservarsi la cultura antica e una minima essenziale documentazione scritta, che sarà ancora più accentuata in età carolingia.

Il clero viene coinvolto nell’attività di governo; vescovi ed abati assumono un potere ingente, finendo per divenire al pari degli aristocratici di corte. Alla Chiesa Carlo Magno, il sovrano del popolo più romano tra i barbari, i Franchi, garantì concessioni e beni innumerevoli. Ed ecco che i monaci e gli ecclesiastici, inizialmente promotori di piccoli centri di studio e preghiera, divengono parte di una rete essenziale per l’organizzazione stessa dello stato carolingio, della trasmissione culturale e storica, della registrazione documentale e amministrativa.

Benedetto, Colombano, Gilda, Beda e la fondazione dei cenobi

L’azione di Benedetto da Norcia, quanto quella di predicatori come l’irlandese Colombano, lo scozzese Gilda o Beda il Venerabile, hanno garantito la linfa vitale per lo sviluppo dei cenobi e l’impostazione della vita monastica, già ben prima di Carlo Magno, a partire dal VI secolo d.C. A Colombano va attribuita la fondazione dell’abbazia di Luxeil, in Francia, centro di altissimo livello culturale e con un grande numero di monaci. Lo stesso Colombano riuscì a farsi accogliere anche dai Longobardi, con la protezione del re Agilulfo in Italia.

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Fu Carlo Magno, poi, nell’organizzare e controllare la rete monastica, a favorire l’adozione, pressoché ovunque, della Regola di San Benedetto. E ancora il figlio, Ludovico Pio, si affidò ad un altro Benedetto (Benedetto di Aniane) fondatore dell’abbazia omonima attualmente nella zona di Montpellier, per l’organizzazione monastica e culturale. Le abbazie furono innumerevoli, non solo in Francia ma anche in Germania, nelle aree conquistate da Carlo. Di rilievo assoluto fu l’abbazia di Fulda, come in età post-carolingia sarà quella di Cluny. Questi centri detenevano e tramandavano la cultura antica, lo studio della classicità e dei manoscritti.

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Una pagina scritta in minuscola carolina, utilizzata al tempo di Carlo Magno

Monaci, abbazie e chiese: la cultura al servizio del governo di Carlo Magno

Carlo Magno si avvale di tali organizzazioni monastiche e al tempo stesso centri di cultura per garantire alla corte la raccolta di informazioni storiche su fatti rilevanti, la stesura e la diffusione di atti amministrativi, il controllo sulla gestione territoriale, l’istruzione di una classe dirigente sempre nuova e utile poi alla corte stessa. Molti personaggi gravitanti intorno al palazzo di Aquisgrana, infatti, divenuti anche consiglieri e talvolta stretti confidenti dell’imperatore e della sua famiglia, provenivano dalle abbazie e dai monasteri e si erano formati sotto i più noti abati.

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Lo scambio era reciproco. Nobili rampolli delle migliori famiglie finivano per studiare presso abbazie o monasteri, divenuti ancora di più luoghi di alto prestigio e di rigida formazione. Solo grazie a questa rete e al solido appoggio tra ecclesiastici e Impero – al tempo ovviamente per ragioni di pura convenienza reciproca – si è potuta garantire una certa continuità culturale, una trasmissione del sapere classico e un trampolino di lancio per gli studi futuri.

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Albano Mauro, Alcuino e l’Arcivescovo di Magonza. Incisione in un manoscritto

Gli Annales, Alcuino e la storia imperiale

Questa rinascita della cultura nell’età carolingia, voluta e sostenuta anche da Carlo Magno in persona, servì anche alla corte stessa e al governo centrale, sempre nell’ottica del reciproco sostegno prima menzionato. Proprio dai monasteri viene partorita la storia regia, una fortunatamente interessante collezione di scritti, raccolti sotto il nome di Annales regni Francorum, che basandosi sulla registrazione annuale degli avvenimenti principali operata dai monaci, si sviluppò in maniera più ampia divenendo vera cronaca storica, seppur col grosso limite di raccontare i fatti in maniera “ufficiale”, in linea col potere. I racconti degli Annali vanno dal 741 all’829 d.C. circa.

Ruolo essenziale presso la corte di Carlo svolse il monaco Alcuino, originario di York, divenuto abate di Saint-Martin di Tours, che lasciò 270 lettere, una corrispondenza importante per la ricostruzione di alcuni passaggi storici del tempo. La corrispondenza, oltre che alla corte, era rivolta a funzionari, messi imperiali, vescovi, ecclesiastici, monaci e aristocratici di tutto l’impero. Il potere dato da Carlo Magno agli ecclesiastici fu immenso, oltre alle ricchezze che racimolarono. Tuttavia, senza questo connubio e senza questa organizzazione monastica, poco a livello storico ci sarebbe rimasto di scritto su quegli anni e ancora meno ci sarebbe rimasto dei testi antichi, se in quei cenobi, oltre agli affari di governo, non si fosse anche e soprattutto studiato il passato e raccontato il presente.

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Paolo Cristofaro

Nato nel 1994, si è laureato in Lettere e Beni Culturali all'Università della Calabria con una tesi di Storia Medievale. Presso lo stesso ateneo si sta specializzando in Scienze Storiche. Collaboratore di quotidiani e riviste, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti. I suoi interessi spaziano dalla storia antica a quella contemporanea.

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