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Nietzsche: una coscienza critica della vita occidentale

19 minuti di lettura

Friedrich Nietzsche è uno dei vip della storia. Tra i motivi per studiarlo ancora, ne spiccano due. Primo: si è posto come la “coscienza critica” della storia della cultura e della civiltà occidentale. I filosofi sono individui che segnano la storia dell’umanità in due sensi: operano una trasformazione irreversibile e necessaria del pensiero in una certa epoca; da allora divengono per sempre fonte inesauribile di comprensione e, perciò, sempre attuali. Sicché continuare a studiare il pensiero di Nietzsche significa non solo non accettare passivamente la falsa convinzione che i fatti siano sciolti dalle idee, ma anche rinnovare l’attenzione sul nesso tra la dimensione storico-vitale e il pensiero filosofico. Secondo: Nietzsche scrive liberamente, pensa liberamente, svincolato da qualsiasi compromesso, in solitudine. Una personalità del genere, preso atto della sua biografia, risulta circonfusa da un’aura di fascino e mistero che la rende sfuggente ed enigmatica, quindi istruttiva.  

La ricezione di Nietzsche

«Enfant prodige et terrible», la straordinarietà di Nietzsche è dovuta soprattutto allo sforzo personale di pensare sempre in modo radicale, ciò che è proprio della sua rarissima capacità extra-professionale di indagare per conto proprio unitamente l’arte e la filosofia del passato come vita e come scaturigine della civiltà europea e del suo destino. Le affermazioni che Nietzsche si autoriferisce non sono parossismi di un megalomane, ma interpretazioni storico-culturali e storico-filosofiche pronunciate in una insospetta inattualità. 

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La filosofia di Friedrich Nietzsche è dotata di una articolata coerenza interna. Di tale rigore filosofico la critica tutt’ora si sta impegnando a rendere conto (un tentativo magistrale in questa direzione fu compiuto da Martin Heidegger). La storia della ricezione dell’opera nietzschana è travagliata e costellata da giudizi estranei al discorso filosofico (è un filosofo nazista, la sua è una filosofia aristocratica, è un misogino, ecc). Dagli anni ’60 con la Nietzsche Renaissance è stata raggiunta una esegesi testuale – e soprattutto una revisione testuale – tali da renderci in grado di avvicinarci in modo filosoficamente più attento alle sue opere (si pensi agli studi di Löwith, Deleuze, Derrida, Bataille, Jaspers, Klossowski). A partire dagli “anni della riscoperta” alcuni motivi teorici e metodologici nietzschani hanno influenzato certa filosofia contemporanea in modo unico: da Foucault a Sloterdijk. L’edizione critica Colli-Montinari del 1964 ha facilitato il ri-esame critico e lo studio del suo pensiero.

Ripercorriamo alcuni punti per fornire una immagine del Nietzsche uomo e studioso, senza alcuna pretesa di approfondimento filosofico esteso o esaustivo. 

Friedrich Nietzsche tra filologia e filosofia

Il giovane Nietzsche si forma nella «veneranda scuola» di Pforta (Ecce Homo, §1): un ginnasio d’èlite. Nel 1865 inizia gli studi di filologia classica a Lipsia, grazie ai suoi lavori scientifici da studente viene chiamato come professore di filologia greca, all’Università di Basilea. Tiene la sua prolusione, dopo di che passa in modo fulmineo dall’essere un laureando ad essere un docente universitario. È il 1869. Nel periodo di Basilea, Nietzsche sviluppa tutte le basi teoriche fondamentali della sua futura filosofia. Una osservazione del 1875 su quello che, di fatto, era il settore scientifico cui apparteneva, risulta importantissima: 

La posizione del filologo di fronte all’antichità è ispirata dall’intenzione di rintracciare nell’antichità ciò che è tenuto in gran conto dalla nostra epoca. Il punto di partenza giusto è quello inverso, consiste cioè nel prendere le mosse dalla comprensione della follia moderna e nel guardare all’indietro: in tal caso molte cose urtanti dell’antichità si presentano sotto la luce di una profonda necessità

Il giovane Friedrich Nietzsche non si riconosceva nella sua professione, perché la sua attività intellettuale – già dal ginnasio – era tesa ad un compito ben diverso:  comprendere la vita stessa dell’umanità occidentale nella sua evoluzione rintracciata nelle opere artistiche e filosofiche degli antichi. La riflessione genealogica è attiva in Nietzsche sin dall’adolescenza. Tutto al contrario del filologo, che non sa dedurre e trovare relazioni, ma applicare un metodo scientifico che mostra solamente l’assenza di entusiasmo per i problemi teorici del passato e verso le idee escogitate per risolverli, che tradisce incapacità di comprenderle e conoscerle davvero: «Esprimendomi in forma mitica, la Filologia è un aborto di un concepimento della dea Filosofia con un idiota o un cretino» (Epistolario, I, §595)

