Il calcio nell’arte: tra passione e indagine sociale

Articolo della newsletter n. 53 - Settembre 2025
Start

Appuntamento fisso della domenica, passione viscerale, a volte ossessione. Il calcio non è uno sport qualsiasi, soprattutto in Italia. E se nemmeno Jannick Sinner è riuscito a minacciare il primato assoluto che da decenni vede sul gradino più alto del podio il calcio, un motivo ci sarà. O probabilmente più di uno. Nel nostro bel Paese – e in generale un po’ in tutto il vecchio continente – il gioco del pallone è radicato da secoli nella tradizione e nella cultura. Tra celebri predecessori – basti pensare al calcio fiorentino, con origini rinascimentali – e discutibili varianti, questo sport nasce ufficialmente a metà del diciannovesimo secolo ed entra ben presto nell’immaginario comune. E, si sa, ciò che è parte della vita è da sempre fonte di ispirazione per gli artisti. Ecco allora che sin da subito, il calcio inizia a essere immortalato e celebrato nelle forme più varie. In molti casi, la realizzazione di opere d’arte ispirate al calcio è servita non solo a raccontare un gioco, ma a immortalare momenti storici, raccontare la società e le persone che la compongono. Ma com’è cambiata nel tempo la sua rappresentazione? Alcuni esempi – più o meno celebri – possono aiutarci a capirlo.

Giulio D’Anna, Calciatore (1933)

Il gioco nell’arte realista

Quella che da molti è ritenuta la prima, vera rappresentazione artistica del gioco del calcio è il quadro Sunderland vs Aston Villa (1895), conosciuto anche come Un calcio d’angolo (A Corner Kick), del pittore inglese Thomas Hemy. L’opera raffigura in maniera realistica e poetica un’azione in area che, chissà, potrebbe aver segnato le sorti della partita (anche se secondo le fonti si concluse quattro pari).
Precedente di quasi sessant’anni è l’opera del pittore inglese Thomas Webster intitolata Il gioco del calcio, del 1839. Nonostante il titolo esplicito e direttamente legato al calcio, il dipinto non ritrae una partita, come nel caso di Hemy, bensì dei bambini che in un prato giocano con regole tutte loro con un pallone. Webster divenne famoso come pittore di genere legate soprattutto alla vita di campagna.

Calcio
Thomas George Webster, Il gioco del calcio (1839)

Interessante e significativo è, invece, il lavoro di Ángel Zárraga. Poco noto nel suo Paese d’origine in quanto visse principalmente in Europa, l’eclettico pittore messicano realizzò nel corso della sua carriera numerose opere che vedono al centro il mondo del calcio. Tra queste, forse una delle più interessanti è Las Futbolistas (1922), che ritrae tre giocatrici intente a chiacchierare con indosso la divisa della loro squadra. Gravitata intorno ai principali movimenti artistici di inizio secolo, l’arte di Zárraga si stabilizza, con intermezzi avanguardisti, in una forma facilmente riconducibile al Realismo magico. È evidente, nel lavoro dell’artista, come lo sport, in questo caso il calcio, sia sempre stato specchio della società, dei suoi cambiamenti e, al tempo stesso, strumento di cambiamento. Questo dipinto, infatti, non celebra tanto il gioco, quanto piuttosto l’emancipazione femminile che in quegli anni ritornava tra le grandi tematiche al centro dell’interesse pubblico.

Rappresentare il movimento: Futurismo, Cubismo e simili

Gli inizi del Novecento hanno rappresentato per l’arte occidentale un momento di vivacità (quasi) senza pari. Tra i movimenti che hanno animato il panorama di quegli anni, impossibile dimenticare Futurismo, Cubismo e affini. Un elemento che certamente accomuna gli artisti del periodo – e in particolare coloro vicini ai movimenti sopracitati – è la fascinazione per la modernità e per ciò che questa porta con sé, come la velocità e il movimento dei nuovi strumenti, dei nuovi mezzi in circolazione. È proprio il movimento e la sua rappresentazione che intriga pittori e scultori, facendoli avvicinare al mondo dello sport e del calcio. Corpi che corrono, si scontrano, si intrecciano diventano soggetti privilegiati di quelli che possono essere considerati a tutti gli effetti degli studi visivi delle dinamiche fisiche che stanno dietro al gioco. Esempio emblematico è Dinamismo di un giocatore di calcio, dipinto del 1913 di Umberto Boccioni. Il quadro è forse l’opera più importante della storia dell’arte italiana dedicata dal calcio. Significativo sottolineare che nei numerosi manifesti programmatici del Futurismo, che avevano tra i principali obiettivi declinare in chiave futurista molteplici aspetti della vita, la promozione dello sport e della sua rappresentazione occupava un punto non marginale. Lo sport, infatti, era diretta esaltazione del fisico e della forza, della giovinezza, così come della sfida. Rappresentava, se vogliamo, agli occhi futuristi una versione edulcorata della guerra, con scontri fisici, vinti e vincitori.

