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Umana e divina: la «Madonna del parto» di Piero della Francesca

Una delle più alte espressioni del Rinascimento, che incanta i visitatori per la straordinaria umanità della figura della Vergine gestante

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Considerata una delle più alte espressioni del Rinascimento, la Madonna del Parto, celebre affresco di Piero della Francesca databile tra il 1455 e il 1465, incanta i visitatori per la straordinaria umanità della figura della Vergine gestante. Collocata all’interno di una piccola cappella nel territorio di Monterchi, in provincia di Arezzo, è stata nei secoli meta di pellegrinaggio di partorienti che invocavano protezione per la fase finale della gravidanza e per il travaglio.

Analisi dell’opera «Madonna del parto» di Piero della Francesca

Il committente della celebre pala, originariamente pensata per la chiesa di Santa Maria di Momentana, una piccola chiesa rurale ai piedi della collina di Monterchi, resta oggi sconosciuto, come ignota resta la scelta di un luogo cosi oscuro per ospitare la Pala di un artista rinomato come Piero della Francesca.

A seguito della demolizione della chiesa per due terzi della sua lunghezza, tra il 1784 e il 1786, per far posto a un cimitero, la Pala fu spostata nell’attuale cappella, realizzata nella parte residua della Chiesa, dove sopravvisse a due disastrosi terremoti, rispettivamente nel 1789 e nel 1917. Agli inizi degli anni novanta del ‘900 la Madonna del parto di Piero della Francesca a è stata oggetto di una imponente operazione di restauro conservativo per volontà della Soprintendenza di Arezzo.

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La Pala fa parte del genere iconografico delle Madonne del parto, soggetto attestato già dagli inizi del ‘300 nella pittura toscana, dal quale si differenzia per la mancanza di attributi regali. La vergine ritratta da Piero della Francesca, in piedi al centro di un baldacchino, è infatti una delicata adolescente in stato avanzato di gravidanza, messo in risalto dalla posizione di tre quarti con cui si mostra ai fedeli, con il braccio destro appoggiato sul ventre rigonfio come a proteggere il nascituro, e il sinistro sul fianco, quasi a controbilanciare il peso del ventre.

madonna del parto di piero della francesca
Piero della Francesca, Madonna del Parto, 1455-1465, affresco, 260 x 203 cm, Monterchi (Arezzo)
Fonte: Wikipedia.

Regale ed elegante e con uno dei più bei volti della tradizione disegnativa fiorentina, incorniciato da due trecce bionde raccolte sul capo, la Maria di Piero della Francesca è anche estremamente reale per via dei dettagli naturalistici, come i lacci della veste azzurra, colore mariano per eccellenza, allentati all’altezza del grembo rigonfio a lasciar intravedere il bianco della sottoveste.

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Ai lati della giovane gestante sono collocati due angeli nell’atto di spostare i lembi della tenda del baldacchino, con lo sguardo rivolto verso lo spettatore come a invitarlo a prendere atto del miracolo della maternità.

Nella scelta cromatica alternata delle vesti e dei calzari degli angeli, verde la veste e marroni i calzari dell’angelo di sinistra, invertiti nell’angelo di destra, è evidente l’attenzione di Piero della Francesca per le simmetrie.

A proposito di Piero della Francesca

Nato tra il 1415 e il 1417 a Borgo San Sepolcro, in provincia di Arezzo, Piero della Francesca è stato una delle grandi personalità del primo Rinascimento. Formatosi presso la bottega del pittore locale, Antonio di Anghiari, realizza, a partire dal 1445, su committenza della Confraternita del Borgo, la sua prima opera documentata, il Polittico della Misericordia, dove è ancora visibile l’influenza di Masaccio nella costruzione volumetrica. Tra il 1446 e il 1454 si trasferisce a Ferrara, dove assorbe gli stimoli culturali della raffinata e colta cerchia di Lionello d’Este. Successivamente si trasferisce ad Arezzo dove, tra il 1454 e il 1457, realizza il suo capolavoro, il ciclo di affreschi La Storia della Vera Croce nel coro della chiesa di San Francesco, ispirato alla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze e alla contemporanea caduta di Costantinopoli.

Piero della Francesca fu anche prolifico autore di trattati di teoria artistica e matematica, tra cui il De prospectiva pingendi, dedicato a Federico da Montefeltro, presso la cui vivace corte a Urbino trascorse gli anni più fruttuosi della sua carriera. Reso cieco da una malattia agli occhi, si spense nel 1492 nella sua terra natia.

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Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, laureata in Studi Storico-artistici presso l’Università La Sapienza, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Storia dell’arte. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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