Uno sguardo sulla Street art di Napoli

Articolo della newsletter n. 54 - Ottobre 2025
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Conosciutissima e apprezzata in tutto il mondo per la sua straordinaria vivacità artistica, Napoli è stata ed è tuttora un epicentro culturale e di tendenze artistiche. Dalla rinomata scuola di pittura napoletana che tra Seicento e Settecento vede protagonisti nomi del calibro di Salvator Rosa, Battistello Caracciolo e Francesco Solimena, oggi esposti al Museo Capodimonte, al Cristo Velato del Sanmartino nella visitatissima Cappella Sansevero, sono numerose le attrazioni artistiche che rendono Napoli la città perfetta per chi ama l’arte e la cultura.

Tuttavia, anche coloro che pensano di aver già visto tutto quello che c’è da vedere a Napoli, potrebbero rimanere piacevolmente stupiti dalla capillare diffusione della street art nella capitale partenopea, oggetto anche di tour guidati che portano al di fuori del consueto flusso turistico, alla scoperta di quartieri recentemente protagonisti di una ingente operazione di riqualificazione urbana volta a portare l’arte anche nelle periferie.

Gli amanti dell’arte contemporanea non resteranno delusi da ciò che Napoli ha da offrire, a partire dal polo museale MADRE, passando per le Stazioni d’arte della metropolitana su progetto di Achille Bonito Oliva, recentemente arricchitesi di una nuova stazione ad opera della star dell’arte internazionale Anish Kapoor, fino alle più celebri opere di Street art, forma d’arte anticonformista e ribelle, perfettamente in linea con lo spirito combattivo e sopra le righe della città. Queste ultime hanno invaso ecumenicamente la città, dal centro storico ai quartieri periferici, aggiungendo un ulteriore tassello alla già variegata realtà partenopea.

Una visita a Napoli alla scoperta dei suoi murales vuol dire avere un nuovo sguardo sulla città e su come essa si racconti attraverso le sue storie e soprattutto attraverso le sue icone, da San Gennaro, patrono della città, all’immancabile Maradona, oggetto di una sempiterna adorazione da parte dei napoletani.

I Quartieri Spagnoli: tra Maradona e Geolier

Simbolo della quintessenza partenopea, i Quartieri Spagnoli consentono di immergersi nella Napoli più verace, tra mercato del pesce, viuzze strette e panni appesi alle finestre.

Sorti nel Cinquecento per ospitare i soldati e le loro famiglie durante la dominazione spagnola su Napoli, i Quartieri Spagnoli hanno subito diverse trasformazioni, passando da insediamento militare a vivace centro commerciale e culturale.

Nonostante negli ultimi anni il quartiere si sia arricchito di opere, rendendolo una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto, il murale più fotografato dai turisti risale al 1990 e vede protagonista Diego Armando Maradona, ritratto sulla facciata di un palazzo recentemente restaurato. Realizzato in soli due notti dall’artista allora ventiduenne Mario Filardi, originario di questo rione, l’opera è un omaggio al «Pibe de or» che aveva appena guidato la squadra del Napoli alla conquista del suo secondo scudetto.

Tra le opere più recenti si segnala la serie delle icone pop della visual artist napoletana Roxy in the Box, da Amy Winehouse a Basquiat, passando per Frida Kahlo, e il recentissimo omaggio dell’artista Salvatore Iodice al giovane rapper napoletano Geolier, in occasione della sua partecipazione a Sanremo nel 2024, dove si era imposto all’attenzione del pubblico e della critica aggiudicandosi il secondo posto.

Il Rione Sanità: tra romanticismo e integrazione

Nato come luogo di sepoltura in epoca greco-romana, il Rione Sanità, ubicato ai piedi della collina Capodimonte e a due passi dal centro storico, racconta la complessità, la stratificazione culturale e le contraddizioni di Napoli.

Quartiere prediletto dalla nobiltà e dall’alta borghesia napoletana a partire dal 1600, fu progressivamente abbandonato e marginalizzato nel corso dell’Ottocento dopo la costruzione, per volere del re Giuseppe Bonaparte, del Ponte della Sanità che avrebbe collegato il centro storico alla reggia di Capodimonte ma che in realtà finì per isolare il quartiere, rendendolo una periferia in pieno centro storico.

