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Capability onlife. Come la cultura oggi passa da internet

Che cosa vuol dire oggi avere cultura? Si potrebbe rispondere a questa domanda senza dover fare riferimento a contenuti didattici, a settori scientifici, a competenze tecniche. La preparazione culturale oggi avviene soprattutto attraverso l’approfondimento di ciò che prima di tutto attira la nostra attenzione e genera in noi un interesse. Le cose stanno così per un motivo semplice: in un’era di crisi dei vecchi valori, non c’è niente che bisogna imparare o sapere per forza (come il latino, la filosofia o la dogmatica cristiana in passato), quindi siamo liberi di imparare e sapere tutto ciò che vogliamo. Questo è il reale motivo per cui esistono gli influencer, i blogger, e per questo motivo tali figure professionali della nostra modernità hanno cosi tanti followers tra le persone comuni. Con queste nuove figure professionali si può parlare di capability onlife, cioè della possibilità di diffondere e apprendere nozioni nello spazio digitale del web. In un contesto del genere l’istruzione scolastica decade a subalterna via di formazione culturale e il blogger sostituisce sempre di più il ruolo del professore. Oggi – secondo molti – si è diffusa l’opinione che l’avere o il non avere cultura dipende unicamente dalla volontà del singolo individuo, dalla sua capacità di informarsi e di formarsi. E’ davvero così?

da publicidademarketing
Fonte: publicidademarkenting

Un nuovo spazio culturale

Mentre in passato la cultura passava attraverso le aule scolastiche e universitarie, attraverso i libri e i laboratori, adesso i luoghi in cui le persone comuni formano loro stesse sono gli spazi digitali dei siti internet e dei blog. Insomma, la formazione culturale, che significa sempre acquisire certe conoscenze e competenze determinate, ha subito una dislocazione: dalla dimensione di vita offline a quella online. Ciò risulta evidente non solo dalla nascita di università online, ma più banalmente dal fatto che a rispondere alle nostre domande ormai sono i motori di ricerca del web, che ci connettono con siti in cui consultiamo le fonti necessarie per toglierci un dubbio o per conoscere qualcosa di cui non sappiamo niente. L’esistenza di Wikipedia come enciclopedia online aggiornata in fieri, sulla cui importanza (se usata con il giusto spirito critico) insisteva anche Umberto Eco in un articolo per l’Espresso del 4 settembre 2009, svolge una funzione disciplinare incredibilmente efficiente oggigiorno. 

La cultura personale oggi, quindi, rischia di dipendere dalla relazione che l’individuo ha con il mondo online, e dal modo in cui è disposto ad esplorare il web, giocando con esso e facendo fruttare il proprio tempo all’interno di quel mondo. Se l’individuo è disposto a spendere molto del suo tempo in modo costruttivo sul web, come consiglia Kenneth Goldsmith, allora la sua vita si sviluppa attraverso la relazione reciproca con esso. In altre parole il web oggi più di ieri è un serbatoio interattivo di informazioni culturali, come lo erano i poemi omerici nella grecia arcaica in cui si poteva trovare un sapere enciclopedico che andava dall’astronomia alla navigazione. La vita culturale oggi passa attraverso il web, che innerva di app e di siti la nostra inesauribile fame di curiosità e novità.

Luciano Floridi – che è stato il primo a capire che il rapporto tra reale e virtuale non è più affatto dicotomico, ma che invece le due dimensioni si (con)fondono, stanno in un rapporto di mutuo scambio per la vita culturale della persona – in una intervista su Repubblica ha affermato che mai come oggi viviamo nell’era delle possibilità. Più che in tutti i tempi passati oggi viviamo un accrescimento del campo del possibile, abbiamo molte più possibilità. Spetta a noi solo di scegliere come vogliamo formare la nostra persona. Oggi, in diversi campi della conoscenza, abbiamo la possibilità di essere liberi di scegliere la nostra formazione culturale e intellettuale, abbiamo raggiunto l’attuazione – almeno in parte – della libertà concreta di poter fare, e di poter formare noi stessi. Questo traguardo lo abbiamo tagliato in misura importante proprio grazie alla nostra vita onlife

da Hypable

Economia digitale e creatività

E’ innegabile: parte della nostra cultura oggi passa attraverso il web in generale e il digitale in particolare. L’utenza è nel tempo diventata una fonte di reddito considerevole, un prodotto, parafrasando il formatore di coscienze Andrew Lewis. La visibilità ottenuta attraverso i followers fa il paio con il guadagno economico assicurato e con la notorietà. Ma la nostra vita offline non era già una fonte di guadagno? 

Già Marx nei Grundrisse sosteneva che nel tempo libero l’individuo sviluppa sé stesso come capitale fisso. Intendendo con ciò che l’essere umano che ha sviluppato se stesso è la massima forza produttiva nel processo di produzione e cioè è la più formidabile macchina di generazione di profitto. Il guadagno economico nel mondo onlife è solo una conseguenza del nostro sviluppo culturale in quella sfera biotica che è diventato il mondo virtuale del digitale.

L’idea da difendere in questi tempi interessanti è quella che sostiene una relazione costante col web in base alla quale è possibile accrescere noi stessi risvegliando la nostra personale creatività.  Lo spazio digitale è una sfera biotica dell’umano, perchè lì uomini e donne sviluppano parte della loro essenza, giocando con il web e con le opportunità digitali di crescita personale creativa che la vita onlife offre. Il mondo di internet, ad esempio, non è solo un insieme di dati sparpagliati o di funzionalità che ci semplificano la burocrazia, ma uno spazio vasto in cui possiamo esprimere le nostre potenzialità. È quindi forse il momento, nel nostro tempo, di parlare di capacità onlife e di creatività onlife

Lorenzo Pampanini
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