Dante Gabriel Rossetti: La Rivoluzione delle Muse

Per le strade di una Londra Vittoriana, immersa nei grigi vapori delle fabbriche e nei torbidi fumi dell’ipocrisia, tre giovani artisti scapestrati vagavano , alla ricerca della tanto sospirata ispirazione. Non erano coscienti della grandezza che un giorno avrebbe accompagnato i loro nomi, per il momento erano solo “Johnny Boy”, “The Maniac” e Gabriel, mentre John Everett Millais, William Holman Hunt e Dante Gabriel Rossetti erano uomini sconosciuti. Nuova generazione di ribelli, abbandonavano i testi di Dickens per buttarsi fra le braccia spleenetiche della Parigi baudeleriana. La “Confraternita dei Preraffaelliti”, questo il nome che Rossetti aveva scelto per loro. Nato a Londra il 12 maggio 1828, di origini italiane, Rossetti è considerato il fondatore di questo grande movimento, forse la più importante trasposizione pittorica del decadentismo, che vanta alcuni dei più grandi artisti del XIX secolo. Il loro scopo era riportare alla vita i grandi miti del medioevo, le bellezze perdute degli amori leggendari, lo splendore di un passato svanito troppo presto. Ideali che risiedevano allo stato embrionale nella rossa e folta chioma di Elizabeth Siddal, nella nobiltà dei tratti di Jane Burden, nelle morbide forme di Fanny Cornforth. Questi i nomi delle grandi muse di Rossetti, tre donne diverse, umili, opere d’arte viventi che con la loro bellezza orfica hanno aperto le porte della rivelazione artistica.

Lizzie Siddal fu la prima a catturare l’attenzione di Rossetti. Giovane modista in una boutique di cappelli, la Siddal è considerata il volto del movimento, poiché suo è il volto di “Ophelia”, il meraviglioso dipinto di Millais che portò i Preraffaeliti al successo. Musa, modella e infine moglie di Rossetti, è il simbolo dell’eterno conflitto fra amore e morte, che trova la sua massima espressione in Dante e Beatrice, tema fra i più cari a Rossetti. La rossa e viva fiamma delle sue ciocche è stata la luce che per molto tempo ha guidato la vita e l’opera di Rossetti, dando vita a dipinti di straordinaria bellezza.

Beata Beatrix

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Il suo animo malinconico, il suo dolore a stento celato, il presagio del suo tragico destino (la Siddal morirà infatti per overdose di laudano, probabilmente suicida) si riversano nel volto di Beatrice, che in un sospiro si eleva al cielo. Dipinto ad alta carica simbolica, rappresenta la tragicità di un amore spezzato dalla morte. Dante e Amore sullo sfondo vegliano sulla sua ascesa, mentre un uccello dalle piume cremisi poggia un fiore fra le sue mani. Un fior di papavero, da cui si ricava il laudano. Il tutto è scandito dalla nera presenza di una meridiana, che segna lo scorrere di quel tempo che nel volto di Elizabeth/Beatrice si è fermato.

Regina Cordium

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Realizzato pochi mesi prima della sua scomparsa, questo dipinto raffigura una donna pallida, dal colorito verdastro, con le palpebre cadenti e stanche, evidente raffigurazione di una persona malata. Tuttavia è l’amore che viene qui celebrato. Il collo è infatti cinto da una collana di corallo, da cui pende un ciondolo a forma di cuore, ed è ben visibile il decoro dello sfondo, in cui cuori vermigli si stagliano su uno sfondo dorato. Infine una scritta, “Regina Cordium”, con la quale Rossetti proclama Elizabeth come unica e sola regina e padrona del suo cuore.

Dalla delicata e nostalgica bellezza di Elizabeth, possiamo immergerci nella morbida dolcezza di Fanny Cornforth. Alquanto distante dalla tipica bellezza eterea ed evanescente, Fanny è una donna comune, umile, formosa, addirittura massiccia (sarà soprannominata dall’artista “il mio caro elefante”) che nei dipinti assume un aspetto quasi androgino. Anch’essa amante di Rossetti (come del resto tutte le sue modelle), era un emblema sia di bontà e dolcezza, sia di sensualità e passione, incarnava la madre e l’amante.

The Holy Grail

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Fanny viene scelta come custode del mistico Santo Graal, altro tema caro al movimento Preraffaelita. In una mano stringe il sacro calice, mentre l’altra è alzata, rivolta allo spettatore, come segno di riconoscimento, poiché lei è la prescelta, colei che da sola custodisce uno dei più grandi misteri dell’umanità. Sullo sfondo si staglia una colomba, animale foriero di pace e santità.

Bocca Baciata

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L’idea di questo dipinto nacque durante un momento di intima passionalità fra il pittore e la sua musa, che decise di rappresentare la magica sensualità della giovane. Il titolo in italiano è un chiaro riferimento al calore e al fascino della donna mediterranea, all’epoca considerata come un frutto esotico dai nettari afrodisiaci. I capelli sono sciolti e selvaggi, con una rossa intrecciata (fiore simbolo del decadentismo)e il suo abito sbottonato. Sul retro della tela vi è scritta una frase tratta dal Decamerone di Boccaccio “Bocca baciata non perda ventura, anzi rinnova come fa la luna.”

L’ultima fra le grandi muse di Rossetti che prenderemo in analisi è Jane Morris, nata Burden, moglie di William Morris, grande poeta e pittore e amico di Rossetti, il quale rimase stregato dal fascino aristocratico della fanciulla. Anch’essa donna del popolo, cameriera, figlia di uno stalliere, fu uno degli ultimi grandi amori di Rossetti. Tratti da nobildonna, eleganza e raffinatezza innate, movenze sinuose e delicate, Jane era la perfetta incarnazione della donna decadente: bellissima, preziosa e fatale.

Proserpine

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Incarnazione della “femme fatale”, Persefone/Proserpina è colei che, rapita da Ade, regna sugli Inferi. La sua bellezza è in perfetta sintonia con la morte, di cui porta i segni: chioma corvina, labbra rosse, un melograno stretto nelle mani (simbolo della sua condanna, i cui chicchi ricordano gocce di sangue). Perfetta commistione di desiderio e morte, questo dipinto è un chiaro riferimento alla sottomissione dell’uomo alla donna, il quale non può sfuggire al suo fascino mortale.

The Day Dream

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Arriviamo ad uno dei più famosi e amati dipinti di Rossetti. Anche qui i riferimenti simbolici al loro amore clandestino sono molteplici: egli la raffigura seduta tra i rami di un albero di sicomoro con in mano un rametto di caprifoglio. Questa pianta rampicante odorosa era il simbolo dei legami amorosi per i vittoriani, e ovviamente allude al loro rapporto. Inoltre, Rossetti fa riferimento anche alla sua attività poetica, simboleggiata dal libro aperto e dal titolo che riprende una sua poesia, appunto “The Day Dream”.

Per concludere, non credo di poter trovare parole per descrivere questo straordinario artista, perciò mi affido alle sue, ai suoi versi e alla sua arte, inno trionfale all’Amore, che vince la Morte:

Tu, che nell’ora di Amore estaticamente sempre presenti al mio cuore – ravvolto nel suo fuoco – il tuo cuore, suo testamento; tu, di cui nell’accostarmi sentii che il respiro era l’intimo incenso del santuario d’Amore, tu, che in silenzio lo hai posseduto e, attenta al suo desiderio, hai unito la tua e la mia vita mormorando: “Io sono tua, e tu sei uno con me

 

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