Nietzsche

Il filologo, metonimia dell’uomo di scienza, non pensando per conoscere da sé il mondo greco, si limita ad assumere una interpretazione precostituita della grecità come armonia, razionalismo, serenità, ottimismo, proporzione, avvalorata da certa filosofia che si muove sulle tracce dell’intellettualismo socratico-platonico. Per Nietzsche questa visione dello spirito greco antico è idealizzata, e perciò unilaterale e parziale. Prima di diventare dominio razionale delle passioni e armonia, la grecità arcaica è lotta tra due istinti, due fisiologiche forze vitali opposte e sempre in relazione conflittuale, in cui la razionalità filosofica è assente: l’ebbrezza illimitante e il pensiero fantasioso-creativo. Mentre i filosofi cercavano una soluzione a questa primitiva contesa, oscillazione di rozzezza e pensieri poetici, riuscendo a superarla solo mediante la fuga nel lógos (che in questi anni Nietzsche chiama «pathos della verità»); l’arte tragica produceva la propria soluzione concreta, incarnata, estetica. 

L’eredità del mondo greco

Ciò su cui qui si vuole attirare l’attenzione è la circostanza singolare per la quale un giovane e geniale professore di filologia dell’Università di Basilea, nella seconda metà dell’800, decide di occupare le proprie lezioni sviluppando corsi universitari sui filosofi greci, impostandoli in un modo tale da valicare di gran lunga i limiti scientifici della sua disciplina e rivelandosi un abile esegeta filosofico. È, infatti, il periodo del corso sulla Filosofia nell’epoca tragica dei Greci, in cui Friedrich Nietzsche matura un primo punto di vista sulla figura del filosofo che si ritrova nella Genealogia della morale (1887) e soprattutto in Al di là del bene e del male (1886). Nietzsche studia il contesto in cui la storia dell’umanità ha subito una generativa e inarrestabile rivoluzione psichica, culturale, e scientifica. 

Nietzsche

Nell’approfondimento della grecità, Nietzsche capisce che nel DNA dell’uomo greco antico c’era l’enzima per risolvere problemi decisivi della natura umana. La creazione del mondo degli dèi olimpici quale «bella e artificiosa illusione» nasceva da uno «stato di necessità» quella di sfuggire dall’horror vacui dell’esistenza prodotto dalle pulsioni. I greci, per Nietzsche, sono il popolo che è giunto ad avere una forza spirituale sufficiente per sottrarsi alla brutalità della vita e della natura, ma con ciò si impose un particolare impiego scientifico del pensiero, in un contesto in cui «una vita scientifica era una paradosso» dal momento che «un popolo sano come i Greci la conosce in piccola misura» e osserva gli «albori della conoscenza scientifica con sguardi ebbri» (Quaderno, P 1 6 A, 1867-68)

Mentre molti dei suoi contemporanei ritenevano quello razionale l’unico modo di vivere, Nietzsche lo considera come un particolare modo di vivere, che non è sempre esistito, e che deve essere messo in questione e analizzato sino alla sua radice. Il fatto che l’esame scientifico come comportamento morale e visione del mondo venne, ad un certo punto, prodotto dai Greci non vuol dire che lo spirito Ellenico coincida interamente con esso. Nell’antica Grecia si impose, però, una visione razionale della realtà talmente potente e persuasiva da oscurare e rimuovere la ‘verità’, ovvero il lunghissimo passato irrazionale dei millenari istinti pulsionali. In questa ricostruzione sta la grande scoperta che Nietzsche formulerà bene nel primo utilizzo dell’espressione “volontà di potenza” (Così parlò Zarathustra, 1883) ovvero che “i valori vitali” siano faticose conquiste storiche frutto di modifiche e rimozioni di aspetti di sé che un popolo ha deciso di cancellare per non venire meno e per accrescere sé stesso. 

Socrate

 Con la filosofia di Socrate, per Nietzsche, l’apollineo viene perfezionato in ratio e la forza passionale dionisiaca definitivamente bandita dalla vita come fonte di ogni male: è la nascita della fredda e debilitante logica scientifica e del “rammollito” e superficiale “buon senso” (Su verità e menzogna in senso extramorale, 1873). La nascita di una metafisica della causalità, dello scopo, che Friedrich Nietzsche sostituirà con la filosofia dell’amor fati. Nietzsche si impegna a mostrare che il razionalismo della filosofia greca classica non è che un punto di arrivo, una conquista e una vittoria del popolo greco, che nasce dalla necessità: «Il fanatismo con cui tutto il pensiero greco si getta sulla razionalità tradisce una situazione di emergenza: si era in pericolo, si aveva un’unica scelta: o andare in rovina – o essere assurdamente razionali» (Crepuscolo degli idoli, §10)

Ancora più esplicitamente, egli scrive:

«la paura delle bestie selvagge, è questa la paura che più a lungo fu coltivata nell’uomo, compresa la bestia che egli tiene chiusa in sé e che egli teme. Questa vecchia paura, raffinata, spiritualizzata, si chiama oggi scienza!» (Così parlò Zarathustra, IV, Della Scienza)

