Geniale e raffinatissimo, David Bowie ha spesso giocato con la propria immagine corporea, utilizzando il proprio corpo come medium comunicativo, in maniera assai simile alle sperimentazioni performative degli anni Settanta.
Fondamentale in tal senso è stato l’incontro con il coreografo, ballerino e regista Lindsay Kemp, sul finire degli anni Sessanta, incontro che ha contribuito a plasmare l’immaginario estetico di David Bowie, accentuandone attraverso parrucche, make up e costumi di scena la già presente androginia.
Tali sperimentazioni stilistiche sfociano nel riuscitissimo alter ego, Ziggy Stardust, che fa la sua comparsa nell’album Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972), concept album che racconta le vicende dell’alieno Ziggy, proveniente da Marte. Chioma fulva, lustrini e zeppe fluorescenti, Ziggy incarna perfettamente lo spirito di ribellione giovanile degli anni Settanta, divenendo un vero e proprio simbolo della controcultura.
Ziggy sfida i ruoli di genere usando il proprio corpo come terreno di sperimentazione attraverso una sinergia di musica, teatro e moda, dando vita a dei concerti che si avvicinano al concetto di «opera d’arte totale».
Profondo conoscitore dell’arte, David Bowie è stato in grado di trasfigurare sé stesso in un’opera d’arte, a partire da quella ambiguità sessuale che era stata già esplorata a inizi Novecento nel proteiforme contesto delle avanguardie artistiche. Figure come Marcel Duchamp, attraverso l’alter ego femminile Rrose Sélavy e la fotografa francese Claude Cahun che amava oscillare tra i poli opposti dell’iperfemminilizzazione e della mascolinità più canonica, furono dei veri e propri apripista nello scardinamento del binarismo di genere.
Bowie collezionista
Lungi dal limitarsi alla performance, l’interesse di David Bowie si rivolge in particolare all’arte visiva contemporanea di cui fu raffinato conoscitore e collezionista. Frequentatore di gallerie e mostre, il David Bowie collezionista si interessa principalmente alla scena sperimentale inglese e agli esordienti, con i quali instaura un prolifico e vivace scambio. Il suo straordinario eclettismo si riflette nella sua vasta ed eterogenea collezione dove figurano anche opere surrealiste, pop e concettuali, tra pittura, scultura e oggetti di design.
Tra gli artisti particolarmente amati da David Bowie non si può non citare Damien Hirst, da lui considerato il prototipo dell’artista del ventunesimo secolo. David Bowie apprezzava particolarmente il tema della paura della morte, vero leitmotiv della produzione artistica di Damien Hirst: «Penso che le sue opere siano estremamente emotive, soggettive, molto legate alle paure personali — la sua paura della morte è molto forte — e trovo le sue opere commoventi e decisamente non superficiali».
Punta di diamante della David Bowie collection fu Jean-Michel Basquiat, giovane promessa dello scenario artistico graffitista newyorkese degli anni Ottanta, particolarmente apprezzato da David Bowie per il forte sotto testo socio-politico della sua arte, che lo spinse ad acquistare numerose opere, oltre ad instaurare una vera amicizia fino alla prematura scomparsa dell’artista a soli 27 anni.
Nella collezione di David Bowie, connotata da uno spiccato interesse per il contemporaneo, si distingue una pala d’altare, Angelo che predica Santa Caterina d’Alessandria del suo martirio (1560-1570) realizzata dal maestro del tardo manierismo veneto, Tintoretto. La pala, acquistata nel 1980 e successivamente venduta all’asta Sotheby’s del 2016, oggi è conservata alla Rubens House di Anversa (Belgio).

Tintoretto, Angelo che predica Santa Caterina d’Alessandria del suo martirio
, 1560-1570, olio su tela, Anversa(Belgio), Rubens House.
Fonte: https://artslife.com/2019/08/31/david-bowie-tintoretto-venezia-most
Nel corso degli anni la collezione si è arricchita al punto che nel 1994 David Bowie ha organizzato presso Sotheby’s, la celebre casa d’asta londinese, una vendita d’arte intitolata The Bowie Collection, mettendo all’asta alcuni pezzi particolarmente significativi della raccolta.
Nel 2016, a seguito della scomparsa dell’artista, la Bowie collection, composta da oltre quattrocento pezzi, è stata protagonista di una nuova asta Sotheby’s intitolata David Bowie Art Auction, in occasione della quale la collezione è stata presentata al pubblico per la prima volta, con oltre cinquantunmila visitatori.
Accolto con grande interesse dal pubblico e dalla stampa, l’evento ha visto la vendita di pezzi di artisti del calibro di Damien Hirst e Frank Auerbach, totalizzando una cifra complessiva di 41,5 milioni di sterline.
Momento clou dell’asta è stata la vendita di Air Power di Basquiat per l’esorbitante cifra di 8.8 milioni di sterline contro la stima iniziale di 3.5 milioni.

Asta Sotheby’s «David Bowie Art Auction»2016. Fonte: www.sothebys.com
Lo straordinario successo di questo evento evidenzia l’eccezionale contributo di David Bowie alla cultura e all’arte di cui fu un vero e proprio trendsetter, in grado di intercettare giovani talenti esordienti prima dell’effettiva consacrazione.
David Bowie pittore
L’arte era dunque una vera e propria necessità per il «Duca Bianco» che, dopo aver frequentato una scuola d’arte, si è a sua volta cimentato nella realizzazione di opere, tenendo anche una mostra personale nel 1995 alla Gallery di Londra, dal titolo New Afro-Pagan and Work 1975-1995.
Il suo stile, che rientra perfettamente nell’espressionismo della Scuola di Londra, di cui Francis Bacon è stato il più celebre esponente, è caratterizzato da colori audaci, pennellate veloci e citazioni colte.
Tra le opere esposte, oltre a numerosi autoritratti, figurano ritratti di celebri artisti, come Iggy Pop, altra imperitura icona musicale di quegli anni.
Le opere di David Bowie sono inoltre state raccolte e presentate al grande pubblico in occasione della famosa mostra itinerante David Bowie is…, una mostra interattiva approdata come prima tappa al Victoria and Albert Museum di Londra nel 2013.
Del suo amore per l’arte l’eclettico artista ha detto: «L’arte, sul serio, era l’unica cosa che avessi mai desiderato di possedere» e ancora, come riportato in una intervista rilasciata nel 1998 al New York Times: «L’arte può cambiare il modo in cui ci sentiamo al mattino».

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