Calcio e teatro: realtà apparentemente distanti, incredibilmente simili

Articolo della newsletter n. 53 - Settembre 2025
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Spesso la correlazione tra teatro e sport non è immediata. Sembra quasi che i due appartengano a classi sociali diverse, tragicamente. Non vogliamo assolutamente portare una discussione classista sull’argomento, anzi, il teatro dovrebbe ritornare a essere vissuto quanto lo stadio, per dirla come diceva Sarah Kane: Why can’t theatre be as gripping as footie?

La drammaturga lo diceva per sottolineare come il teatro potesse essere estremamente partecipativo dal punto di vista del pubblico: il risultato di una partita di calcio infatti non è mai detto fino all’ultimo secondo, a teatro invece spesso si può intuire come tutto andrà a finire già da metà della trama.

Sport e teatro per definizione

Leggiamo ora la definizione di sport della Carta Europea dello Sport:

Si intende per “sport” qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli.

Se si sostituissero le competizioni con spettacoli questa potrebbe facilmente essere la definizione di teatro. La cosa non stupisce perché chi fa teatro sa benissimo che il lavoro richiesto è certo interpretativo, ma anche molto fisico. Per quanto un metodo di recitazione possa essere più – permetteteci i termini imprecisi – intellettuale o emotivo, il primo strumento con cui l’attore si presenta è il corpo. Lo sport è quindi una parte fondamentale nel percorso di un attore, perché non può esserlo anche per lo spettatore?

O meglio, perché non può uno spettatore vivere il teatro con lo stesso spirito con cui ci si approccia allo sport?

La squadra per cui tifare

Ci sono forse due elementi che sembrano mancare al teatro per poter essere as gripping as footie e sono: l’agonismo e l’inaspettato. Il primo sembra mancare perché per quanto i personaggi possano tutti lottare per il loro obiettivo, spesso sono percepiti ancora come molto distanti da noi; il secondo vale principalmente per le drammaturgie classiche: tutti conoscono quelle poche drammaturgie che vengono studiate a scuola e tendenzialmente si vanno a vedere quelle perché la paura di annoiarsi è sempre dietro l’angolo.

L’ultimo problema che viene da portare alla luce è quello della poca conoscenza del linguaggio teatrale, la qual cosa se affrontata potrebbe risolvere anche le altre due mancanze. Tutti infatti conoscono a grandi linee le regole della maggior parte degli sport, ma pochi possono affermare di saper leggere uno spettacolo. Perché allora pretendiamo che i giovani vadano di più a teatro se non conoscono le regole del gioco?

A scuola infatti chi non pratica teatro nei vari laboratori proposti, si soffermerà solo sulla storia del teatro e sui testi più famosi dei drammaturghi più famosi; gli spettacoli vengono affrontati di rado nel loro aspetto tecnico e semiotico, facendo perdere a chi li vede informazioni su cosa gli artisti vogliano comunicare con il loro pubblico.

Non solo intelletto

Apriamo una parentesi: non parliamo qui di una mera comprensione intellettuale, bensì di una conoscenza delle basi per poter poi avere gli strumenti essenziali per lasciarsi coinvolgere dallo spettacolo. Sapere che ci sono due squadre identificate da dei colori, che una di queste deve fare goal da un lato e l’altra dall’altro è già un passo ulteriore verso il godimento del gioco piuttosto che chiedersi il perché di ventidue persone che calciano senza scopo un pallone da una parte all’altra in un campo verde.

Quello che vogliamo dire è che se si conoscessero le basi della dinamica scenica, si potrebbero comprendere meglio le trame e i momenti in cui le regole di quella stessa dinamica sono state rotte. Una volta comprese quelle, si capirà la volontà di un tale personaggio, la sua natura e quindi si potrà prendere le parti o meno delle fazioni presenti nello spettacolo. Dalla conoscenza possono nascere le passioni.

1–1 palla al centro

Un punto di incontro interessante tra questi mondi che sono in fondo le facce della stessa medaglia sono gli spettacoli a tematica sportiva; in questo caso prendiamo in esame due spettacoli calcistici: Ilva football club e Il rigore che non c’era.