A partire dal Duemila il quartiere è stato oggetto di una importante opera di riqualificazione volta alla valorizzazione delle numerose bellezze artistiche, dalle catacombe alla Basilica di San Gennaro extra moenia.

In tale contesto si inserisce la realizzazione di numerosi murales, tra i quali spicca l’opera Resis-Ti-Amo, un maxi murale realizzato dall’artista argentino Francisco Bosoletti, che vede protagonisti due giovani uniti in abbraccio, particolarmente suggestivo in quanto prima e unica opera di street art realizzata sulla facciata laterale di un edificio sacro, la seicentesca basilica di Santa Maria della Sanità. Ispirato alla vera storia di due ragazzi reduci da una terribile malattia, il murale vuole trasmettere un potente messaggio di vittoria e di speranza che si lega alla voglia di riscatto del quartiere.

Di grande impatto anche l’opera dello spagnolo Tono Cruz dedicata a Totò, proprio a due passi dall’abitazione del «Principe di Napoli» in via Santa Maria Antesaecula, che riproduce un fotogramma del film La banda degli Onesti nel quale Totò riflette sul capitalismo con Peppino de Filippo, altra celebre icona del panorama culturale napoletano.

Concludiamo la carrellata dei murales del Rione Sanità con Nu ‘mmescà ‘e fantasme cu ll’angiule-Don’t mix ghosts with angels, realizzata dallo street artist Simone del Collettivo FX. L’opera vede protagonista una madonna dai tratti africani, rielaborazione della più antica immagine mariana di Napoli, la Madonna della Sanità, rinvenuta nella chiesa omonima, a simboleggiare il valore dell’accoglienza e dell’inclusione che caratterizzano il Rione.

I murales del centro storico: tra tradizione e modernità

Nel centro storico di Napoli si concentrano alcuni tra i murales più imperdibili, tra cui la Madonna con la pistola di Banksy, unica opera certa realizzata dal celeberrimo writer di Bristol in Italia, ubicata in piazza Girolamini e protetta da un plexiglass. Nel murale, realizzato con la tecnica dello stencil, sul capo della vergine, in corrispondenza dell’aureola, campeggia un’arma. Interpretato come una provocatoria allusione al legame tra criminalità organizzata e fede, intende trasmettere un potente messaggio di denuncia sociale.

A due passi dal duomo, all’ingresso del quartiere Forcella, ci si imbatte in uno dei simboli della città, ovvero la gigantografia del volto di San Gennaro, patrono di Napoli.

Realizzato dall’artista partenopeo Jorit, l’opera rientra nella serie Human Tribe, una serie di maxi volti sparsi per tutta Napoli, caratterizzati da due segni sulle guance, tipici delle tribù africane e simbolo di appartenenza a una comunità. Nel caso di Jorit, i soggetti ritratti incarnano valori di coraggio, anticonformismo e ribellione, da Pier Paolo Pasolini, intellettuale scomodo, a Diego Armando Maradona, simbolo del riscatto sociale di Napoli, passando per il guerrigliero Ernesto Che Guevara.

Percorrendo tutto il centro storico, tra i vicoli della città, è inoltre possibile scovare ben quaranta stampe di street art attaccate agli sportelli delle utenze con metodo paste up, che rappresentano celebri icone artistiche, dai Duchi di Urbino di Piero della Francesca, alla Ragazza con l’orecchino di Perla di Vermeer, e personaggi storici come Carlo III di Borbone. Le opere, contraddistinte da una maschera subacquea, fanno parte del progetto artistico L’arte sa nuotare, avviato nel 2015 dall’artista Blub, che, come Banksy, ha preferito nascondere la propria identità e ha operato in diverse città d’arte e borghi storici in Italia. Il significato intrinseco del progetto risiede nel voler nell’ alludere che l’arte, come la vita, può trovare risorse per superare le inevitabili difficoltà, imparando perfino a respirare sottacqua, se necessario.


Illustrazione di Giada Collauto

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Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, ha conseguito la laurea magistrale con lode in Storia dell'arte presso l’Università La Sapienza. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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