I migliori film del 2015, scelti da noi

Il 2015 è stato un anno di grazia per il cinema. Inaspettatamente, dopo anni di concentrazione nei mesi meno felici, il cartellone cinematografico ha saputo “spalmare” per bene le uscite migliori e, ad eccezione della stagione estiva, ha regalato agli spettatori veri e propri gioielli da gustare al buio della sala.

Per questo motivo, stilare una classifica dei migliori film dell’anno risulta – ora più che mai – particolarmente arduo. Si è deciso di far parlare gli occhi e il cuore, il gusto e i temi affrontati, pur nella consapevolezza di aver lasciato fuori dalla porta pellicole di grande impatto e valore, come Inside out, capolavoro Disney-Pixar e Mustang, coraggioso ritratto della condizione femminile ai tempi di Erdogan.

Ecco comunque i migliori film scelti dai collaboratori della rubrica cinematografica L’invenzione senza futuro:

1) Birdman, Alejandro Gonzàlez Iñárritu

Birdmai www.konradnews.org

Il celebre Michael Keaton interpreta Riggan Thompson, una star del cinema che nei panni di Birdman, un supereroe alato e mascherato, ha raggiunto i vertici del successo. Riggan però è intrappolato nel suo alter-ego e in un vortice di scelte sbagliate, insicurezze e paura di non essere più sotto i riflettori dell’industria cinematografica: egli decide perciò di riscrivere il racconto di Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, e di portarlo in scena a Broadway. Iñárritu racconta così l’uomo nella sua fragilità e contraddizione, nei suoi sogni di gloria e nelle sue delusioni, e traccia la vulnerabilità e la presunzione di ogni artista.

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2) Non essere cattivo, Claudio Caligari

Vittorio (Alessandro Borghi) e Cesare (Luca Marinelli)

Ostia, 1995. Vittorio e Cesare sono amici anzi, fratelli di vita. Sono sbandati, strafatti, allucinati. La loro vita scorre tra feste, droga, e automobili veloci, hanno donne, avventure e tanta solitudine nel petto. Tra un sorso di Peroni e una sniffata in sala giochi Cesare e Vittorio si allontanano e si riprendono, in un gioco di redenzione che non è possibile e che, purtroppo, avrà solo un “vincitore”. C’è un po’ di Pier Paolo Pasolini in questa Ostia sbandata, c’è Accattone Cataldi che arranca sbilenco tra la polvere e i calcinacci ma soprattutto c’è Claudio Caligari, silente osservatore da tre film a vita e geniale regista mai riconosciuto. Dopo la presentazione fuori concorso a Venezia, Non essere cattivo era stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar ma è stato scartato. Si sa, gli americani amano i mèlo nostalgici, ma è comunque un peccato non poter vedere Luca Marinelli e Alessandro Borghi omaggiati, Silvia D’Amico sorridente sul red carpet e Claudio Caligari finalmente applaudito dopo anni trascorsi ingiustamente nell’ombra.

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3) Mon roi, Maïween Le Besco

Mon Roi Hollywood Reporter

Tony (Emmanuelle Bercot) è chiusa in un centro di riabilitazione per una brutta frattura alla gamba e le cure impartite dagli attenti infermieri della clinica si accompagnano ad una faticosa ristrutturazione emotiva. Molti anni sono passati dal primo incontro con Giorgio (Vincent Cassel), le roi de connard – il re dei bastardi – e le tracce della loro tumultuosa storia d’amore restano incise sulla pelle e nella testa. Maïween firma una pellicola lucida, tumultuosa, accesa, mai banale: le vicende di Tony e Giorgio non sono la già vista peregrinazione di una coppia che si piace, si dispiace e poi si lascia, quanto piuttosto l’attenta analisi di una dipendenza del cuore e del pensiero. Cosa permette a due esseri umani di incontrarsi? Quali sono le dinamiche d’amore e d’odio che si instaurano all’interno di una coppia? Certi incontri si differenziano da tutti gli altri e in alcuni casi – al di là dei facili cinismi – non si può rimpiazzare una persona: non è possibile dimenticarla, sostituirla, vivere senza e (purtroppo) vivere con.