Ovviamente non si vuole dire che basta parlare di sport per ottenere i risultati sopraelencati, ma già la narrazione di qualcosa che è percepito più vicino a tutti crea un altro tipo di rapporto con lo spettacolo. (Precisiamo di nuovo che è sempre una questione di percezione, anche il teatro greco è vicinissimo a noi, ma ancora lo percepiamo distante).

«Ilva football club»

Ispirato all’omonimo romanzo di Fulvio Colucci e Lorenzo D’Alò, così si presenta lo spettacolo sul sito del suo produttore Campo Teatrale

ILVA FOOTBALL CLUB parla di un sogno, un sogno grande due volte la città, un sogno che lentamente e inesorabilmente si sgretola e si scontra con la realtà. La storia della più grande acciaieria d’Europa s’intreccia alla leggenda di questa piccola squadra nata proprio sotto le ciminiere dell’Ilva, per dare voce alle tante storie vissute al Taranto. Storie di lotta tra salute e lavoro, tra speranza e disillusione, tra sogno e realtà

La metafora calcistica viene quindi usata per raccontare la cruda storia dell’Ilva di Taranto. In questo caso quindi il calcio fa da catalizzatore per raccontare una storia di lotta e di speranza. La piccola squadra è nata proprio sotto le ciminiere della grande acciaieria, in un campo di periferia dove undici uomini giocavano a calcio senza pretese.

Nuovi eroi

I protagonisti di questa storia diventano gli eroi che vanno incontro a un inesorabile destino, come Edipo o Amleto. Il teatro dovrebbe studiare come la narrazione sportiva sia diventata una possibile nuova epica. Tutti conosciamo il Divin Codino, El Pibe de Oro o Er Pupone, non sono forse epiteti degni di una saga classica?

Insomma la tematica calcistica può facilmente affascinare chiunque si metta ad ascoltare i racconti di questi divi contemporanei, proprio per la sua capacità di diventare subito un racconto che sfiora il mitico. Un abile narratore di questi fatti è Federico Buffa.

«Il rigore che non c’era»

Lo spettacolo racconta storie sportive focalizzandosi su momenti di svolta, di cambio improvviso di un finale, insomma di coup de théâtre. Anche in questo caso il racconto diventa metafora della vita in cui i protagonisti si trovano davanti a un bivio e a una scelta da compiere.

Insomma anche in questo caso il calcio è sicuramente lo sfondo principale, ma che porta in avanti le storie di uomini e donne che hanno cambiato la storia, se non quella dell’umanità almeno la loro.

Finale di partita

Prendiamo in prestito il titolo di un’opera di Samuel Beckett per trarre le nostre conclusioni. È evidente come la distanza tra il mondo dello sport e quello teatrale è in realtà assai minore rispetto a quello che pensiamo, anche perché la dicitura «calcio spettacolo» non è nata per caso. Non esiste la formula perfetta né per fare teatro né per fare sport, entrambi hanno i loro pregi e i loro difetti; quello che però preme evidenziare è come entrambi abbiano la grande possibilità di creare comunità.

Il calcio già riesce a creare grande comunità, ma troppo spesso la tifoseria sfocia nella pura violenza fine a se stessa; d’altro canto se in teatro la violenza è solo sul palcoscenico, fuori di esso la comunità è formata spesso solo da chi lo fa.

Insomma trovare soluzioni come sempre non è semplice, o nemmeno possibile, ma speriamo che provando a osservare ciò che ci sta intorno si possa provare a vivere i luoghi di cultura e sportivi senza necessità di distinzione della materia, lo sport può essere cultura e la cultura sport, basta volerlo.

Un giorno il teatro potrà essere as gripping as footie.


Illustrazione di Marco Brescianini

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Marialuce Giardini

Diplomata al liceo classico, decide che la sua strada sarà fare teatro, in qualsiasi forma e modo le sarà possibile.
Segue corsi di regia e laboratori di recitazione tra Milano e Monza.
Si è laureata in Scienze dei Beni Culturali nel 2021

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