Oscar 2019: vince “Green Book”. Il nostro resoconto

La cerimonia della 91esima edizione degli Oscar si apre in musica, sulle note di We will rock you con una memorabile esibizione degli stessi Queen, accompagnati da Adam Lambert. Per la prima volta dopo 30 anni la più celebre premiazione di Hollywood risulta però priva del suo cerimoniere, dopo le polemiche che hanno travolto Kevin Hart per i tweet omofobi che gli hanno valso l’esclusione dagli Oscar. A coprire questa assenza sono stati gli stessi attori presentatori che, tra vestiti eccentrici e battute, hanno comunque saputo condurre al meglio la più attesa notte del cinema. 

L’edizione di quest’anno si apre fin da subito con la commozione con la vittoria di Regina King, elegantissima e favorita secondo i pronostici come miglior attrice non protagonista per il film di Barry Jenkins Se la strada potesse parlare tratto dal romanzo di James Baldwin.

Tra i grandi vincitori di questa edizione ritroviamo inevitabilmente Roma, pregevole ma destinato al piccolo schermo, forse fin troppo virtuoso, ma sicuramente emozionante, che non solo si aggiudica i meritatissimi i premi per la migliore fotografia e miglior film straniero, ma anche l’ambito titolo di miglior regista, consegnato dalle mani del messicano Guillermo del Toro. Alfonso Cuarón, ambasciatore in questa sera del Messico e di un nuovo modo di fare cinema targato Netflix, ha dimostrato di essere per regia, montaggio e fotografie il primo della classe, raccogliendo la grandissima responsabilità di chi ha il dovere di raccontare storie «molto spesso lasciate sul fondo del mondo del cinema», come quella di Yalitza Aparicio, prima attrice indigena nominata agli Oscar, simbolo di migliaia di indigeni, di donne, lavoratrici domestiche prive di ogni tipo di voce e di diritto.

Fin da subito, questa 91 esima edizione, forse meno ilare e spensierata delle precedenti, si rivela essere un importante spunto di riflessione sociale e politica grazie al contributo delle tante stelle che quest’anno hanno lavorato per lanciare un messaggio chiaro al pubblico dall’altra parte dello schermo.

L’integrazione, il riscatto sociale e una forte opposizione al razzismo hanno ispirato anche la vittoria di Black Panther come miglior scenografia e miglior costumi, con la prima donna afroamericana vincitrice in questa categoria. 

 La diversità e la voglia di abbattere il sistema delle convenzioni sociali è stato une dei principi anche della sezione cortometraggi che ha visto trionfare Period. End of sentence definito letteralmente dalla propria regista «un film sulle mestruazioni che vuole combattere le ineguaglianze e i tabù sulla vita di tante giovani».

Tra gli interpreti, Olivia Colman, in rappresentanza de La Favorita, vince il titolo di miglior attrice protagonista, mentre Mahershala Ali vince come miglior attore non protagonista per Green Book, diventando il secondo attore nero dopo Denzel Washington ad aggiudicarsi due statuette. Per Ali la prima era arrivata due anni fa con Moonlight.

Uno dei protagonisti indiscussi della serata è stato ancora una volta Rami Malek, che dopo aver conquistato i Golden Globe, il premio BAFTA per la miglior interpretazione maschile, uno Screen Actor Guild Award e un Satellite Award, riceve la sua definitiva consacrazione come miglior attore dell’anno. Malek dichiara che i Queen e Freddie Mercury sono stati la sua fonte di ispirazione in questo film, sottolineando l’onore di aver potuto raccontare la storia di un immigrato, di un uomo gay che ha combattuto per poter esprimere se stesso. Lo stesso Malek termina ricordando le proprie origini – i suoi genitori sono egiziani immigrati in America.

Le emozioni non mancano nemmeno per il premio di miglior canzone, con un’attesissima Lady Gaga che fin da subito ha conquistato il pubblico dell’Academy, regalando un’esibizione mozzafiato in coppia con Bradley Cooper sulle note di Shallow (A star is born), giustamente vincitrice indiscussa per la sua categoria.   

