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«MRS. FAIRYTALE Non si torna indietro dalla felicità»

Dal 30 dicembre al 14 gennaio, Filippo Timi in scena al Teatro Franco Parenti regala una reinvenzione del corpo, in quanto limite umano per eccellenza, come riscoperta della possibilità di consapevolezza del sé.

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Prima del limite

Se le restrizioni, di qualsiasi tipo, costituiscono una limitazione, o una negazione di un determinato comportamento, può essere illuminante considerare le conseguenze che ne derivano. L’ostacolo diventerebbe tale solo in rapporto a qualcosa che si pone al di là dell’ostacolo stesso.

Focalizzandosi sul limite si perde di vista quanto ciò che limiti, che ostacoli sia tale sul piano delle conseguenze. Spesso il limite sorge indipendentemente da ciò che presuppone, dunque cessa di essere un limite, nel momento in cui non si conosce a fondo cosa ci sia prima il limite stesso, come ci si comporti prima che vi sia un impedimento.

Nonostante il richiamo possa suonare estremamente attuale, quasi giornalistico, l’eco che produce è piuttosto di tipo biologico, in quanto ogni essere umano è per natura limitato, contenuto in un corpo, a cui si è tanto abituati da considerarlo limitante, imbarazzante solo in rapporto a ciò che implica dopo.

L’istrionico gioco della finzione teatrale può aiutare a ripensare il corpo a partire dalla possibilità di una trasformazione interna, che vada in profondità, piuttosto che tendere ad un oltre.

Le possibilità dell’attore

Il corpo, più che un limite, diviene per l’attore lo scrigno della miriade di personaggi che può custodire e proteggere, disvelandone le infinite sfumature con zelo e passione.

Così la magistrale interpretazione di Filippo Timi, in scena al Teatro Franco Parenti con MRS. FAIRYTALE Non si torna indietro dalla felicità dal 30 dicembre al 14 gennaio regala una reinvenzione del corpo, in quanto limite umano per eccellenza, come riscoperta della possibilità di consapevolezza del sé.

L’esilarante icona della casalinga anni ‘50 lasciata dal marito nella notte di Capodanno è il pretesto drammaturgico per sfidare la tragicità e lo struggimento passivo del limite fisico facendolo esplodere e convertendolo nell’ilarità pungente e dissacrante della risata.

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La profondità nel limite

Dieci anni dopo lo spettacolo cult Favola, Filippo Timi torna a sconsacrare la tragedia dell’essere umano, limitato per natura nei buffi panni, tacchi inclusi di un personaggio irriverente che trasforma il surreale nella semplicità quotidiana che comporta il ridere.

La comicità di Mrs. Fairytale è totalizzante in quanto con un nuovo e potente corpo, Filippo Timi abbraccia gli antipodi dell’umanità, oscillando con autentico entusiasmo tra la solitudine abissale dell’abbandono e una felicità esorbitante quanto la musica e il ballo che l’ha scatenata. Con Emiliano Coltorti, nelle vesti di un uomo invisibile, l’incontro con l’altro si propone come scoperta inesauribile e vorticosa verso la propria e altrui intimità.

Riconoscersi nella risata

Il tono comico regala al pubblico un coinvolgimento immediato affidando la sfida dell’empatia all’alternanza di momenti ossimorici tanto quanto lo è l’imprevedibile natura umana, uniti dalla capacità di mostrare il paradosso piuttosto che appiattirlo e irrigidirla in una forma vuota e stereotipata.

Non si torna indietro dalla Felicità perché la felicità è interna, viscerale, non è possibile allontanarsene: piuttosto è utile imparare a riconoscerla, nelle vesti camaleontiche di un’emozione struggente e dolorosa e nella vertigine che solo la gioia pura può procurare.

La Felicità diviene sinonimo di natura umana e se l’etimo greco – dalla radice del verbo fùo, che significa generare e in primis essere per natura, in quanto natura – può convenire, la potenza del corpo ne dà conferma, sancendone la verità con il paradosso di farlo attraverso l’arte della finzione, della costruzione teatrale.

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Anastasia Ciocca

Instancabile sognatrice dal 1995, dopo il soggiorno universitario triennale nella Capitale, termina gli studi filosofici a Milano, dove vive la passione per il teatro, sperimentandone le infinite possibilità: spettatrice per diletto, critica all’occasione, autrice come aspirazione presente e futura.

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