Alle origini del Natale

Articolo della newsletter n. 56 - Dicembre 2025
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L’origine pagana del Natale

Tra le festività più iconiche del calendario occidentale, il Natale affonda le sue radici in un retroterra ricco e sorprendente, in cui miti, simboli e riti pagani si intrecciano con la successiva tradizione cristiana. Prima di diventare la celebrazione della nascita di Gesù, il 25 dicembre era infatti una data cardine del mondo romano, legata al ritorno della luce dopo il solstizio d’inverno e ai culti del Sole che permeavano l’Impero.

La festa del Sol Invictus, istituita ufficialmente dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C., è il riferimento più noto. Aureliano, impegnato in un intenso programma di riforma e centralizzazione del potere, elevò il culto solare a religione imperiale, costruendo a Roma un grande tempio dedicato al Sole e creando un collegio di sacerdoti specifico, i pontifices Solis. L’adozione del 25 dicembre per celebrare il “Sole Invitto” non era casuale: secondo il calendario giuliano, quello era il giorno esatto in cui il Sole “rinasceva” dopo aver raggiunto il punto più basso del suo percorso annuale. Questa “rinascita” veniva percepita come un evento carico di valenze cosmiche, agrarie e spirituali.

Curiosamente, in molte zone dell’Impero la festa del Sol Invictus prese il posto di altri culti solari più antichi, come quello di El-Gabal, la divinità solare portata a Roma dall’imperatore Eliogabalo, oppure quello di Mitra, particolarmente diffuso tra i soldati. L’iconografia mitraica – con il dio che trafigge il toro, simbolo delle forze oscure – aveva già al suo interno il tema della vittoria della luce sulle tenebre, rendendo naturale la confluenza di tradizioni nel culto ufficiale di Aureliano.

Ma il dicembre romano non era solo religione: era un mese di caos gioioso. I Saturnalia, celebrati dal 17 al 23 dicembre, trasformavano la società in una sorta di mondo alla rovescia. Gli schiavi sedevano a tavola mentre i padroni li servivano, ci si scambiava il tradizionale dono chiamato sigillum (piccole statuine, il cui momento di scambio era noto come Sigillaria), si giocava d’azzardo anche nei luoghi pubblici e le strade si riempivano di canti e processioni. Alcuni storici ritengono che proprio tale spirito festivo, apparentemente disordinato ma profondamente radicato, rese difficile al cristianesimo sovrapporre celebrazioni completamente nuove senza conservarne almeno in parte il carattere.

Un dettaglio affascinante riguarda il modo in cui gli antichi osservavano la rinascita del Sole. Il solstizio d’inverno durava, secondo la loro percezione, tre giorni: il Sole sembrava fermarsi prima di iniziare a risalire. Ecco perché il 25 dicembre, anziché il 21, veniva considerato il vero “giorno della rinascita”, quando il cambiamento diventava visibile ai loro occhi. Questo tipo di osservazione astronomica, oggi dimenticata, era fondamentale per le popolazioni agricole dell’epoca.

Quando il cristianesimo, tra terzo e quarto secolo, iniziò a fissare una data per la nascita di Gesù, la scelta del 25 dicembre rispondeva a più esigenze: sovrapporsi alle feste già amatissime, reinterpretare la simbologia della luce e forse anche rispondere all’influenza delle comunità cristiane d’Oriente, che avevano già iniziato a riflettere sul valore teologico della “luce che nasce dal buio”. Non mancano studiosi che sottolinea…

Daniele Rizzi

Nato nel '96, bisognoso di sole e di pace. Sono specializzato in storia medievale, insegno lettere alle medie. Mi fermo sempre ad accarezzare i gatti per strada.

Paolo Cristofaro

Classe 1994, laureato in Scienze storiche all'Università della Calabria. Docente di Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie statali. Giornalista pubblicista.

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