Uno dei volti che rimarrà ben impresso di questa serata, è quello di Spike Lee, vincitore con BlacKkKlansman dell’Oscar la miglior sceneggiatura non originale e attivo da anni in una battaglia iniziata dai tempi del college, quando realizzò The Answer (1980), in opposizione a una proiezione totalmente priva di senso critico del film The Birth of a Nation di David Wark Griffith tra le aule della New York University. Non a caso «febbraio è il mese della storia dei neri», «e vorrei ringraziare i miei antenati per aver costruito questo Paese». «Ricordate, possiamo sempre fare la cosa giusta insieme, possiamo scegliere l’amore invece che l’odio”.

In una serata che ha celebrato le varie forme del “diverso” nel mondo del cinema, all’ultima chiamata, quella per miglior film, sono arrivate produzioni differenti tra di loro, tutte promettenti e accomunate dall’essere ambientate nel passato, per parlare al mondo attuale lanciando un importante monito contro ogni forma di odio e di discriminazione.

In una rosa di titoli tutti pari ed emozionanti, è alla fine Green Book, già miglior sceneggiatura originale e vincitore dei i PGA, dei Critics Choice Award, dei Sag-Aftra e di tre Golden Globe, ad avere la meglio sugli altri come miglior film. Il lavoro di Peter Farrelly è infatti di una preziosa perla cinematografica che parla a tutti, che fa amare il cinema, fatta «con tenerezza, amore e rispetto, al di là delle differenze, perché alla fine siamo le stesse persone e condividiamo la stessa vita.»

oscar

Mai come prima d’ora, gli Oscar hanno saputo cogliere le criticità di una società che, in America come in Europa, tende oggi ad abbracciare i principi di un’ideologia pericolosa e che consideravamo superata. Nonostante i suoi grandi difetti, forse Hollywood ha provato per una volta a dare voce  a chi non ce l’ha, raccontando tutti gli invisibili, gli immigrati e le donne, che ogni giorno fanno andare avanti la nostra società.

 

Miglior film
Green Book di Peter Farrelly

Regista 
Alfonso Cuarón per Roma

Attrice protagonista
Olivia Colman per La favorita

Attore protagonista
Rami Malek per Bohemian Rhapsody

Attore non protagonista
Mahershala Ali per Green Book

Attrice non protagonista
Regina King per Se la strada potesse parlare

Miglior canzone
Shallow da A Star Is Born di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando, Andrew Wyatt and Benjamin Rice

Colonna sonora
Black Panther di Ludwig Goransson

Sceneggiatura non originale
BlacKkKlansman di Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott, Spike Lee
 
Sceneggiatura originale

Green Book di Nick Vallelonga, Brian Currie, Peter Farrelly

Effetti visivi
First Man

Cortometraggio
Skin di Guy Nattiv

Documentario corto
Period. End of Sentence. di Rayka Zehtabchi e Melissa Berton

Corto animato
Bao di Domee Shi e Becky Neiman-Cobb

Film d’animazione
Spider-Man: un nuovo universo di Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman

Montaggio
Bohemian Rhapsody di John Ottman

Film straniero
Roma di Alfonso Cuarón

Suono 
Bohemian Rhapsody di Paul Massey, Tim Cavagin and John Casali
 
Montaggio sonoro

Bohemian Rhapsody di John Warhurst

Fotografia
Roma di Alfonso Cuarón

Scenografia
Hannah Beachler per Black Panther

Costumi
Ruth E. Carter per Black Panther

Trucco e parrucco
Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia Dehaney per Vice

Documentario
Free Solo di Jimmy Chin, Elizabeth Chai Vasarhelyi

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Valentina Cognini

Nata a Verona 22 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Dopo uno stage al Museo del Louvre e alla Pinacoteca di Brera, si è laureata in Conservazione dei beni culturali a Venezia. Ora è tornata a Parigi per specializzarsi in Museologia all'Ecole du Louvre, la cricca di storici dell'arte più ganzi che ci sia. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.