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4) Taxi Teheran, Jafar Panahi

Taxi Teheran mil.myblog.it

L’Iran visto dai vetri di un taxi, uno di quelli che passano per le strade di Teheran, con alla guida conducenti annoiati poco disposti ad aprirsi al cliente. Il guidatore è però Jafar Panahi, regista dissidente impegnato a girare un altro dei suoi film “proibiti”, un docu-film per l’esattezza, che mostra la quotidianità di un Paese in cui le contraddizioni si fanno sempre più stridenti. Il governo iraniano ha proibito al regista di espatriare e di produrre film per i prossimi vent’anni ma lui, sfidando il potere, ha regalato al mondo una perla di rara bellezza che riassume il senso della Settima Arte quale forma di libera espressione. Mai Orso d’oro fu più meritato.

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5) Suffragette, Sarah Gavron

Le suffragette www.standard.co.uk

Nel 1912 Maud (Carey Mulligan) che ha venticinque anni, un marito e un figlio piccolo, lavora ancora nella stessa fabbrica in cui era impiegata da bambina. Le condizione lavorative sono dure, il padrone è un perverso che si diletta con le operaie minorenni, la paga una miseria. Nell’incontro con alcune colleghe già impegnate nelle battaglie per l’ottenimento del diritto di voto, la ragazza conoscerà Emmeline Pankhurst (Meryl Streep) e la sua vita cambierà radicalmente. Un film che invita al risveglio e che le donne di ogni età dovrebbe vedere. Una pellicola che andrebbe resa obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado. A che cosa hanno dovuto rinunciare le Suffragette degli Anni Dieci per poter ottenere pari opportunità dinnanzi al parlamento? Che cosa sono state disposte a sacrificare in nome di un diritto che avrebbe comportato un cambiamento di rotta per l’intera nazione? Un film di donne che parla a tutte le donne anche – e soprattutto – alle addormentate, alle sfiduciate, alle annoiate. A tutte coloro che han dimenticato le lotte, i sacrifici, le morti di vecchie sorelle a cui oggi dobbiamo tutto.

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6) Francofonia, Aleksandr Sokurov

Francofonia www.indie-eye.it

Francofonia, presentato alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, non è solo un forte messaggio che il regista russo Aleksandr Sokurov lancia al mondo del cinema, ma è un importante monito indirizzato all’umanità. Il film è stato interamente girato al Museo del Louvre di Parigi, simbolo e cuore della cultura europea straziato e profanato dall’odio cieco figlio della Seconda Guerra Mondiale. Durante l’occupazione nazista di Parigi, il conte Franz Wolff-Metternich (Benjamin Utzerath), capo del Kunstschutz, la commissione tedesca per la protezione delle opere d’arte in Francia, e Jacques Jaujard (Louis-Do de Lencquesaing), direttore del Louvre, si ritrovano per la prima volta alleati per salvare il patrimonio artistico di questo vero e proprio “scrigno” parigino dalla razzia nazista. I due protagonisti, formalmente nemici, sanno infatti andare oltre gli schieramenti e i colori di un’identità fittizia, riscoprendo nel valore dell’arte un nuovo motivo di umanità e un’identità europea unica e condivisa che si dispiega attraverso il tratto di matita sanguigna di Leonardo da Vinci. «Uno stato ha bisogno di un museo per esistere», cita il film, lasciando intendere che nel patrimonio artistico risiede il DNA di un’intera nazione.

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7) Il racconto dei racconti, Matteo Garrone

Il racconto dei racconti www.badtaste.it

Presentato allo scorso Festival di Cannes, Il racconto dei racconti ha la capacità di cogliere la specificità del mezzo cinematografico e porsi a distanza da certa “letteratura filmata” imperante sul grande schermo negli ultimi anni, soprattutto in Italia. E riesce a fare ciò, paradossalmente, proprio partendo dalla letteratura. Garrone riprende infatti Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile e lo mescola con Federico Fellini (La strada, Casanova), Mario Bava (La maschera del demonio), o ancora il Pinocchio di Luigi Comencini e il medioevo fantasioso e scanzonato de L’armata Brancaleone. Quello propostoci da Garrone, dopo la violenza e l’iperrealismo “scottante” di Gomorra è un viaggio nell’immaginario cinematografico e pittorico dell’autore, che ripropone temi a lui cari – la trasformazione del corpo, la passione accecante, l’inganno – attraverso la fiaba e il genere fantasy, strizzando l’occhio al Pop e a un caleidoscopio di trovate scenografiche quasi psichedelico.