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La prigionia degli istinti

Ciò che imprigiona istinti vitali e pulsioni, per rendere la vita serena e libera, si tramuterà nella prigionia degli “spiriti liberi” incatenati da un imperante razionalismo onnipresente e anti-vitale sino alla «fine dell’errore più lungo». Nel suo attacco al «mondo vero» come «menzogna», restando al di fuori del discorso filosofico vero e proprio, si può dire che Nietzsche voglia evidenziare come ciò che si è soliti celebrare come paideia, elevazione, miglioramento della vita, libertà, virtù, felicità, in prospettiva genealogica, si è rivelata l’origine della ‘decadenza’ e di una cattiva civilizzazione dell’uomo occidentale. Il Nietzsche critico della storia della civiltà europea giunge a questa ‘prospettica’ valutazione negativa della filosofia classica greca, che però, nella condizione in cui è sorta, a sua volta, è espressione dell’espansione della vita, di quella vitalità che «respinge da sé ciò che vuole la morte, e lo uccide» (La Gaia Scienza, §26). 

Nietzsche

La filosofia platonica, che distrugge il dionisiaco nell’uomo e nella vita, degradando l’impeto irrazionale che travalica i limiti sovraordinati di tutte le cose a dannosa e bestiale irrazionalità, fonte di schiavitù, stupidità, e ignoranza è agli antipodi delle idee filosofiche che sta maturando Friedrich Nietzsche. Si scontrano due visioni opposte di libertà e di errore. Nel 1866 Nietzsche scrive un appunto in merito allo stato della filologia del suo tempo nel quale esorta i “colleghi” ad incentivare la lettura di Platone. Perché? Visto che già nel corso sui preplatonici il nome di Platone compare vicino al termine “maledizione” e che la critica compiuta di Platone è datata 1888. Nietzsche colloca la filosofia di Platone in una precisa fase teorica della genesi della civiltà europea e della storia delle idee, e insieme ad Euripide, e poi al protocristianesimo paolino, le origini di tutto ciò che vi è di cattivo e malato nella vita moderna.

Il ruolo della filosofia per Friedrich Nietzsche

Con La nascita della tragedia, Friedrich Nietzsche espone l’idea che la razionalità non è l’essenza della nostra natura e in generale della vita, sviluppando una repulsione per la dialettica, origine certificata della fiducia cieca nell’affidabilità della scienza, della svalutazione intellettuale dell’arte e dei sensi e dunque della decadenza dello spirito occidentale sotto il segno dell’evoluzione storica del pensiero razionale della logica scientifica, che soffoca gli “spiriti liberi”. Dal 1871 in poi Nietzsche è impegnato ad indagare l’origine del paradigma teorico occidentale, che insieme alla morale cristiana, rappresentano, rispettivamente, l’incapacità di agire senza ricorrere a sentimenti volgari e all’invenzione di una assiologia da comprendere per raggiungere virtù e felicità.  La disputa con Platone si gioca sul terreno della vita, l’accusa è di aver costretto la vera vita e la vera natura umana nell’ambito intellegibile del sovrasensibile, degradando tutto ciò che nella vita vi si distingue.

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Ma ecco l’aspetto che può dare un’idea sulla personalità di Nietzsche. Nonostante quanto aggressive e naïf possano apparire, allo studioso moderno, le sue critiche a Socrate e a Platone, essi sono per lui figure fondamentali della storia dell’umanità, e per questo li considera degni di essere presi in esame. A prescindere dalla critica filosofica in senso stretto e dal problema se Nietzsche abbia colto o meno il senso della filosofia platonica, egli evidenzia la grandezza del pensiero di Platone. Si capisce perché dedicò interi corsi universitari per conoscere i fondamenti teorici che hanno costruito la scienza filosofica, e quindi lo stile di vita dell’Occidente.

Questi approfondimenti filosofici che Nietzsche fa negli anni ’70 dell’800, sono una tappa essenziale della sua filosofia, in quanto lo studio dei filosofi antichi era, ai suoi occhi, fondamentale per conoscere la genealogia e misurare la forza dei pensieri e dei valori vitali che hanno attecchito. Nietzsche comprese che nella filosofia di un’epoca sono restituiti tutti i problemi esistenziali che affliggevano e gli sforzi teorici per risolverli. Dall’atteggiamento di Nietzsche si trae un grande insegnamento. Lo studio delle produzioni filosofiche non è vuota erudizione, ma deve essere mosso dall’istinto e dall’entusiasmo di capire la storia della cultura e della civiltà umana, attraverso la comprensione dei problemi teorici ed esistenziali e il modo di reagire ad essi, contenuti nella filosofia. Prima di criticare qualsivoglia cosa, persona, epoca, teoria filosofica, occorre meditare su di essi a lungo per comprenderli nel modo più profondo e chiaro possibile. E, cosa ancora più importante, studiando Friedrich Nietzsche si accede alla comprensione della rilevanza decisiva e venerabile che ricopre la filosofia nella storia dell’umanità. 

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In copertina: Illustrazione di Madalina Antal

Lorenzo Pampanini

Classe 1994. Laureato in Scienze Filosofiche all'Università La Sapienza di Roma.

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