Umberto Boccioni, Dinamismo di un giocatore di calcio (1913)

Il calcio per le strade

Soprattutto nelle grandi città, dove tendenzialmente si trovano le principali squadre di calcio a livello mondiale, hanno iniziato a diffondersi murales a tema calcistico sin dagli albori di questa forma artistica. Esempi celebri nostrani sono gli ormai innumerevoli ritratti di Diego Armando Maradona che si possono trovare a Napoli, dove il calciatore argentino è diventato mito assoluto e simbolo collettivo della fede calcistica partenopea.

Il calcio (e l’arte) di oggi

Anche oggi sono numerosi gli artisti affascinati dal calcio e dagli aspetti culturali e sociali che questo porta con sé. Tra le tante opere dedicate allo sport, celebre è Stadium, del controverso Maurizio Cattelan (1991). Questa è la prima grande opera scultorea realizzata dall’artista padovano. Si tratta infatti di un biliardino lungo sei metri, con postazioni sufficienti a far giocare due squadre di calcio regolari, per un totale di 22 giocatori. L’opera, esposta per la prima volta presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, è attivata da partite (o sarebbe meglio dire happening) in cui si affrontano una squadra composta da uomini bianchi e l’altra da migranti. Intento principale del tutto è evidenziare e porre all’attenzione degli spettatori, seppur tramite un’azione che può sembrare goliardica, la discriminazione e lo sfruttamento a cui sono sottoposti quotidianamente gli immigrati che dal sud del mondo cercano una vita migliore verso nord. Un manifesto antirazzista, dunque, che va riflettendo sul crescente clima xenofobo di quegli anni e che per farlo unisce la passione nazionale italiana a una tematica scomoda eppure sempre attuale. In un incontro-scontro di “pallone” tra due schieramenti così diversi e contrapposti si specchiano le società europee e le loro – talvolta catastrofiche – politiche sull’immigrazione.

Non altrettanto famoso, ma senza dubbio affascinante, è il lavoro di Simone Tribuiani. Pittore di Cesenatico, Tribuiani sceglie con la sua arte di dare forma a grandi imprese sportive, del passato e del presente. Quello che l’artista fa è immortalare attimi che hanno fatto la storia dello sport e che quindi, in qualche modo, sono entrate ed entrano a far parte della vita di tutti. Tra le sue opere dedicate al calcio, si riconoscono momenti e personaggi epici come l’Inter che vince la Coppa UEFA nel 1994, Roberto Baggio con la divisa della Juve da poco vincitore del Pallone d’Oro, il Napoli vincitore dello scudetto del 2023. Un po’ come Zárraga, ciò che sostanzialmente Tribuiani fa è immortalare degli attimi, delle persone che hanno fatto la storia non solo dal punto di vista sportivo, ma anche e soprattutto culturale e sociale, che sono entrati nell’immaginario comune.

In un’epoca in cui si è sommersi, tartassati da fotografie tutte uguali delle grandi vittorie, dipingerle è un gesto anticonvenzionale che restituisce profondità e complessità diverse e, possiamo azzardare, maggiori a un’immagine.


Illustrazione di Marco Brescianini

Questo articolo fa parte della newsletter n. 53 – settembre 2025 di Frammenti Rivista, riservata agli abbonati al FR Club. Leggi gli altri articoli di questo numero:

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!

Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!

Rebecca Sivieri

Classe 1999. Nata e cresciuta nella mia amata Cremona, partita poi alla volta di Venezia per la laurea triennale in Arti Visive e Multimediali. Dato che soffro il mal di mare, per la Magistrale in Arte ho optato per Trento. Scrivere non è forse il mio mestiere, ma mi piace parlare agli altri di ciò che amo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

David Bowie

La musica ha un grande debito con David Bowie

Saranno stati i suoi alter-ego intergalattici a metà tra il…

Standing by the wall: David Bowie e Berlino

Nel secondo dopoguerra Berlino era un’anomalia, divisa in quattro settori…