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8) The Tribe, Myroslav Slaboshpytskiy

The tribe www.close-upfilm.com

Sergey, giovane sordomuto, entra in un collegio speciale e deve essere sottoposto a tutti i riti di passaggio della banda che vi detta potere, gestendo anche traffici di droga e prostituzione. In questo contesto, si innamora di Anna, componente della banda, che vende il suo corpo per sopravvivere e che ha lasciato l’Ungheria. Per amore di lei, Sergey sarà pronto a infrangere le ferree regole della gang. The Tribe è davvero un film potente, la crudeltà che vi è espressa è a tratti bestiale e per questo umanissima. Ciò non può che lasciarci interdetti. E ammutoliti. Del resto quest’opera sembra nascere dal silenzio e imporre il silenzio. Abituato a un cinema di parola, anzi ad un cinema “logorroico”, il pubblico è catapultato in un universo filmico costruito sull’immagine, sul segno, sui simboli. Come ai tempi del muto il film di Myroslav Slaboshpytskiy rende lo spettatore un agente attivo e il cinema “Cinema”; cioè arte dell’immagine in movimento. Il film è infatti anche un ritorno alla specificità del linguaggio filmico, all’origine “muta” della Settima Arte. Non a caso, il regista afferma:

«È un mio vecchio sogno quello di rendere omaggio al cinema muto. Fare un film che possa essere compreso senza che venga detta una parola. Non pensavo però a un certo tipo di cinema europeo ‘esistenzialista’ in cui gli eroi stanno zitti per metà della durata del film. Anche perché gli attori non erano muti nei film muti. Comunicavano molto attivamente attraverso un’ampia gamma di azioni e di linguaggio corporeo».

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9) Youth – la giovinezza, Paolo Sorrentino

Youth - la giovinezza

Vero spartiacque del cinema del 2015 è stato l’attesissimo Youth – la giovinezza del regista Paolo Sorrentino, fresco di Premio Oscar vinto a febbraio 2015 per La grande bellezza (2014). Dedicato a Francesco Rosi, Youth – la giovinezza va a esplorare il complesso dialogo tra l’uomo e lo scorrere del tempo attraverso le vicende di Fred Ballinger (Michael Caine), anziano direttore d’orchestra ormai incapace di creare arte, e di Mick Boyle (Harvey Keitel), sceneggiatore sulla via del tramonto alla disperata ricerca di una nuova ispirazione. Intorno ai due protagonisti, rifacendosi al fascino delle suggestioni evocate da La montagna incantata di Thomas Mann, si dispiega un surreale mosaico di personaggi, persone e personalità totalmente decontestualizzate che rappresentano le complesse trame delle tappe della vita dell’Uomo. Al di là delle critiche, dei confronti, dell’entusiasmo suscitati dalla sregolata ricerca di un lirismo sfuggente e a tratti frustrante, Youth – la giovinezza ha costituito un elemento di rottura capace di stupire lo spettatore avvezzo a un’industria cinematografica ormai sempre più omologata e prevedibile.

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10) Mr. Holmes – il mistero del caso irrisolto,  Bill Condon

Mr. Holmes iris.theaureview.com

Il detective Sherlock Holmes (interpretato dal sorprendente Ian McKellen) – tratto in questo caso non dai racconti di Arthur Conan Doyle, bensì da A slight trick of the mind di Mith Cullin – è molto diverso dal personaggio fittizio ideato dal suo compare John Watson, e questo è il primo scarto dalla tradizione che caratterizza tutto il film, impegnato nel decostruire prima la mitologia, per poi riaffermare il trionfo di questa sulla realtà. Ritiratosi da tempo in pensione, Holmes è alle prese con le difficoltà della senilità e la perdita della memoria, ma gli rimane un ultimo dettaglio da scoprire, riguardo all’ultimo caso di cui si era occupato. Mentre Condon priva Holmes del suo intuito investigativo, ponendolo al centro di una trama inusuale gli permette di operare una scelta tra verità e leggenda: indagando dentro di sé Sherlock Holmes comprende che lo svelamento del mistero non deve essere divulgato, bensì imbellettato con una bugia.

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Classifica stilata da: Giuseppe Alletto (The Tribe, Il racconto dei racconti); Ginevra Amadio (Non essere cattivoTaxi Teheran); Valentina Cognini (Francofonia, Youth – la giovinezza); Nicole Erbetti (Birdman, Mr. Holmes); Ilaria Moretti (Mon roi, Le suffragette)

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Redazione
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